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“DIARIO DI UNA SCHIAPPA – PORTATEMI A CASA!”, regia di David Bowers, USA, 2017

di Francesco Monteleone

‘Diario di una schiappa’ è un film veramente penoso. Questa è la prima, immediata reazione alla visione di un tormento testicolare presentato dai criticiucci come la prima novità cinematografica di fine estate.

Le disavventure di Greg (bambino presuntuoso e orecchiuto) sono già state scritte in un libro (il nono della serie) che non leggerò mai, neanche se mi tolgono il visto per gli Stati Uniti.

Se i minorenni americani sono lontanamente simili a quelli rappresentati in questa incoerente commedia che trasforma il nostro senso critico in secrezione biliare, viva tutti i pedagoghi severi da Socrate alla Montessori (e se ne conoscete altri, aggiungeteli)

Per i personaggi in questione il massimo del divertimento è riposto nei i giochi al cellulare; il massimo insegnamento morale si riceve dai video di You Tube, nei quali impazzano una serie di imbecilli eccezionalmente condivisi (guardate con attenzione la clip sul pannolino e invocate la salvezza divina).

Secondo i geniali autori di questa insipida pellicola i rapporti genitori-figli non sono più basati su progetti e scadenze condivisi, ma sul potere di divieto agli accessi di rete. Minuti e minuti di dialoghi ciarlieri, senza il riferimento a un libro, a un poeta, a un luogo d’arte. Mai e poi mai una battuta intelligente, neanche per caso. E ogni 10 minuti la periodica dichiarazione d’amore per il cibo peggiore del mondo (patate strafritte, pizze napoletane surgelate, bevande gassate e zuccherate off limit, dolciumi che bisognerebbe vietare per legge…) L’America sembra un posto senza passato nel quale le attrattive più alla moda si trovano alle fiere dei gadget elettronici.

In questa disgustosa ‘commedia’, quattro maschere spellate tentano di farci ridere orinando nelle bottiglie, vomitando sulle giostre, facendo la cacca maleodorante in alberghi da abbattere con le ruspe della Bellezza. Gli sceneggiatori pensano che sia divertente vedere i corpi umani che si imbrattano, si sporcano, puzzano come i maiali…e vogliono pure farci pagare un biglietto d’entrata. Ecco perché sono così sgarbato. Il messaggio sociale, estetico, culturale…insomma una qualsiasi cosa che renda sopportabile la visione, dove cazzo sta?

È la mamma che sequestra i cellulari? È il ritrovamento di una bisnonna impataccata e miracolosamente non ruttante? O il padre giovanilista, incapace di risolvere un qualsiasi problema pratico?

90 minuti persi a vedere il nulla, con un dubbio che ci tormenta: veramente le app sono il fattore chiave del futuro?

Concludiamo con una preghiera. Onnipotente Dio, perché non ci ridai la possibilità di scambiare fisicamente giornalini e figurine? perché non ci riporti a giocare a pallone per strada sfondando le scarpe da passeggio? perché non ci fai parlare con la voce naturale, invece che con le chat?

Questo film e una istigazione al suicidio per malinconia verso il passato. Toglietelo subito dalle sale, oppure vietatelo a chi ha più di 18 anni.

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