COSA DOBBIAMO NOI ALL’AMERICA…

di Giulio Loiacono

Non voglio fare lo scontato – noi tutti sappiamo cosa dobbiamo all’America -, ma, stretto tra il rinnegare la figura di Cristoforo Colombo, sostituito con un non meglio precisato “giorno dei nativi” ecc…, devoto omaggio al pernicioso politically correct, e la riapertura decisa da Biden proprio oggi (scrivo il giorno 15 Ottobre, fatidico giorno anche per Voi in Italia) agli europei, prevista per il giorno 8 Novembre, diciamo che qualcosa mi sorge spontaneo.
In primis, cosa sono oggi, per noi, gli Stati Uniti? Per quei pochi fortunati che ci vivono, possiamo dire che è casa.
Una casa che non capiremo mai, ma non importa. In realtà l’America non vuole essere capita; basta che sia accolta, ognuno come la vuole, dentro di noi.
Questo è il passaggio più difficile: l’America è piena di abitudini e caratteristiche che noi non capiremo mai.
È davvero possibile vivere in un Paese in cui, per vedersi, tra amici e/o parenti, bisogna prendere un appuntamento?
La risposta è no. Loro ti spiegano, si sforzano di farti passare il concetto che, date le distanze, gli impegni, gli affari correnti, non si può fare diversamente.
Ma tu continui a non capire il perché. Da noi o ci si vede o non ci si vede. Se tu sei a Bari ed il tuo amico o parente è a Milano e non ci si può muovere, pazienza. Soffri come un cane. Soffri nel tuo sobrio e “povero” italico silenzio pieno di rassegnazione.
Ma, se si decide di fare “un’improvvisata”, non importa che tu sia al Polo, sarai sotto casa senza avvisare nessuno. E la gioia di vedersi manderà alla malora l’imprevisto. Che, anzi, è così incerto, sghembo, così meravigliosamente italiano.
Così come non esiste fare tardi la sera: lo so, non è sempre così; se sei un” gallo o una gallina “di Manhattan o di Miami Beach, ci si vede nei dancing o nei locali, nei rooftops o nei condos pieni di celebrità o arricchiti e si tira tardi sino all’alba, se non oltre…
Ma nel resto dell’America, il weekend dura il sabato – il venerdì sera è preparazione o spostamento frenetico fuori dalle code degli uffici – e la domenica.
E la domenica, dopo le 18, non c’è nessuno fuori. È tutto chiuso. Ci si prepara al nuovo lunedì.
Retaggi protestanti? Nordismi? Teutonicità degli americani?
Tutto vero. O no.
Ma questa è l’America. Prende un italiano, assuefatto alle lunghe e “certe” notti e lo trasforma in un teutonico amante delle levatacce e del senso del dovere.
Eppure, questa “caserma” dei costumi, questa palestra dell’ipocrisia e della sessuofobia, del rispetto della etichetta e della rigidità in tutte le crociate in cui si butta o viene trascinata dentro, ti offre spazi ed opportunità inusitate.
Anche le più insolite. Anche le più strambe. Anche le più curiose. Anche le più affascinanti. Perché una cosa hanno gli americani, che gli altri non avranno mai. E quella cosa è che “ ci credono”.
Dall’Europa si guarda sempre all’ America come qualcosa che, ingenuamente, è credulona e che si fa convincere a “ comprare la sabbia del deserto”. È così solo se li si guarda in apparenza. La verità è che noi ne abbiamo bisogno. Anche il più “scafato” tra di noi ha bisogno di loro; a loro facciamo appello per toglierci di torno il bullo, anche se loro possono esserne uno anche peggiore. Ma contiamo di sedurli. A loro facciamo appello se vogliamo costruire qualcosa che vada anche solo un poco al di là dell’ordinario, del grigio, del sempre uguale, dello scontato.
Ecco, in questi mesi di “isolamento reciproco”, abbiamo scoperto di aver bisogno gli uni degli altri. Di metterci il vestito più bello, il colore più sgargiante, di fare la pazzia di un giorno, di immaginare il futuro. Di metterci un po’ di America addosso.
Ecco perché benvenuto sia il giorno 8 Novembre. Welcome back Europeans! Welcome home, come ti dicono quando, da cittadino americano, torni in aeroporto. Welcome home, dear friends europeans!
What we do owe to America …(English version)
I don’t want to take it for granted – we all know what we owe to America – but, caught between denying the figure of Christopher Columbus, replaced with an unspecified “natives day” etc …, a devoted homage to the pernicious politically correct, and the reopening decided by Biden just today (I write on October 15, a fateful day for you in Italy too) to the Europeans, scheduled for November 8, let’s say that something arises spontaneously.
First of all, what is the United States for us today? For those lucky few who live there, we can say it is home.
A house we will never understand, but it doesn’t matter. In reality, America does not want to be understood; it is enough for it to be welcomed, as each one wants it, within us.
This is the most difficult passage: America is full of habits and characteristics that we will never understand.
Is it really possible to live in a country where, to see each other, with friends and / or relatives, you have to make an appointment?
The answer is no. They explain to you, they try to make you pass the concept that, given the distances, the commitments, the current affairs, it cannot be done otherwise.
But you still don’t understand why. With us either you see us or you don’t see us. If you are in Bari and your friend or relative is in Milan and you can’t move, patience.
But, if you decide to do an “improvisation”, it doesn’t matter if you are at the Pole, you will be under the house without notifying anyone. And the joy of seeing each other will destroy the unexpected.
Just as there is no such thing as staying late at night: I know, it’s not always like this; if you are a rooster or a hen from Manhattan or Miami Beach, you can see each other in the dances or clubs, on the rooftops or condos full of celebrities or enriched and you stay late until dawn, if not later …
But in the rest of America, the weekend lasts on Saturdays – Friday nights are preparation or frantic commuting out of office queues – and Sundays.
And on Sundays, after 6pm, there is no one outside. Everything is closed. We are preparing for the new Monday.
Protestant heritage? Northernisms? Teutonicity of the Americans?
All true. Or not.
However this is America. He takes an Italian, a customed persone of long and “certain” nights, and transforms him into a Teutonic lover of early risings and a sense of duty.
Yet, this “barracks” of customs, this gymnasium of hypocrisy and sexophobia, of respect for etiquette and rigidity in all the crusades in which it is thrown or dragged in, offers you unusual spaces and opportunities.
Even the most unusual. Even the strangest. Even the most curious. Even the most fascinating. Because Americans have one thing that others will never have. And that thing is, they “believe it”.
From Europe we always look at America as something that, naively, is gullible and that is persuaded to “buy desert sand”. It is so only if you look at them in appearance. The truth is, we need it. Even the most “seasoned” among us needs them; we appeal to them to get the bully out of our way, even though he may be a worse bully. But we plan to seduce them. We appeal to them if we want to build something that goes even just a little beyond the ordinary, the gray, the always the same, the obvious.
Here, in these months of “mutual isolation”, we have discovered that we need each other. To put on the most beautiful dress, the most flamboyant color, to go crazy for a day, to imagine the future.
That’s why welcome is November 8th. Welcome back Europeans! Welcome home, as they tell you when, as an American citizen, you return to the airport. Welcome home, dear friends europeans!

 

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