GIACOMO LEOPARDI E IL “SENTIMENTO UNIVERSALE”

a cura di Ermanno Testa

 

Che cosa rende così piena, profonda e coinvolgente la poesia di Leopardi? Che cosa lo fa essere, dopo due secoli, una delle voci poetiche ineguagliabili del panorama mondiale? Da dove trae origine la sua intensa ispirazione poetica? Quale sentimento pervade la sublime qualità lirica dei suoi versi?

La prima metà dell’Ottocento, con cui quasi coincide – anche se più breve – la vita di Leopardi, dagli storici della cultura italiana ed europea viene indicata come l’età del Romanticismo. Epoca in cui, dopo la ventata razionalista dell’Illuminismo e le profonde trasformazioni che ne sono derivate nel campo delle idee, dei costumi e degli assetti sociali e politici di mezza Europa, e al maturare di nuove sensibilità, si sente antropologicamente il bisogno di valori che non siano soltanto proiezioni della fredda ragione. Matura, quasi in contrapposizione a questa, nel pensiero, nell’arte, nella politica, nella cultura in genere l’attenzione al sentimento: la condizione umana non è fatta di sola ragione ma vive anche, e forse più, di emozioni e di sentimenti. Attraverso i sentimenti l’umanità è in grado di esprimere il meglio di sé, è capace di sondare ogni piega esistenziale e di maturare nuove e più profonde sensibilità fino ad allora inespresse. Il Romanticismo viene anche indicato come l’età delle rivoluzioni; sentimenti nuovi, infatti, agitano popoli e Paesi: la ricerca identitaria delle proprie origini e culture, l’amor di patria, il desiderio di libertà, la lotta al tiranno e il riscatto degli oppressi, una religione provvidenziale più attenta agli umili, una più forte solidarietà umana…

Fin dai primi anni di vita Giacomo Leopardi si dedica ad una instancabile attività di studio che lo porta ad acquisire una vastissima cultura. Sotto la guida attenta del padre, studioso assai erudito, e di due precettori ecclesiastici gesuiti, disponendo di una assai vasta biblioteca di famiglia, Leopardi legge e traduce numerosi autori latini e greci, ma acquisisce anche conoscenze scientifiche, di fisica, di chimica, di astronomia. Studia ed impara da autodidatta il greco e poi l’ebraico, il francese, l’inglese, lo spagnolo, il tedesco e finanche il sanscrito. Ciò lo conduce, pur mantenendo una decisa propensione verso il classicismo, a conoscere anche gli scritti di numerosi autori europei, fino ai contemporanei. Poeta, filologo, filosofo, attraverso un processo di formazione isolata e solitaria, si sottrae ben presto all’educazione religiosa della famiglia, tanto retrograda e autoritaria quanto affettivamente carente; mal sopporta anche il provincialismo del suo ambiente di origine e l’arretratezza sociale e culturale dello Stato pontificio. Affacciatosi oltre i confini del suo paese, entra in contatto con i massimi esponenti della cultura italiana dissentendo ben presto con buona parte di essi e con il clima di restaurazione che pervade l’Europa dopo il Congresso di Vienna. Nel frattempo matura, fin dai primi anni giovanili, collegato a una concezione filosofica atea, sensista e materialista, un pessimismo di tipo esistenziale che lo porta ad interrogarsi sulla natura, sulla civiltà, sulla condizione stessa dell’uomo. In questo mostrandosi certamente figlio dell’Illuminismo, ma non di quel filone che arriva ad esaltare il culto della dea ragione (“tristissimo secolo di ragione e di lume”) bensì quello che si caratterizza per l’“uscita dell’uomo dalla condizione di minorità imputabile a sé stesso” (Kant). Spente le illusioni dell’infanzia e della prima giovinezza, rivelatasi effimera ogni idea di un lontano felice stato di natura, rifiutata ogni illusione metafisica, “all’apparir del vero”, la rivelazione, cioè, di una realtà infinita guidata da leggi meccaniche sue proprie e perciò indifferente e sorda all’esistenza e alla condizione umana, mostra al poeta, per contrasto, tutta la solitudine dell’uomo e la sua assoluta fragilità. Ma per quanto fragile e indifeso, l’uomo-Leopardi, un puntino nell’universo, alza con la mente lo sguardo verso l’infinito. In questo sguardo di realistica consapevolezza di sé e dell’universo, e insieme di immaginifica capacità poetica, sta la sua grandezza: la capacità di fingersi, al di là della vista materiale, …interminati spazi…e sovrumani silenzi e profondissima quiete…; ove per poco il cor non si spaura.  E di confrontarsi, con andamento insieme epico e lirico, con quell’infinito: E come il vento odo stormir…io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando; e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio…

Così, dopo i primi componimenti eruditi e la poesia dell’immaginazione della primissima giovinezza, Leopardi perviene alla poesia sentimentale; di un sentimento che è carico di riflessioni e convincimenti filosofici, i più assoluti, i più radicali. Per rappresentare tutto ciò servono immagini altrettanto profonde e complesse, quasi in(de)finite: ultimo orizzonte, interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete, infinito silenzio, l’eterno, le morte stagioni, immensità…

Quella di Leopardi la si potrebbe definire, perciò, la poesia del sentimento universale: la natura dell’universo, la profonda capacità del poeta di percepirla nella sua essenzialità e verità, sorda e indifferente alle vicende umane, fa assumere al sentimento poetico dell’infinito di Leopardi un valore umano universale. L’intensa e penetrante pienezza sentimentale (e poetica) che ne deriva allontana in verità ogni speculazione riguardo ad una cosiddetta visione pessimistica del mondo, in quanto materialista e perciò “mancante di senso”: un senso precostituito all’inizio non c’è, in quanto è assente in Leopardi ogni appiglio metafisico. Ma la capacità del poeta di intuire e immergersi, solitario, con la mente (io nel pensier mi fingo…) in quella assoluta immensità, semmai produce un sentimento umanissimo di pacato abbandono e di serena dolcezza (tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare). È questo il sentimento universale, all’apice di ogni possibilità umana, capace di dare senso alla vita!

 

 

 

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