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SE TU POTESSI VEDERMI ORA, di Carolina Orlandi, Mondadori, 2018

di Carmela Moretti

Il nome David Rossi è ancora profondamente inciso nella mente di molti italiani, basta chiedere un po’ in giro – “Te la ricordi la vicenda di David Rossi?”/“Eh, brutta storia quella là”. Il capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena si suicidò (andò davvero così?) la sera del 6 marzo 2013, gettandosi dalla finestra del suo ufficio, travolto dallo scandalo mondiale che aveva investito la banca a cominciare dall’acquisto dell’Antonveneta nel 2007. O almeno, questa è stata la tesi sostenuta sin da subito dalla Procura di Siena, confermata nuovamente nel luglio del 2017, con la seconda archiviazione del caso fatto riaprire per istigazione al suicidio. Ma cosa sappiamo veramente di David Rossi? Chi era, nel lavoro, nella vita privata, nella sua città, quell’uomo che in alcune ricostruzioni sconcertanti vediamo cadere al suolo in posizione supina – prima i glutei e le gambe, poi il dorso, infine il capo con le braccia tese verso l’alto – sull’asfalto umido di via dei Rossi?

A restituirci un ritratto del David uomo è la figlia di sua moglie Antonella, la ventisettenne Carolina Orlandi. Nel testo “Se tu potessi vedermi ora” edito da Mondadori, la giovane autrice ci offre di quei fatti un punto di vista interno, sentito, sofferente e comunque lucido. È il punto di vista di chi è stato accanto alla vittima nei giorni immediatamente precedenti la tragedia, di chi ha dovuto stare accanto alla madre nella difficile rielaborazione del lutto, di chi è poi stata sempre in prima linea nella lotta per la riapertura del caso, nonostante la giovanissima età.

Ne viene fuori una storia che è a metà strada tra l’investigativo – con la ricostruzione delle indagini, delle piste seguite, degli indizi raccolti – e il racconto intimistico degli eventi. Una storia che ci parla di un David coltissimo, riservato e amabile al tempo stesso; un uomo inquieto, che al fratello confessava pochi giorni prima della tragedia di essere stato “tradito da un amico”. E poi, emergono i tanti dubbi espressi dalla famiglia verso la tesi del suicidio e sulla conduzione delle indagini: come è possibile che il corpo sia caduto “a candela”? A cosa si devono quelle lacerazioni sul corpo, non riconducibili all’urto? Come è possibile che l’orologio di David sia precipitato al suolo mezz’ora dopo? E quel video di una telecamera di sorveglianza, palesemente manomesso?

Dunque, questo testo di 108 pagine, per certi versi così privato, merita di essere letto? Assolutamente sì, e va fatto in una notte, senza interruzioni.

Perché ci restituisce un altro punto di vista su un evento saltato agli onori della cronaca alcuni anni fa, forse liquidato troppo in fretta, di cui senz’altro sentiremo ancora parlare.

Perché a David, per il suo riserbo e per la sua inquietudine, ci si affeziona un po’.

Perché è l’omaggio splendido di una figlia acquisita verso un uomo che è stato come un padre, ma soprattutto è stato un maestro di vita. Un donna che vorrebbe essere vista ora, così cresciuta, così forte, e con una storia da far conoscere a tutti.

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