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BARI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – 25 agosto 2020: “LES TRADUCTEURS”, regia di Régis Roinsard

di Michele Cotugno e Carmela Moretti

A metà settimana, è tempo per gli organizzatori del Bif&st di trarre un primo bilancio. Si è riusciti nell’ardua impresa di mettere su un festival, con mascherine, igienizzanti, sanificazioni dei microfoni, controlli serrati anti-assembramento? La risposta è positiva. In una piazza Prefettura finalmente avvolta da un piacevole venticello estivo, ieri 25 agosto, il direttore Felice Laudadio ha spiegato come tutti apprezzano ciò che sta accadendo a Bari in questi giorni, tanto da rappresentare un “modello per gli altri festival circa le norme di sicurezza adottate”.

Si entra, quindi, nel vivo della manifestazione: viene premiato Luca Gasparini, montatore del film horror “The nest” di Roberto de Feo.

Per Gasparini, intervistato da Marco Spagnoli, il montatore “è la figura che scrive il film per l’ultima volta, accompagnando il regista in ciò che vuole raccontare”. Un intervento preciso e conciso, poi giusto il tempo di qualche scatto e il palcoscenico è prontamente sgombro: si lascia spazio al vero protagonista, il film della serata, presentato dal produttore Cesare Fragnelli.

Ci sono un autore misterioso, un libro atteso da tutti, che è il nuovo capitolo di una saga letteraria di ampio successo. Poi, nove traduttori di diversa nazionalità chiusi in un bunker senza collegamento con il mondo esterno, per la necessità di non far trapelare la trama. Che, in ogni caso, finisce in rete, spingendo l’editore a indagare con metodi anche brutali per risalire all’identità della “talpa”. È questa, in sintesi, la storia del thriller franco-belga “Les Traducteurs”, del 2019, opera seconda del regista Régis Roinsard.

Les Traducteurs. Productions du Trésor. Photo Magali Bragard.

A colpire è una storia insolita e originale che, per certi versi, ricorda, nella sua struttura e negli sviluppi narrativi, quella di uno dei capostipiti della letteratura thriller, il capolavoro di Agatha Christie, “Assassinio sull’Oriente Express”, peraltro menzionato proprio nel corso della storia. Il film vanta un cast eccezionale, con Alex Lawther, Lambert Wilson, Olga Kurylenko e il nostro Riccardo Scamarcio, nuovamente impegnato in una produzione straniera, dopo essere stato il malvagio boss che cerca, invano, di uccidere Keanu Reeves in “John Wick 2”.

All’opera si può riconoscere l’originalità dell’idea di fondo e la capacità di coinvolgere lo spettatore nella progressiva scoperta di tutti i tasselli del complesso puzzle. Dall’altro, forse, proprio l’eccessiva complessità di quel puzzle pregiudica la comprensione di ogni passaggio. Aspetto, questo, dovuto a un uso eccessivo dei flashback, espediente certamente importante per interrompere, in un film di genere come il thriller, una linearità che renderebbe tutto banale e scontato. Tuttavia, se abusato, è forte il rischio di intricare troppo la trama, ostacolando la piena comprensione della narrazione e della stessa struttura del film. Tuttavia, nonostante qualche passaggio che lascia perplesso lo spettatore, l’opera è davvero ben riuscita, ma soprattutto ha il merito di aver dato centralità alla cultura.

Questa volta non c’è un tesoro da difendere, ma un libro e il mondo dell’editoria che vi ruota attorno. Un bel messaggio, in un periodo in cui i dati per la lettura, almeno nel nostro paese, sono ai minimi storici.

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