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“MONUMENTS MEN”, regia di George Clooney, USA, Germania, 2014

di Francesco Monteleone

Davanti alla Madonna in marmo di Nostra Signora di Bruges George Cloney si toglie il casco militare. Questa scena, per quanto secondaria, è una delle più nobili della storia del cinema. E tutte le cazzate che hanno scritto i critici a pagamento contro questo film rappresentano un unico orrore intellettuale. Il protagonista Stokes (che in realtà era il conservatore di Harvard George Stout) si commuove di fronte a un capolavoro giovanile di Michelangelo che ha ripreso ai nazisti, i quali stavano per farlo saltare in aria insieme ad altre migliaia di opere d’arte di Raffaello, Breughel, Tiziano, Rubens, Franz Hals, Palma il Vecchio ecc. ecc. Lo sguardo rispettoso di Cloney commuove anche noi. Il cinema è bello perché è utile, non utile perché è bello. Chi sostiene la seconda tesi si fa le pippe sulle inquadrature, sulle panoramiche, sui piani sequenza senza capire che il film è sempre una storia morale. E ora argomentiamo le nostre tesi: Monuments Men, scritto da Edsel Robert e Witter Bret è un saggio edito in Italia da Sperling & Kupfer dal quale è stata ricavata la intelligente sceneggiatura. Senza averlo ancora letto ipotizziamo che esso ricostruisca la storia della M.F.A. e A. (Monumenti Belle-Arti e Archivi) una sezione delle forze alleate composta da grandi esperti di arte che nel 1944 si impegnò a ritrovare i capolavori rubati in tutta Europa dallo squallido esercito nazista. Non bisogna mai dimenticare che Hitler aveva in mente di costruire a Linz il “Museo del Führer”, che doveva ospitare la più grande galleria d’arte del mondo. Linz è una città austriaca dove il paranoico tiranno aveva studiato da ragazzo e lì sarebbe finite tutte le collezioni private e pubbliche che i gerarchi avevano rubato, strada facendo. Quante opere furono tolte con violenza, deturpate, distrutte, maltrattate e quale valore economico e culturale esse avessero richiederebbe il lavoro di 10 università per 10 anni. Cloney ha fatto il massimo in 2 ore di tempo per ricostruire l’azione di quel gruppo di militari che nel 1944, mentre i tedeschi arretravano distruggendo tutto il possibile, si impegnarono a recuperare e restituire ai proprietari un tesoro pazzesco. Cloney ha materializzato il suo grandissimo amore verso la Bellezza, per il quale andrebbe nominato Ministro al posto di Franceschini o cose simili.

Bisogna sapere che nella primavera del 1944 la R.A.F. di notte e le fortezze americane di giorno resero precaria la vita di oggetti sublimi e fragili. I bombardamenti sulla Germania distrussero moltissimi capolavori. Hitler ordinò di nascondere in miniere, monasteri e castelli un patrimonio inestimabile. Specificamente le opere destinate a Lindz furono occultate nella miniera di sale di Alt Aussee, perché essa aveva una temperatura fra i 4 e gli 8 gradi e il tasso di umidità del 60%; erano condizioni fisiche perfette per conservare le tele. (Le armature furono protette dall’ ossidazione con uno strato di grasso). E fu proprio ad Alt Aussee  che i fantastici uomini della M.F.A. e A. diretti dal capitano Posey ritrovarono l’Adorazione dell’Agnello mistico, celeberrima pala d’altare di Gand dipinta dai fratelli van Eyck e considerata la più grande opera d’arte del Belgio. Dalle viscere della terra di Alt Aussee ricomparvero il Ritratto dell’artista nel suo studio  di Vermeer, un meraviglioso autoritratto di Rembrandt, le 73 casse con dentro  le vetrate della cattedrale di Strasburgo che i francesi considerano il loro tesoro nazionale per eccellenza…

È inutile dirvi altro. Non vogliamo fare i maestrini antipatici, ma spingervi con tutte le forze a gustarvi un film educativo, mai noioso, pieno di sentimenti, recitato alla grande. Cloney ha voluto strafare? Macché! Ha semplicemente raccontato una delle cose migliori fatte dal generale Eisenhower in favore dell’Europa, sbranata da bestie selvatiche. 2) Cloney ha fatto recitare i divi del grande schermo, bravi, belli e vincenti per vantare l’America? E chi doveva arruolare l’ottimo regista per essere più realistico, i tipografi di Repubblica, del Giornale o de La Stampa? Il cinema da sempre idealizza le figure umane, le mitizza ed è per questa ragione che paghiamo un biglietto salato; ma in un film quel che conta non è la parvenza, è l’essenza. 3) Il film emula le avventure di Indiana Jones, perché è evidente la citazione di un carrello…Allora, noi diciamo che prima di giudicare bisognerebbe studiare. Se la memoria non ci tradisce, ricordiamo che nelle miniere di Alt Aussee, a 700 mt. di profondità, la grande rete di gallerie era realmente collegata da una piccola ferrovia, perché circolare sotto soffitti molto bassi era stancante. E ora consegniamo la pagella: 10 e lode a George Clooney. 7 a Matt Damon, 9 a Bill Murray, 9 a John Goodman, 8 a Jean Dujardin. C’è anche una nota di punizione, a tutti gli storici del nazismo e della Storia dell’Arte. Per Alt Aussee un camion trasportò 3 grandi casse con 3 bombe di 50 kg. Un certo Glinz aveva avuto l’ordine di far saltare in aria il vecchio giacimento di salgemma e tutto il suo eccezionale contenuto. Ebbene, ci fu un ignoto restauratore che ‘tradendo’ i suoi connazionali tedeschi aiutò i partigiani austriaci a salvare la miniera. Si chiamava Karl Sieber; per lui ci vorrebbe un film a parte (e forse è poco). Noi proponiamo un monumento. Karl Sieber, per aver salvato più di 20 mila opere d’arte, merita un monumento nel Palazzo delle Nazioni Unite, pagato dall’intera umanità.

 

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