“STORIA DEL MARE”, di Alessandro Vanoli, Editori Laterza. Un saggio tra geologia e storia, fino all’inquinamento ambientale

di Carmela Moretti

È un libro che ci costringe a decentrarci, a regolare i conti con il nostro presuntuoso antropocentrismo. Lo storico e divulgatore Alessandro Vanoli, con il suo monumentale “Storia del mare”, Editori Laterza, ci racconta da dove veniamo, per poi portarci per mano a chiederci dove vogliamo andare e se la strada finora battuta sia quella giusta.

La storia raccontata comincia quattro miliardi di anni fa, un tempo immenso anche solo a pensarci. Il mare esisteva già, popolato prima soltanto da batteri, poi da una grande varietà di forme di vita. Quindi, in seguito, arrivano i dinosauri, “creature immense e impressionanti, che hanno segnato la nostra immaginazione”, e solo molto tempo dopo arriviamo noi, o meglio, i nostri antenati.

Per miliardi di anni, dunque, si può affermare che la storia del pianeta sia stata fondamentalmente una storia del mare.

Alessandro Vanoli

la geologia e le civilta’

Vanoli comincia con la geologia e con gli ambienti: ci porta negli abissi degli oceani, dove i colori vengono progressivamente assorbiti e alla fine rimane solo il blu; dove sentiamo l’impercettibile crepitio del mare, che anche a tale profondità continua a parlarci; dove è tutto un susseguirsi di montagne, fosse e valli.

Poi, risaliamo pian piano sulle coste. Qui, inevitabilmente incrociamo la storia dell’uomo, che nel mare ha visto dapprima un pericoloso nemico da domare, poi una straordinaria risorsa da sfruttare. Infine, una massa inerme da violentare.

Incontriamo le prime civiltà, i loro miti e i poemi omerici, il cui cuore è rappresentato dal Mare Nostrum. E quindi, vediamo l’uomo ingegnarsi con imbarcazioni, caravelle e navi per conquistare gli Oceani, mosso sia da motivazioni commerciali sia dall’amore per la conoscenza e per l’esplorazione.

l’inquinamento ambientale

Così, percorrendo il filo della storia, arriviamo ai nostri giorni, in cui il mare è in pericolo. E con lui, tutto il resto.

La massa d’acqua del nostro pianeta ha assorbito e sta assorbendo troppo calore. Ha contribuito in questo modo ad arginare gli effetti del riscaldamento globale, ma – come ci dice Vanoli – ha salvato noi da un disastro ancor più ineluttabile di quello in corso, sacrificando però pesantemente sé stesso.

E come se non bastasse, i nostri effetti disastrosi sul mare sono davanti agli occhi di tutti: scarichi urbani, isole di plastica, trivellazioni petrolifere ne sono una minima parte; un disastro a cui si sta cercando di porre rimedio, nella speranza che non sia troppo tardi.

Con questo saggio, Vanoli si conferma un divulgatore tra i più interessanti nel panorama contemporaneo. Di lui, colpisce l’acutezza del pensiero e della ricerca, come anche lo stile asciutto, conciso ed essenziale. Uno stile che pure lascia spazio a una certa poeticità, a una certa sensibilità tipica piuttosto della narrativa, laddove per esempio ci parla di barriere coralline e di delfini, di dune e di spiagge, di pirati e di relitti. Facendoci sognare.

Dopo la lettura di questo saggio, dunque, è inevitabile pensare, quando sulla battigia guardiamo quell’infinita distesa azzurra, che se esisteva prima di noi sicuramente sarà capace di sopravvivere a noi. E che quindi, ogni violenza verso il mare non è altro che l’ennesimo passo in più verso la nostra stessa distruzione.

 

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