Santippe: una martire della filosofia
La stragrande maggioranza dei filosofi non ha mai contratto matrimonio e intuirne le ragioni è semplicissimo. Quale donna avrebbe potuto sposare Schopenhauer o Kierkegaard o Nietzsche senza cadere in un forte stato depressivo? La povera Santippe saprebbe dirci qualcosa in merito; odiata e bistratta da tutti i benpensanti, è in realtà una “martire” della filosofia.
Santippe ne aveva abbastanza della filosofia e le minacce ai suoi tre figli ne sono una prova manifesta. “Guai a voi se vi mettete in testa di occuparvi di virtù, sapienza e autodominio”, disse una sera ai tre figli, pronta a lanciare sui loro volti il setaccio che stava adoperando in cucina. Socrate si era rivelato un pessimo “affare”; era vecchio, non si interessava alla famiglia e trascorreva le sue giornate fuori casa a parlare di cose dai nome strani come dialettica, maieutica e intellettualismo etico. Così lei, come ogni donna risentita, lo castigava con solenni punizioni. Per prima cosa infieriva contro di lui con ogni sorta di ingiuria; e non nel riserbo delle mura domestiche ma in pubblica piazza, per danneggiare meglio la sua immagine. Poi, per essere ancora più crudele, passava all’attacco fisico come quando gli versò addosso una brocca d’acqua. Ma, ironia della sorte, Socrate non si stancò mai di lei e vide sempre Santippe come la migliore palestra di vita. “Quando io la sopporto a casa, mi alleno e mi esercito a sopportare più facilmente anche l’ingiuria degli altri”, replicò ad Alcibiade che invitava il maestro a lasciarla. E Santippe dal canto suo, sebbene al limite della sopportazione, non festeggiò la sua vedovanza ma ne pianse amaramente.
Altro che moglie bisbetica.
Carmela Moretti
