THE POWER OF 1979

di Giulio Loiacono

Molti si chiedono. Dove nasce la civiltà? E quando nasce- e se nasce- quando si raggiunge, il punto di svolta, il turning point?
Molti si richiederebbero. Con ironia puntuta, peraltro. Come mai questo titolo, che arriva con un bel 10 di ritardo sul punto g, e non solo, della storia?
Perché il buon 1979, per chi lo visse, apparve, come sempre, un anno come un altro. Anzi, direi, quasi peggio degli altri. Per gli italiani, per cui l’Italia è l’ombelico dell’universo, sono gli anni di piombo, anche di quello al posto del cervello. Per il mondo, che non ha ombelichi, è il passaggio da una Presidenza, quella di Carter, che la storia dirà non essere quella disfatta che si sarebbe creduta in quei momenti, tra Rivoluzione Khomeinista e crisi degli ostaggi e che cederà il testimone ad una Presidenza, quella Reagan, che non è invece stato quel capolavoro che gli agiografi si preparavano a celebrare e che gli uomini comuni dell’epoca vivevano come una messianica venuta “ a miracol mostrare”. Era il momento per l’URSS di suonare il suo ultimo giro di valzer, con la presa delle mosche afgane ed in quel freezer che pareva essere il nostro mondo, l’unica preoccupazione era quella di boicottare o meno i Giuochi Olimpici di Mosca del bollito Leonida Breznev.
Tutto ciò vi rammenta qualcosa? Attendendo come andrà a finire proviamo a mettere un po’ di musica.
Che ne dite di un sempre solido Paul McCartney con “Goodnight tonight”? O che ne pensate se vi scaldo i cuori e le gambe con le Pointer Sisters? O gradireste, forse, un infinito sciame di meteore capitanato da quella “My Sharona”, che tutti, in quegli anni, si affannavano a sapere chi fosse? La ragazza discinta in copertina del disco o la ragazza del cantante del gruppo? Ebbene, era tutto questo. Ed a proposito di copertine, chi potrà mai dimenticare il sogno di quelle di Fausto Papetti, altro misterioso uomo senza volto, la cui sostanza era affidata alle provocanti copertine più che alla sua musica easy listening da balera, più che da disco o da club come si direbbe negli States.
Ma più che pretendere che il nuovo decennio sorgesse a nuova luce, la gente bramava, desiderava, esigeva quasi che ci fosse un nuovo linguaggio che spazzasse via il piombo dalle menti.
Dopo si sarebbe definito “il riflusso”, con malcelato spregio degli intellettualoni alla Contessa, ma per allora era solo voglia di qualcosa di buono.
Ed allora, a cavallo colla nuova e penultima decade del millennio, the radio stars were killed by the videos, come un visionario dagli occhiali bianchi improbabili, poi produttore di successo ebbe ad intuire. E, ciò non sarebbe bastato, un ricciolone irriverente, di nome Patrick Hernandez, non si sa bene da dove fosse piovuto, prese a bastonate gli Ayatollah, Leonida, Jimmy e forse Ronnie, sbiaditi controfiguri della storia, con il suo nerbo dal manico d’argento per dirci di essere semplicemente “Born to be alive”. Magia che dura ancora. Era il 1979, signori. Un’ottima annata!

 

 

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