BARI INTERNATIONAL FILM FESTIVAL – 22 agosto 2020

di Francesco Monteleone

Il Bifest 2020, evento che sarà archiviato dai critici con un fatidico ‘niente’, intanto ha già eguagliato in gioia il nostro inconsolabile lutto per l’Arena Giardino, offrendoci il più spettacolare spazio cinematografico all’aperto che Bari abbia mai avuto.
La sera dell’inizio sabbatico (che significa ‘di sabato’) mentre si ascoltavano i noiosi ringraziamenti ai finanziatori della manifestazione, avevamo a sinistra il Teatro Piccinni, a destra il palazzo della Prefettura, di sopra la frescura dell’estate e di fronte uno schermo gigantesco grande quanto due porte di calcio che, senza Buffon di traverso, garantisce la vera contemplazione immaginativa dell’arte cinematografica.
Peccato che durerà poco; questo spazio ridiventerà il più celebrato parcheggio dei consiglieri comunali e per i cittadini che risorgono alla vita nel traffico del vecchio Corso Ferdinandeo.
Ma stasera “guardarvi è bellissimo” dice il sindaco dal palco, sentendo tutto al suo fianco il pubblico, nella battaglia per il ritorno alla normalità. E continua con: “il cinema regala sogni che, a volte, si trasformano in realtà”; epilogo perfetto per un tema liceale, scandito così bene da Antonio De Caro che tutti applaudono e nemmeno i giornalisti dell’opposizione dubitano su cosa abbia voluto svelare “il sindaco migliore d’Italia”.

Quei baresi che, in testa, posseggono qualche milione di neuroni in più, hanno partecipato con entusiasmo all’arrangiata serata inaugurale del Bifest di Felice Laudadio, perché “il nulla è sempre meno di uno”, cosa che capiscono pure i bambini.

Purtroppo gli ospiti prestigiosi invitati, come Favino e Piovani, sono rimasti intatti nei loro studioli casalinghi; pur accettando un premio, hanno evitato di viaggiare verso la Puglia per ritirarlo; nel loro querulo video-messaggio ci sembrano reticenti, leggermente invecchiati, non più squattrinati, ma sempre meritevoli della nostra ossequiosa curiosità.

Laudadio, in tanti anni, ha ricevuto in dote dai politici pugliesi di destra e di sinistra una distillata ponderazione, e sa come arrangiarsi. Mette in mostra, dal vivo, due ornamenti femminili:
1) La Presidentessa dell’Apulia Film Commission che formula interminabili cose sensate.
2) Margarethe von Trotta, la registona di “Hannah Arendt”, donna o (forse) nonna intellettuale con un infinito gusto di vivere, simile a quello di Angela Merkel.

Ma la cosa più bella della serata è il corto su Ennio Morricone, girato quando venne a Bari per essere festeggiato come noi facciamo con le reliquie dei santi; egli sapeva di avere i giorni contati e al Petruzzelli profetizzò la sua morte. A centinaia di fan, disse di sé, con l’umiltà dei filosofi: “Io penso di non meritare niente”. Il genio che ha formulato il motto “Dante, Giotto, Verdi e Morricone” non aveva bisogno di dilungarsi in motivazioni. Anche i poveri di spirito sanno che le nutrienti melodie dell’immenso maestro-modesto hanno ingigantito il cinema italiano nel mondo.

La prima serata del “Covid Bifest 2020” finisce con la versione restaurata de “La ragazza con la pistola” di Monicelli: La bellezza di Monica Vitti sale oltre le tenebre della sera e diventa, nel cielo stellato, una nuvola di amarezza e nostalgia per quel passato cinematografico straordinario che non potremo rivivere.
E ora facciamo il resoconto dal punto di vista ambientale (e se diciamo il falso, giudicateci): Non esiste un piacere più grande che vedersi un film emozionante, in uno schermo grande quanto due porte di calcio (sempre senza Buffon dentro), con un leggero venticello che dà sollievo alla scottatura dell’abbronzatura, riuscendo a non essere infettati dalle odiose e furiose zanzare.

 

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