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L’INFERNO POST-MODERNO DELLA «BELLA SCOLA»

di Trifone Gargano

Una bella, curiosa e arguta riscrittura post-moderna del canto III dell’Inferno, e anche dell’intera mappa dell’aldilà infernale di Dante, come raffinato e colto gioco degli studenti del Liceo Scientifico “A. Einstein” di Cerignola (Fg), con la supervisione (direi, con la guida) del loro docente di Lettere, il prof Marcello Colaninno, nelle vesti, evidentemente, d’un novello Virgilio.
In particolare, congratulazioni all’alunno Francesco Romano, della classe IV A L, di questo Liceo Scientifico, che si è cimentato con la riscrittura in terzine del canto III dell’Inferno, ottenendo la Menzione speciale al concorso nazionale «Apocrifo Dantesco Anacronistico», edizione 2019. La realizzazione della mappa generale dell’Inferno, con il nuovo ordinamento morale dei peccati e dei peccatori, è stata opera dell’intera Redazione de «L’Alberto», il giornalino scolastico del Liceo, in forma di lavoro collettivo e collaborativo.

Esempio di «bella scola», tanto per citare ancora Dante (dal canto IV dell’Inferno).

Ecco il testo del canto III di questo Inferno scolastico, nel quale si aggira Dante-studente, scortato da «quel savio gentil che tutto …selfie»:

Nel mezzo del cammin del quadrimestre… ci ritrovammo come al solito, a penare come dannati per la sospirata sufficienza. Ahi quanto l’interrogazione è cosa dura, aspra e forte! Soprattutto perché ci si mettono di mezzo le tre “fiere”, le terribili “brutte bestie” che fanno tremare gli studenti: la fisica, la matematica e la grammatica!
Meno male che il buon Dante, simbolo di tutti gli uomini che soffrono (e quindi soprattutto di noi studenti) trova la sua guida nel saggio Virgilio. Il poeta latino lo invita a entrare a scuola, al cui ingresso Dante-studente vede impresse su di una porta parole di colore oscuro. Ma prima di addentrarsi nell’Inferno scolastico, “quel savio gentil che tutto… selfie” gli raccomanda di lasciare il diabolico “apparecchietto” che potrebbe costargli l’ammonizione eterna e la solenne bocciatura: il telefonino.

«PER ME SI VA NE LE PALPEBRE LASSE
PER ME SI VA NE LE PERDUTE ORE
PER ME SI VA NELL’ANNOIATA CLASSE.

SADISMO MOSSE IL MIO PROVVEDITORE,
FECEMI LA SCOLASTICA MAESTATE,
LA PUBBLICA ISTRUZIONE E ‘L DIRETTORE.

DENTRO DI ME NON FUOR COSE SPIEGATE
SE NON NOIOSE, E IO NOIOSA DURO.
LASCIATE I CELLULAR, VOI CHE STUDIATE.»

Queste parole incise su di un muro
vid’io scritte al bagno in su la porta
perch’io: “Maestro, rinunciarvi è duro”

Ed elli a me, come persona accorta:
“Quivi convien lasciar l’apparecchietto;
ogne suoneria qui convien sia morta.

Noi siam venuti al luogo ov’ i’ t’ho detto
che tu vedrai le classi dolorose
che hanno perduto il tag del cancelletto”

E poi che la sua faccia al selfie pose
con lieto volto, ond’io ve lo taggai,
mi mise dentro a l’aule sonnacchiose.

Quivi sospiri, pianti e bassi guai1
risonavan per l’aere sanza celle2
per ch’io al non chattar ne lagrimai.

Diverse lingue, grida di bidelle,
urla di professori, accenti d’ira,
voci alte e fioche e suon di campanelle

facevan gran tumulto: e chi si gira
sempre nell’aula, e chi segue per finta,
e chi il cassino con la polve tira.

Ed io ch’avea di error la testa cinta,
dissi: “Maestro, che è quel che odo?
E che gent’è che pare entrare a spinta?”

Ed elli a me: “Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza cento e sanza lodo.”

E mi aggiunsi così al cattivo coro.

1 bassi guai: voti scarsi
2 celle: sineddoche per “cellulari”

Da un punto di vista didattico, questo (raffinato) gioco ha un grande valore, sotto molti punti di vista. Innanzitutto, perché presuppone una lettura non passivo del Classico. Chi legge per ri-scrivere, infatti, dopo essere entrato nell’universo letterario e culturale del Classico, lo deve re-inventare. Nel caso specifico, deve ri-pensare all’ordinamento morale dell’Inferno, per adattarlo al proprio “sistema” (ludica o no che sia l’operazione di ri-scrittura), alle urgenze etiche del proprio tempo. Potrei portare tantissimi esempi di ri-scrittura della Commedia dantesca; ma mi limito a fare solo qualche esempio:
– la Walt Disney, già nel 1949 realizzò una prima parodia dell’Inferno di Dante Alighieri, con la sceneggiatura e la versificazione in terzine di endecasillabi a cura di Guido Martina, e i disegni di Angelo Bioletto; il viaggio ultraterreno di Topolino (Dante) e di Pippo (Virgilio) era ugualmente scandito in Canti, proprio sul modello del Classico, e, sostanzialmente, era una sintesi dell’Inferno di Dante

– nel 1987, sempre la Walt Disney tornò sul progetto dantesco, ma con un punto di vista diverso, rispetto al precedente albo, e cioè immaginando che Paperino scendesse all’Inferno e che, quindi, ri-disegnasse la mappa dei peccati e dei peccatori, attualizzandola rispetto al Medioevo (compariranno, quindi, i cerchi dei piromani, degli inquinatori, dei burocrati, dei fracassoni, e così via); Paperino all’Inferno, dunque, si presentava come un’operazione didattica molto più produttiva e stimolante, rispetto all’altro albo, perché impegnava il lettore a confrontare il Classico con il proprio presente; la sceneggiatura era firmata da Massimo Marconi e i disegni da Giulio Chierchini; Parino (Dante) è accompagnato da Archimede Pitagorico (Virgilio)

– Marcello Toninelli, tra i più prolifici e valenti fumettisti italiani, ha coltivato una lunga fedeltà con il poema dantesco; dapprima, pubblicando strisce sul «Giornalino», e, poi, raccogliendo le sue ri-scritture in tre distinti albi: Inferno (2004); Purgatorio (2005); Paradiso (2006); successivamente raccolti in un unico albo: Dante. La Divina Commedia a fumetti (2016); nel 2009, Toninelli firmò pure una La vita di Dante a fumetti. La ri-scrittura toninelliana del poema dantesco segue, sostanzialmente, due criteri fondamentali: la sintesi e la parodia

Tra le ri-scritture testuali, dal tono parodico-satirico, segnalo soltanto questi due esempi:
– Maledizione del sommo poeta, di Angelo Calvisi (edito da Round Robin Editrice nel 2009), che narra l’avversione di un io-narrante bambino (oramai scrittore trentacinquenne), nei confronti del Sommo Poeta, nata nei banchi di scuola, per colpa di una supplente di Italiano, giunta nella sua scuola, per sostituire la docente titolare, appena suicidatasi

– Nel mezzo del casin di nostra vita, di Maurizio Lastrico (edito da Mondadori nel 2011), riscrittura parodica in terzine, nati come testi di scena, per il noto programma televisivo comico-satirico Zelig, al quale lo stesso Lastrico li recitò, in diverse e apprezzatissime apparizioni; in questa ri-scrittura, con uno stile frenetico e convulso, Lastrico piazza il suo sguardo disincantato di novello Dante nel nostro mondo quotidiano, fatto di piccoli e banali (talvolta, anche insormontabili) accidenti e intoppi:
– il parcheggio introvabile
– il vicino che disturba
– il guardone (tanto maniaco, quanto innocuo)
– i bagni dei locali pubblici
– ecc.,
senza mai indulgere, però, nel quadretto caricaturale, o, peggio, nella banalissima macchietta

Per chi volesse approfondire:
https://www.facebook.com/ApocrifoDantescoAnacronistico/
• ghttps://www.facebook.com/LiceoEinsteinCerignola/

• testo del canto III dell’Inferno:
https://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_III
• testo del canto IV dell’Inferno:
https://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Inferno/Canto_IV

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