“NOSTALGIA” di Mario Martone, Italia-Francia, 2022. Un eccellente Pierfrancesco Favino in Felice Losca, l’anti-Odisseo dei nostri giorni

di Carmela Moretti

E’ il nostos il tema attorno a cui si sviluppa l’ultimo lavoro di Mario Martone, tratto da un romanzo di Ermanno Rea. Nostalgia – questo il titolo del film – da intendersi non come semplice mancanza di qualcosa o di qualcuno, ma nel senso più etimologico del termine. È proprio un bisogno, doloroso e ineluttabile, di tornare a casa sia fisicamente sia moralmente.

Infatti, il protagonista Felice Lasco ci sembra vestire i panni di un anti-Odisseo. All’eroe greco lo accomuna per l’appunto il viaggio di ritorno verso una patria che è espressione della propria identità, ma di Odisseo non ha la scaltrezza né la capacità di piegare gli eventi e il destino a proprio favore.

Felice torna nella sua Napoli, di preciso a Rione Sanità, dopo 40 anni. Parla arabo, napoletano e un italiano “sporco”. Entra in chiesa, ma prega Allah. È un pezzo di vita molto lungo, in cui ha vissuto in Africa e si è in parte sradicato, si è emancipato da un contesto che l’ha visto delinquere in tenera età.

Ciononostante sente il richiamo ammaliante delle “Sirene”: è la voce delle proprie radici, che lo porta a tornare e poi a voler restare nell’unico posto in cui probabilmente si sente sé stesso.

Nella Napoli che ritrova, nulla sembra essere cambiato. I segni del tempo sono evidenti soltanto sulle persone, nei loro capelli imbiancati, nei volti rugosi e nei corpi avvizziti. Per il resto, tutto è immortalato in una drammatica fissità: lo stesso degrado di quarant’anni prima, la stessa precarietà, la stessa mancanza di prospettive.

Martone ci rappresenta una Napoli cupa e ciò a lui – napoletano d’origine – è concesso perché della sua città ne conosce l’anima. Al cospetto di alcune scene, valorizzate da una fotografia eccellente, viene naturale ripensare ad alcuni versi di una canzone di Sergio Bruni: “Stu’ vico niro nun fernesce maje/ E pur ‘o sole passa, e se ne fuje”. Non c’è sole in questa storia, l’unica luce – reale e figurata – è presente nelle poche scene che rivedono insieme, dopo quarant’anni, madre e figlio. Un sentimento che è riuscito a mantenersi pulito in mezzo a tanta immondizia morale.

Sta di fatto che il nostos di Felice non può concretizzarsi appieno. Della sua terra e della sua gente non ne capisce il linguaggio e forse la verità è che non l’ha saputo decifrare mai.

“Nostalgia” di Martone ha un’intensità che cattura lo spettatore fino ai titoli di coda. Una storia non propriamente originale a pensarci bene, ma resa potente e ammaliante anche grazie alla superlativa e minuziosa interpretazione di Pierfrancesco Favino – che riesce a rendere loquaci persino i silenzi – e alla caratura di tutti gli altri attori del cast. Tra questi, Francesco Di Leva, Tommaso Ragno, Aurora Quattrocchi, Nello Mascia.

È un film impietoso e viscerale, dunque, che purtroppo non ci offre nemmeno un refolo di speranza, ma in compenso ci lascia con tanti spunti interessanti.

Pierfrancesco Favino e Mario Martone

 

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