GIOVANNI, L’ORIGINALE

di Francesco Monteleone

Un attore recita, ogni volta, per essere un altro.

Colajemma, nella sua spiritosa carriera, è stato tanti altri, ma sempre per recitare se stesso. Io l’ho conosciuto 30 anni fa. Gli ho visto fare un bel po’ di personaggi, ma era sempre la stessa anima immortale, la sua, che si reincarnava in abiti differenti.

Colajemma è un barese legato a doppio filo alla storia e alle tradizioni della sua città natale. Questo gli procura quotidianamente un velato risentimento verso chi fa poco per arricchire uno dei posti più solari e gioiosi del Mediterraneo; inoltre odia chi fa penare il prossimo e non ha rispetto verso chi vuol salvarsi la pelle senza partecipare alle battaglie. Tutto questo tormento lo converte in spettacoli ultradivertenti che scrive e mette in scena con l’aiuto di suo figlio Gianmarco e gli attori ambiziosi attratti nella sua orbita. Gianni è una persona diversa nella vita privata: schivo, laconico, spesso malinconico, praticamente tutto il contrario dell’artista irresistibile che conosciamo. Non gli ho mai visto fare una corsetta in tuta sul lungomare, né pedalare su una bicicletta da passeggio, per rallentare il processo di maturazione fisica. (Gli attori non invecchiano mai). Colajemma non pratica nessuno sport oltre quello alimentare, non rinuncia alle marlboro morbide e considera l’ozio non “il padre dei vizi”, ma un puro quieto riposo sul petto della terra.

Il talento comico è il suo mestiere.

Nelle ultime tre produzioni intitolate “Un barese a New York” l’anima sua ha preso le sembianze di Joe Colella, un devoto di San Nicola che si è trasferito nella Grande Mela, per provare il senso di appartenenza a qualcosa di più grande. Joe cerca l’integrazione, ma trascura ciò che per essa è fondamentale, cioè cultura e istruzione; perciò invece di studiare usi, costumi e lingua del paese ospitante, annuisce a tutto ciò che gli vien detto dagli amici americani e quel poco che capisce diventa esilarante.

Nel terzo episodio, replicato quasi cento volte, Joe prova a rappresentare l’Italia nella famosa maratona newyorkese, ma una sua scintillante amica (metà donna, metà cosce) gli fa notare che ha peso e profilo corporeo impresentabili. Ci vorrebbe un allenamento vero, ma per Gianni-Joe l’esercizio fisico equivale alla Via Crucis, perciò si chiude in casa e “via a tutta birra”. Nei due atti che seguono succede di tutto: subisce molestie domestiche da una racchia, sua sorella che vorrebbe maritare torna single dopo 2 ore di fidanzamento con un elettricista tonto, infine viene sedotto da una bionda platinettata che tutti condomini sanno non esser di primo pelo…

Gianni-Joe desidera per sè un’altra vita, ma chi nasce a Bari è posseduto da un traboccante destino senza meta, che deve affrontare con rassegnazione e obbedienza a nostro Signore.

Il cast della ‘Manifattura Tabacchi’ è stato parzialmente e felicemente rimpolpato:

Lucia Coppola, insostituibile spalla del capocomico, è la chioccia che ha il compito di allevare gli ultimi arrivati.  Lucia è diventata nonna, ma sembra che il tempo con lei abbia messo la retromarcia, perché con la sua energia è capace di surriscaldare il pubblico ad ogni battuta.

Luca Mastrolitti ha trasformato il suo destino incrinato in una via verso la serenità. Ha appreso perfettamente i tempi comici di Colajemma e, di passo in passo, arriverà lontano.

 Federica Antonacci ha il compito più difficile; deve mettere in vetrina la sua grazia fisica, parlare con leggiadria di cose sensate (nessun altro può farlo), sopportare il dispiacere di non dire mai una battuta che faccia saltare il pubblico. Insomma emula il lavoro del mediano nelle squadre di calcio anni ‘70. E lo fa bene.

Maria Schino si presenta come un’ottima caratterista. Fa la donna dei servizi bruttina e maleodorante, una minidotata sessuale, con il cervello che elabora sorprendenti stupidaggini. Questo prevede il suo ruolo comico. L’attrice (che invece ha una bella presenza) lo interpreta benissimo.

Magda Fanelli è l’imbambolante lussuriosa che gracchia a vanvera frasi seducenti, con le quali fa patire a Joe l’atroce dolore dell’innamoramento.

Al Barium è tutto gioco, tutto divertimento.

Colajemma ha individuato un soggetto teatrale che produce sold out da 3 anni. Le avventure di Joe Colella continueranno certamente nel “Barese a New York n.4”.

Nel frattempo qualcuno ci ha detto che è in allestimento un omaggio a Vito Maurogiovanni. Ottima cosa. Sentiamo nostalgia per il dotto e umanissimo maestro.

 

Precedente IL BASSO. PERMUTAZIONI E PROGRESSIONI, Marco Boccia, edizione Florestano Successivo TERRANIMA, IL NUOVO PROGETTO DISCOGRAFICO DI VINCE ABBRACCIANTE

Lascia un commento