SQUID GAME, LA POPOLARE SERIE SUDCOREANA DI CUI TUTTI PARLANO

456 disperati, pieni di debiti e alla ricerca di soldi, e una serie di giochi per bambini dall’esito, tuttavia, mortale per chi perde. Sono, in breve, gli ingredienti di Squid Gameserie sudcoreana recentemente prodotta e pubblicata da Netflix, che sta avendo un enorme successo popolare in Italia e ovunque. Un successo tale che, a due mesi dalla sua uscita spopolano già gadget, cosplay e polemiche per l’estrema violenza e per presunti episodi di emulazione da parte dei più giovani (ma evitiamo, in questa sede, di parlarne, preferendo trattare l’argomento in maniera più approfondita).

La serie è, in effetti, molto violenta, anche se non più di tanti altri prodotti che, essendo meno popolari, passano sotto silenzio. In ogni caso, la visione è sconsigliata ai minori, come è giusto che sia. Come già anticipato, al centro delle nove puntate della prima stagione (perché è ormai certo che ci sarà una seconda), ci sono le vicende di 456 poveracci che, per un motivo o per un altro, si trovano ad avere urgente necessità di soldi.

Squid Game

I personaggi di Squid Game

C’è il protagonista principale, un inetto perdigiorno che, a causa della sua ludopatia, ha accumulato debiti con la malavita. C’è il suo amico di infanzia, all’apparenza genio della finanza, ma ricercato dalla polizia. La bella e tenebrosa ragazza nordcoreana che sogna di riunire la sua famiglia. L’infido gangster in fuga da criminali filippini a cui ha rubato dei soldi. Un anziano signore in fin di vita per un cancro al cervello. L’immigrato pakistano sfruttato e derubato dal suo datore di lavoro. E tanti altri che mirano a quell’ingente somma di denaro (456 miliardi di won, uno per ogni concorrente) promessa da una misteriosa organizzazione, in caso di vittoria in una serie di giochi per bambini. Primo tra tutti, il classico e internazionale “Un due tre stella”.

I principali personaggi di Squid Game
I principali personaggi

Quello che, almeno all’inizio, i concorrenti non sanno è che chi perde viene ucciso dalle guardie mascherate che li sorvegliano costantemente e che ad avere la somma in denaro sarà l’unico superstite.

Una trama che non è per niente originale

Non è certo la prima volta che viene usato il tema dei poveri cristi costretti ad uccidersi tra loro per sopravvivere. Nonostante questo, però, la storia è avvincente. I personaggi (non tutti, in realtà) sono scritti bene ed è facile affezionarsi ad alcuni di loro, nonostante sia quasi impossibile ricordarne i nomi. Ed è scritto bene soprattutto il protagonista principale, lo stupido perdigiorno che, poi, cambia mostrando la sua umanità, anche nei momenti più tragici.

Una serie davanti alla quale versare lacrime è molto facile, specialmente quando assistiamo alla dipartita di personaggi a cui, inevitabilmente, finiamo per affezionarci.

E sono d’impatto anche le scenografie appositamente false, artificiali, atte a richiamare l’infanzia e l’innocenza di giochi con cui tutti noi ci siamo divertiti da fanciulli, come, ad esempio quelli con le biglie. Un richiamo nostalgico tradito, però, dalla follia di un torneo in cui chi vince lo fa a scapito della vita dei concorrenti.

Squid Game è un buon prodotto di intrattenimento.

Magari non un capolavoro, ma intrattiene e fa commuovere. Coinvolge gli spettatori e gioca con le loro emozioni, mettendo in crisi la loro capacità di giudicare le azioni dei personaggi, talvolta orribili, vero, ma spinte dalla naturale voglia di sopravvivere.

Lasciamo stare polemiche pretestuose ed inutili e guardiamo la serie, se ci interessa e se abbiamo più di 14 anni. Altrimenti lasciamo perdere, evitando tanti moralismi.

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