NAPOLI RICORDA BUD SPENCER, IL GIGANTE BUONO DEL CINEMA ITALIANO

Fino all’8 dicembre, è in mostra a palazzo Reale la lunga e intensa vita dell’attore partenopeo Carlo Pedersoli, noto al pubblico come Bud Spencer, quest’anno, avrebbe compiuto 90 anni se non se ne fosse andato tre anni fa.

Novanta anni in cui ha fatto praticamente di tutto. Da nuotatore, è stato il primo atleta italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri in stile libero e ha più volte vinto i campionati italiani di nuoto. È stato pilota di aerei ed elicotteri, con regolare licenza. Ha lavorato in Brasile e Venezuela, alla costruzione del tratto locale della Panamericana, la celebre strada che partendo dall’Alaska arriva fino in Argentina. È stato imprenditore. Ha scritto e cantato canzoni folk napoletane e musica brasiliana. È stato autore di libri. È stato attore cinematografico, comico ma non solo. Apprezzato in Italia e in tantissimi altri paesi, dalla Germania all’Ungheria (nella cui capitale gli hanno persino dedicato una statua), dal Sudamerica alle Filippine. Bud Spencer ha inventato, insieme all’amico di una vita Terence Hill, un genere cinematografico fatto di azione, sonori ceffoni, fagioli e tante risate. Un genere nato e morto con loro.

È stato il gigante burbero, ma buono del cinema italiano.

Bud Spencer
Locandina della mostra

A quest’uomo dai mille talenti, Napoli, la città a cui è sempre stato legato, gli ha dedicato una mostra allestita a palazzo Reale e visitabile fino al prossimo 8 dicembre. Una mostra che ripercorre la sua lunga ed intensa vita: dagli anni universitari, alla facoltà di Chimica, a quelli da sportivo, mostrando i cimeli che hanno accompagnato il poliedrico artista nelle sue tante fasi. Sono esposti i copioni e le scenografie che riproducono le ambientazioni dei suoi film, gli articoli della stampa estera a lui dedicati e tanto altro.

LA MOSTRA SU BUD SPENCER

La mostra racconta gli aspetti del Carlo Pedersoli uomo, non solo dell’attore. Racconta dell’attaccamento alla sua città, il cui dialetto era tra le sei lingue che vantava di conoscere. Narra il suo legame con la famiglia e il collega e amico fraterno Mario Girotti (Terence Hill, appunto), con cui non ha mai litigato, come era solito ripetere ad ogni loro incontro. Racconta anche delle tante collaborazioni che lo hanno visto protagonista: tra tutte, Tomas Milian, con lui in “Cane e Gatto”, Philip Michael Thomas, il celebre volto di “Miami Vice”, che lo ha affiancato in “Detective Extralarge”.

La mostra è, in definitiva, il racconto non solo della vita di un uomo, di un artista dalle mille vite e dai mille talenti, ma anche di un capitolo della storia del cinema italiano che, partendo dai western a stelle e strisce e dagli “spaghetti-western” di Sergio Leone, ha dato vita ad un genere a sé, che qualcuno ha ridefinito “fagioli-western”, per via della costante presenza, nelle pellicole, di pietanze a base di legumi. Un genere che, sancendo il tramonto del tradizionale western all’italiana, alle pistole ha sostituito pugni e schiaffoni terribili, fragorosi, stordenti, ma mai letali. Chi li riceve, a parte stordirsi, non subisce danni fisici. Niente violenza realistica, ma solo inverosimili e ironiche scazzottate. Un genere che, poi, si è evoluto ancora, tralasciando l’ambientazione dell’America del XIX secolo e abbracciando la modernità. E finendo con il diventare una versione ironica e non violenta del cinema “poliziottesco”, il poliziesco all’italiana.

UN GENERE CINEMATOGRAFICO ORMAI CONCLUSO

Quel genere cinematografico è finito. Con l’ultimo film “Botte di Natale”, Bud Spencer e Terence Hill hanno salutato definitivamente quei ruoli che li hanno resi celebri in tutto il mondo. L’età ormai avanzata ne imponeva l’addio.

Per quanto l’eredità lasciata sia grande, (tanto che le avventure dei due hanno persino avuto, nel 2018, una trasposizione videoludica), immaginare un prosieguo del genere con altri interpreti è difficile, forse impossibile. Qualcuno, cercando di sfruttarne il successo commerciale, ci ha provato, con scarsi risultati.

Visitare la mostra di Napoli equivale, dunque, a ripercorrere la storia di qualcosa di unico, di irripetibile. Qualcosa che, pur volendo, non sarebbe possibile ricreare e riportare in auge.

Bud Spencer

 

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