“NEMESI” DI MARRACASH: COSA FA DI NOI STESSI IL NEMICO PIÙ TEMIBILE

di Letizia Scandamarre

l’origine di nemesi

Il concetto divino greco di Nemesi non compare in Omero, ma appare per la prima volta in Esiodo, non ancora con le sembianze di una dea. Sarà la tradizione successiva a fare di Nemesi una dea, ma come una potenza divina astratta, compensatrice e garante di un equilibrio non trascurabile in un mondo che risponde ad una legge di armonia, per cui il bene deve sempre essere compensato dal male in ugual misura.

“nemesi” di marracash

Una realtà interiore scissa in due parti, i cui confini si fanno sempre più sfuocati fino a sopraffarsi, è quella che emerge nella canzone NEMESI di Marracash in featuring con Blanco.

Nella dodicesima traccia dell’ultimo album del King del rap, “NOI, LORO, GLI ALTRI”, la musica e il testo squarciano un involucro sottile e “presentabile”, che cela un’anima profondissima ma a metà e destinata a sgretolarsi, facendo del proprio “tutto” solo polvere.

Un’esistenza in apnea, rilegata ad una condizione asfissiante per la quale l’annegamento sembra essere l’unica possibilità di liberazione.

La morte di entrambe le parti è l’unico compromesso raggiungibile fra le due, impegnate in una guerra di annientamento senza alcuna strategia.

Le voci di Marracash e di Blanco si alternano come in una comunicazione impossibile.

Le strofe sono riflessive e ragionate, l’autore prende consapevolezza del suo io più represso, del passato che lo ha reso tale e della rottura interiore che lo tiene in bilico.

un dialismo interiore

Le parole delle strofe rappresentano piccoli passi verso un cammino di ricostruzione e riappropriazione di sé.

L’autore non nasconde più la sua insicurezza e la sua debolezza, ma analizza compiutamente i suoi trascorsi mettendo fino a quel processo di simulazione e autoconvincimento “come se il passato non fosse presente/ come se quel lato non mi appartenesse/ dire: sono instabile è più facile” che lo avevano reso apparentemente forte, monolitico e intatto.

Il ritornello cantato da Blanco è, invece, un grido irrazionale che cancella ogni tentativo di razionalizzazione del malessere personale e che riporta all’ insanabile frattura “siamo nati per esser nemici”. La metà speculare e opposta è incompleta ma sufficiente a condurre “sull’orlo di un crollo” e tanto autonoma da “togliere il respiro”.

Il doppio è solo il risultato dell’azione regolatrice della NEMESI a cui siamo predestinati, ma l’equilibrio collettivo, così come l’accettazione sociale, ha un costo: l’instabilità e la follia del singolo.

marracash, un artista a cui piace rischiare

Un dualismo perfetto, speculare e letale che rievoca quello fra Odette e Odile nel celebre balletto “Il Lago dei cigni” del compositore Pëtr Il’ič Čajkovskij. La competizione sul piano sentimentale fra Odette e Odile, rivali nell’intento di conquistare l’amore del principe, genera una lotta universale fra bene e male che, con il suo esito, pone fine alle speranze di Odette di poter rompere l’incantesimo che la costringe ad assumere le sembianze di un cigno nelle ore diurne e di poter far tesoro dell’amore del principe. Svuotata dai suoi desideri e dalle sue ambizioni, Odette è solo un “involucro” ripieno di nulla e destinato alla sofferenza inflitta dal suo corrispettivo malvagio, dalla sua nemesi.

Nel testo composto da Marracash e Michelangelo il rapporto fra bene e male si complica, le parti non sono così nettamente divise, non distiguiamo il “cigno bianco” dal “cigno nero” perché ogni parte è, a sua volta, causa di una parte della sofferenza.

Questo doppio interiore ricorda ancora di più, anche a causa dei riferimenti ai problemi di natura psichica, da una parte la schizofrenia e dall’altra il disturbo bipolare, alla trasposizione cinematografica del libretto di Čajkovskij a opera del registra Darren Aronofsky ne “Il Cigno nero”.

La protagonista del thriller psicologico del 2010, interpretata da una Natalie Portman da Oscar, è una talentuosa ballerina di danza classica di nome Nina che racchiude in sé sia la volontà del cigno bianco, resa pubblica, che quello del cigno nero, repressa.

L’ambizione di portare sulle scene un’interpretazione del balletto eccellente e di raggiunge l’ammirazione da parte del pubblico mette queste due istanze in contrasto fino a provocare lo smarrimento di Nina, l’allontanamento definitivo dalla realtà e la morte.

L’artista per raggiungere la perfezione deve necessariamente scovare nelle sue crepe, correndo il rischio di perdersi e di frantumarsi nel tentativo di ritrovare la strada ripercorrendole tutte e consumando quel poco che tiene ancora tutto insieme.

Marracash è un artista a cui piace rischiare.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.