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OSAKA. CAPITALE COMMERCIALE E DELLA BUONA CUCINA NIPPONICA

di Michele Cotugno

 

Tokyo è la capitale amministrativa del Giappone. Ma, storicamente, è Osaka la sua capitale economica e commerciale. Sin dall’antichità. Una città che, con due porti, è importante per gli scambi commerciali con i paesi vicini, specialmente Cina e Corea.

Seconda per numero di abitanti, dopo Tokyo, è a pochissimi chilometri da Kyoto, nell’isola di Honshu, stretta tra i fiumi Yodo e Yamato. Si affaccia sul Mare Interno di Seto, che un tempo la sommergeva.

 

La prima impressione agli occhi dei visitatori, confermata anche da molti giapponesi, è che la città di Osaka, al cospetto di Tokyo, Kyoto e altre mete, non abbia moltissime attrattive. In una giornata è possibile visitarla, secondo i pareri degli autoctoni. È una città molto moderna.



Certo, vi sono templi e santuari antichi, come il tempio Shitenno-Ji, con la sua pagoda a cinque ordini, risalente al IV secolo d.C., o il grande santuario di Sumiyoshi, IV secolo d.C.. Vi è, inoltre, un importantissimo castello, noto appunto come Castello di Osaka, la cui edificazione è iniziata nel 1583. Costruito su un’altura, l’edificio, con i suoi cinque piani, domina il parco circostante e la città, il cui skyline è visibile dall’ultimo piano. È circondato da un enorme fossato pieno d’acqua, da cui emergono le possenti mura fortificate che racchiudono il parco. Quest’ultimo, molto frequentato dai cittadini per passeggiate e pic-nic, ospita numerose feste, specialmente in primavera, con la fioritura dei ciliegi.

Parco del Castello di Osaka

Skyline

Il castello, in lingua locale Osaka-Jo, è importante dal punto di vista storico in quanto ebbe un ruolo importante nell’unificazione del paese nel XVI secolo. Costruito dai signori feudali del clan Toyotomi, dopo una sanguinosa guerra nota come “assedio di Osaka”, fu conquistato dal clan Tokugawa, che sconfisse l’avversario costringendo il damyo Toyotomi Hideyori a suicidarsi. Lo scontro pose fine al breve dominio dei Toyotomi, aprendo la strada ai Tokugawa, che dominarono il Giappone per circa 250 anni, fino alla restaurazione imperiale (Restaurazione Meiji). E proprio a memoria di quell’importante fase della storia nipponica, l’interno del castello è adibito a museo e racconta il passato dell’edificio attraverso materiale video, plastici della battaglia e reperti come pergamene firmate dai damyo, antiche armature dei samurai, armi utilizzate, arredi interni e riproduzioni artistiche.

 

Castello di Osaka

Plastico dell’assedio di Osaka

La gran parte della città è, tuttavia, moderna e industriale, piena di grattacieli e non molto ricca di storia. Di giorno, tra le zone più frequentate, vi è Namba, piena di negozi.

 

Sottopasso pedonale di Namba

La notte la città si anima nel quartiere di Dotombori, pieno di locali e di ragazzi che qui vi trascorrono le serate in compagnia. Il quartiere è molto caratteristico per le fantasiose e luminose insegne dei ristoranti. Passeggiando per le vie della movida, infatti, la cosa che più balza agli occhi sono proprio, del resto frequenti anche a Tokyo.

Quartiere di Dotombori

Enormi granchi che sovrastano l’entrata di ristoranti di una catena la cui specialità sono appunto i crostacei; una gigantesca mano che sbuca dal muro per afferrare un pezzo di sushi; polpi, draghi o grandi faccioni umani dalle espressioni grottesche e in stile cartoon; o un enorme pesce palla in carta per indicare che nel locale è servito il fugu, celebre pietanza giapponese nota per la sua pericolosità. Il pesce possiede una vescica che, se tagliata, provoca la fuoriuscita di un potentissimo veleno, letale per l’uomo. Per la sua preparazione sono necessari strumenti particolari e cuochi con grande preparazione che sappiano tagliare le carni senza toccare la sacca contenente la tetrodossina. E questo lo rende un piatto molto costoso.

Insegna raffigurante il pesce palla

 

Costo e pericolosità. Due elementi che, combinati, stroncano sul nascere qualsiasi curiosità. Da mangiare c’è tanto altro. Osaka è, infatti, anche famosa per la gastronomia. È considerata la capitale della buona cucina nipponica. «Eat, eat, eat» («Mangia, mangia, mangia» in italiano) è il consiglio dato da alcuni giapponesi incontrati alla domanda: «Cosa fare a Osaka?».

Un piatto tipico è l’Okonomiyaki, detta anche “pizza di Osaka”, una deliziosa pietanza agrodolce che comprende, tra gli ingredienti, acqua, farina di grano, uova, foglie di verza e, a seconda dei gusti, carne, seppie, gamberetti, polpo, verdure. Talvolta è cucinato con il teppan, un tipo di cottura tipico della cucina locale, che consiste nel cuocere e mangiare nello stesso piatto. I ristoranti che ne sono dotati, infatti, hanno tavoli con una piastra centrale. Ai clienti sono serviti gli ingredienti (già lavorati, ovviamente). Spetta a loro, dunque, mischiarli e lavorarli per ottenere il prodotto finito e poi gustarlo.

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