“MY LAI VIETNAM”, L’INCHIESTA CHE SVELÒ GLI ORRORI DELLA GUERRA IN VIETNAM

La guerra in Vietnam. Una guerra che, negli statunitensi, ancora oggi rappresenta una ferita dolorante. Fu la prima sconfitta militare per l’esercito a stelle e strisce, che, fino ad allora, era stata un’imbattibile macchina da guerra in grado di vincere anche contro la potente armata del Terzo Reich. Una sconfitta inflitta da un nemico meno potente che, però, grazie alla guerriglia, era riuscito ad avere la meglio. Ma non fu solo la potenza militare ad essere messa in discussione. Ad andare in frantumi fu anche il mito dell’America liberatrice, portatrice di civiltà e nemica di chiunque si macchiasse di crimini contro l’umanità.

IL MITO SI RIVELA UNA MENZOGNA

Un mito distrutto il 16 marzo 1968, quando soldati statunitensi della Compagnia Charlie, della 11^ Brigata di Fanteria Leggera, agli ordini del tenente William Calley, irruppero nel villaggio sudvietnamita di My Lai, ritenendolo covo di guerriglieri, e massacrarono gli inermi abitanti, principalmente anziani, donne, bambini e persino neonati. Il tutto per vendicare i commilitoni uccisi dagli agguati dei vietcong. Quel mito si rivelò una menzogna e, per una tragica ironia della sorte, il nome del villaggio suona come l’inglese “my lay“, “la mia menzogna“.

my lai vietnam
Il tenente William_Calley_Jr, unico ad essere riconosciuto colpevole del massacro

MY LAI VIETNAM di Seymour Hersh

L’episodio fu raccontato nel libro “My Lai Vietnam”, un’inchiesta realizzata dal giornalista statunitense Seymour Hersch, per la quale ricevette, nel 1970, il premio Pulitzer, la più prestigiosa onorificenza nel giornalismo americano.

My Lai Vietnam

Seymour Hersch

 

L’opera, edita in Italia nel 2005 dalla casa editrice Piemme, racconta da vari punti di vista quel che avvenne a My Lai. Tutto ebbe inizio dalle pesanti perdite subite dalla squadra, ad opera dei vietcong. Perdite che iniettarono tra i soldati il veleno della vendetta. Fu così che si arrivò alla decisione di irrompere nel villaggio. La strage costò la vita a 347 persone (stime statunitensi), quasi tutte disarmate, considerando che le armi rinvenute furono solo 128. Le iniziali stime statunitensi cercarono, inizialmente, di sminuire l’entità dei fatti, comunicando una conta al ribasso delle vittime, mentre la stampa nordvietnamita gonfiò eccessivamente il loro numero, arrivando a contarne 504. Una reale stima, tuttavia, non è mai stata possibile, dal momento che le condizioni climatiche della giungla locale favoriscono la decomposizione dei corpi.

My lai vietnam
Immagine del massacrro

Nessuna delle vittime, neanche a guerra finita, risultò essere un guerrigliero vietcong o un agente del nord comunista. Fu una mattanza a sangue freddo, del tutto ingiustificata. Solo l’arrivo di un elicottero di ricognizione dell’esercito americano fermò l’assurda rappresaglia. Gli occupanti, guidati dal pilota Hugh Thompson, dopo aver visto con i propri occhi quell’assurda follia, non esitarono a puntare le armi contro i loro stessi commilitoni, minacciando di aprire il fuoco. Fu così possibile evacuare il villaggio e salvare i pochi abitanti ancora in vita. L’episodio passò alla storia come “massacro di My Lai” e fu uno dei più cruenti della guerra in Vietnam. Il più famoso, ma purtroppo non l’unico.

NESSUNA GIUSTIZIA

Nessuna di quelle morti ha mai avuto giustizia. La legge risparmiò soldati e ufficiali. Solo il tenente Calley ebbe l’ergastolo, salvo poi essere graziato dal presidente Nixon.

Seymour Hersch, nell’opera, ricostruisce la cronaca di quel giorno attraverso diversi strumenti. Prima di tutto i rapporti dell’esercito, che tentò di sminuire la portata della tragedia, e le testimonianze dei soldati coinvolti, carnefici e salvatori. Furono, infatti, gli stessi carnefici che, in preda ai sensi di colpa o nel tentativo di scaricare le colpe sui superiori, raccontarono raccapriccianti dettagli sull’accaduto. «Meritiamo la galera per quel che abbiamo fatto» è l’amara riflessione di uno dei militari, riportata in un’intervista presente nell’opera.

L’OPINIONE PUBBLICA NEGLI USA E NEL VIETNAM

Altro strumento utilizzato dall’autore è l’analisi dell’opinione pubblica negli Usa, nel Vietnam del Nord e nel Vietnam del Sud, attraverso lo studio delle varie versioni del massacro date dalla stampa nei tre paesi.

Un’analisi da cui emerge un’opinione pubblica statunitense che, complice l’iniziale scarsa informazione, si rivela dalla parte dei soldati. L’episodio scosse fortemente la popolazione nordvietnamita e, anche grazie alla stampa locale che ingigantì l’entità della catastrofe, contribuì a rendere più agguerrita la resistenza contro l’invasore americano. Nel Vietnam meridionale, invece, nonostante l’alta ondata di indignazione, governo e militari erano più interessati a limitare la diffusione delle notizie per salvaguardare l’alleanza con gli Stati Uniti.

LA GUERRA TRASFORMA RAGAZZI NORMALI IN MOSTRI

Una lettura che spinge a riflettere su come la guerra trasformi in spietati assassini dei semplici soldati di leva, ragazzi normali, «figli di una nazione democratica e civile come gli Stati Uniti».

«Ho solo eseguito gli ordini» fu la frase usata per difendersi. Frase che, come afferma Hersch, risuonò nelle aule dei tribunali per i crimini di guerra di nazisti, Khmer Rossi cambogiani o responsabili dei massacri nell’ex Jugoslavia: «Se poi, come nel caso del massacro di My Lai, simili atrocità vengono perpetrate non da feroci squadroni della morte nazisti, ma da semplici soldati di leva, i rampolli della “nuova frontiera” kennedyana, i figli di una nazione democratica e civile come gli Stati Uniti, allora quella frase assume un altro e ben più inquietante significato».

Nel 2009, 41 anni dopo, Calley, in un evento pubblico negli Stati Uniti, invocò ufficialmente perdono.

«Io lo perdono anche – disse colui che, all’epoca, era guardiano al museo dedicato al massacro, in cui tra le vittime ci fu anche sua sorella (le dichiarazioni furono riportate in un articolo a firma di Vittorio Zucconi, sul quotidiano La Repubblica) – ma deve venire qui, a My Lai, e chiederlo a noi».

I FILM SUL MASSACRO DI MY LAI

Paolo Bertola, nel dicembre 2010, si ispirò al libro di Seymour Hersch, per realizzare il film “My Lai Four. E anche Oliver Stone era intenzionato a realizzare un film sulla strage dal titolo “Pinkville”, nome in codice dell’operazione militare. Ma il progetto non è mai andato in porto.

My Lai vietnam
Locandina di “My Lai four”
Oliver Stone

 

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