L’ULTIMO CHE CHIUDE LA PORTA…DELLA STORIA

di Giulio Loiacono

Un destino gramo grava su dei soggetti, quello di voltare la pagina della storia. Nessuno vorrebbe farlo. Nessuno dovrebbe.
Perché la maledizione ricadrà su di lui. L’ingratitudine lo travolgerà. Tutte le nequizie plurisecolari pioveranno quasi ad attribuire a lui, solo a lui la responsabilità.
Se si fosse provato a chiedere a Luigi XVI, allo zar Nicola II e persino al nostro Francesco II di Borbone di assumersi il ruolo nefando, loro risponderebbero: “ ma per carità, noi siamo coloro che devono-in qualche modo-portare avanti la loro missione”.
Diciamo così perché, se fosse stato per loro, sarebbero stati, rispettivamente, un portentoso orologiaio, un pio padre di famiglia o un brillante sciupafemmine.
Anche un buon ingegnere degli Urali, dotato di una buona e solida preparazione universitaria a distanza, un classico della URSS che fu, un mite socialista convinto, un pallido riformista di un sistema decrepito fu designato Segretario Generale del PCUS ed automaticamente padrone dell’impero. Di quell’impero, davvero, non sapeva cosa farne. Provò a fare un carpiato della storia senza rete o piscina. Risultato: un disastro. Così dobbiamo fissarlo sulla tela del destino, Mikhail Sergeyevich Gorbachev. Così è per i suoi sudditi. È il distruttore dell’impero. È il nonsense fatto persona. Perché riformare quello che si vuole stantìo. Perché adeguarsi ad un Occidente, distante anni luce, in tutto e che non comprenderemo mai?
Quanto sia distante l’URSS o la Russia di oggi dal resto del mondo più avanzato è dato proprio dalla incapacità di capire un benché minimo cambiamento.
Misha è stato un comunista moderato. Una specie di “migliorista”, si sarebbe detto con consumata rettorica da PCI. Niente di più, niente di meglio. Non voleva essere l’uomo della svolta occidentale dell’URSS e della sua conseguente dissoluzione. Il disfacimento era già lì. Perché attribuirgli tutte le colpe? Perché lui è l’uomo del volta pagina. Proprio come gli altri, voleva continuare nel solco sghembo della storia.
Non gli fu permesso. Il suo volto, con quella voglia in fronte, divenuta icona di stile per gli ossessionati del look anni ottanta, la sua divinizzazione occidentale, il sollievo che ha regalato al mondo libero privandoci dei segni tangibili della oppressione e della segregazione di una parte di mondo, non può bastare a santificarlo.
L’ultimo, si sa, chiude la porta ma se volete un consiglio, se vi sentite o solo percepite di essere gli ultimi, lasciate il posto ad altri.
Vi sentirete meglio.

 

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