FU VERA GLORIA? – PERCHÉ LEGGERE OGGI IL “CINQUE MAGGIO”

di Cosimo Dellisanti

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

Detaille, Bonaparte in Italia

I versi raccontano di un uomo che volle farsi imperatore, e in fondo raccontano la storia di ognuno di noi.

Il cinque maggio del Mille e Ottocento Ventuno Ei fu: duecento anni fa, oggi, a Sant’Elena, Napoleone dava il mortal sospiro. Tre mesi dopo, Alessandro Manzoni scrisse quasi di getto l’ode che, da duecento anni a questa parte, i prof ci costringono a leggere, parafrasare e commentare.

A questo punto la domanda sorge spontanea. Perché? Perché preoccuparci ancora di Napoleone che muore e di Manzoni che ci scrive sopra un centinaio di settenari? Questa roba non aiuta a pagare le bollette di fine mese e non ci fa ottenere like alle storie. E poi, insomma… Napoleone! Già il fatto che sia francese dovrebbe rendercelo antipatico, figuriamoci se dovessimo commuoverci per lui.

Ecco, in realtà Napoleone è nato, sì, in Corsica, ad Ajaccio, ma nel Mille e Settecento Sessantanove, soltanto un anno dopo che la Repubblica di Genova (stato di cultura italiana) l’ebbe ceduta a Luigi Quindicesimo di Francia. Insomma, se gli italiani Carlo Maria Buonaparte e Letizia Ramellino avessero concepito il loro terzogenito con qualche mese d’anticipo, la Storia d’Europa sarebbe stata diversa.

A parte questa curiosità (che apprezzerà chi ama giocare con la Storia) dopo duecento anni forse possiamo dare una risposta alla domanda manzoniana, se fu vera gloria. Sì, magari lo è stata, ma solo la Gloria è una cosa molto umana. Non è certo un valore universale, anzi, è un’illusione nata dal bisogno dell’Uomo di sopravvivere a se stesso, ed esisterà finché ci saranno uomini disposti a crederci.

Unificare l’Europa sotto la propria egida può sembrarci un fatto straordinario – glorioso, appunto – ma la gloria evapora davanti al Sole che esplode, a un buco nero che divora la luce, all’entropia dell’Universo.

L’ode del Cinque Maggio parla di tutti noi, del nostro bisogno di dare un senso alla vita effimera, della nostra ossessione per le illusioni terrene e della nostra paura dell’oblio. Ecco perché dobbiamo tenere a mente i settenari di Manzoni.

Dicono che si muore due volte, la prima quando smetti di respirare e la seconda quando dimenticano il tuo nome. Napoleone Bonaparte è già morto la prima volta il cinque maggio Mille e Ottocento Ventuno, ma la seconda sembra lontana, ancora dopo duecento anni.

E in fondo, questo è anche merito di Manzoni.

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