“TI L’OVVIO”, Rossella Longo, Nuova Palomar editrice, 2021

di Francesco Monteleone

Dopo aver letto (e riletto) il terzo libro della storyteller Rossella ho pensato: “è una donna con le palle”. Ma subito mi è venuto il timor-tremore, nel caso m’avesse sentito. Perché una con il temperamento sanguigno come lei mi direbbe che grazie alla folgorante battuta sessista potrei raggiungere nel 2022 il non invidiabile primato di critico con il più alto inquinamento linguistico, retorico e ideologico. Giusto! Mi autoinfliggo due giorni di isolamento per recuperare la nobiltà tragica. Perché se vuoi vedere l’illuminazione perfetta del cielo stellato devi scegliere luoghi disabitati. E se vuoi esprimere finezza, essenzialità, profondità nel valutare un libro (per il quale si rimane inchiodati mesi e mesi alla tastiera) ci vogliono pensieri puri, fortissimo potere immaginativo, rinuncia a vestire le piume di pavone.

Superato l’ostacolo della premessa, diciamo: Rossella ha la mente smaltata dai segreti della scrittura e lo spirito nascosto alle apparenze, come una terra che sta tra le paludi. La sua prosa è rispondente al gradimento del pubblico, civile e selvaggia, un’arte all’altezza delle tensioni profonde della nostra epoca. Il titolo è un’insignificanza composta da due parole di massa, evolutesi in un’imbarazzante secondarietà: “ti lovvo” e “ovvio”, entrambe colpite da tremendo colpo della strega, si irrigidiscono in un “ti l’ovvio” sconosciuto, folle e caleidoscopico. Diciamola con più semplicità; il titolo è un modo beffardo per dire: attento, mio caro lettore o lettrice, se hai riguardi per i pregiudizi e la vanità, qualunque sia la tua età, sei a buon punto nell’aver fallito la strada della felicità.

 

Rossella Longo

Il libro ha due racconti, intrecciati a una sorprendente quantità di aforismi scritti con arsenica ironia (“viaggiate di più, posterete di meno”); con poeticità (“oggi la linea che divide cielo e mare era impercettibile. Gli uccelli hanno potuto navigare e i pesci volare”); aforismi scritti come sofismi (“ogni lasciata è una scelta”). I temi sollevati dalle considerazioni di Rossella Longo diventano la traccia di un manuale di buona educazione contro le cattive inclinazioni e sono adatti a una lettura collegiale; ma tutti insieme, nessuno escluso, hanno lo stesso peso dell’unica e più vistosa stortura morale che Rossella analizza nel RACCONTO DUE:

Le relazioni adulterine per le donne sono “una sorta di inferno terreno in cui tante, ma tante donne si cacciano pur pensando di essere immuni dalla malattia delle panchinare”

Oppure

Sei hai bisogno di amore e incontri un bel quarantenne “ammogliato ma non troppo” son “pasticci di vita” in cui non si cacciano le donne più caute, soprattutto se hanno bambini da crescere ed educare.

Per il resto, userete i vostri occhi indagatori, leggendo direttamente il testo. Eppure, le donne sono superiori agli uomini che hanno quasi sempre verso di esse poca onestà, soprattutto nel matrimonio. Per affermare questa tesi Rossella racconta di Isa, un personaggio femminile molto realistico che soccombe sotto la leggerezza della vergogna, più che sotto il peso delle passioni, così ferocemente descritto: “Una poveretta inciampante in un uomo bigamo”, “resa dagli ormoni un marciapiede angolare dove si puliscono le scarpe sporcate da escrementi di cane”. Mamma mia! Conviene lasciare lo spazio critico ad altre ‘voci di peso’. Noi abbiamo detto abbastanza; ma concludiamo con due domande che non hanno risposta ovvia:

Quando una donna libera si mette con un coniugato è tradita o tradisce?

Il piacere del sesso può essere distinto dall’amore?

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