LE FALSITÀ DELL’ISTAT SUGLI STUDENTI ITALIANI

  • di Carmela Moretti

In questi giorni, i titoloni dei giornali presentano uno scenario apocalittico. Secondo un rapporto Istat, i ragazzi italiani iscritti al terzo anno delle scuole medie sono degli asini, non conoscono le regole ortografiche della loro lingua madre e non sanno svolgere calcoli semplici. La situazione sembra essere più grave al Sud, in Campania, Calabria e Sicilia.

Tutto è perduto, dunque, sostiene qualcuno. Il futuro è nelle mani di individui incapaci, che si aggirano per le strade come zombie con i jeans stracciati, non sanno dire “grazie” e “prego”, non sanno usare i congiuntivi e di fronte a 2 + 2 vanno letteralmente in tilt.

Siamo sicuri che sia proprio così? Ogni tanto ci piacerebbe conoscere in che modo siano condotti questi sondaggi Istat, le prove che vengono somministrate, la tipologia di valutazione adottata. Perché, diciamocelo francamente, i termini della questione potrebbero essere molto diversi, addirittura rovesciati del tutto.

E se fosse la scuola a essere vecchia, a essere incapace di rinnovarsi e di adeguarsi ai tempi che corrono fulminei? I programmi scolastici sono gli stessi da sempre e alcuni insegnanti restano ancorati ai loro libri di testo del cuore, senza mai fare un passo “oltre”.

Gli alunni di oggi sanno manomettere una LIM (lavagna interattiva) come se fosse un giocattolino, mentre noi insegnanti spesso osserviamo con sguardo stupefatto quell’aggeggio alieno entrato nostro malgrado nelle classi. Sanno utilizzare Instagram, facebook, Google adsens, piattaforme on line, programmi di montaggio video… e se vi sembrano tutte competenze superflue, provate a partecipare a un colloquio di lavoro nei settori della comunicazione, del marketing e delle tecnologie: certamente non vi chiederanno le tabelline, per quello c’è il calcolatore!

Ancora. Sono ragazzi che spesso praticano sport con ottimi risultati, hanno una buona manualità, non mancano di fantasia e se spronati correttamente sanno fare percorsi sorprendenti.

Certo, hanno lacune gravissime in alcuni ambiti, ma non ne hanno tutta la colpa. Sono nativi digitali, usano da sempre pc e dispositivi mobili che includono correttori ortografici e calcolatori, e si sa che un’abilità non applicata è un’abilità perduta. Pensateci: a voi adulti, non capita sempre più spesso di avere dubbi sulle doppie e sugli apostrofi, quando impugnate una penna? E vi risulta semplice come in passato svolgere una divisione con la virgola, in colonna?

Dunque, questi ragazzi sono figli del loro tempo, come lo siamo stati tutti noi. Le abilità e le competenze richieste nella società contemporanea sono cambiate e sono quelle che dovremmo essere in grado di “tastare”: competenze logiche, informatiche, nelle lingue straniere, la capacità di ragionare per immagini e così via.

E magari, più che delle regole ortografiche, occuparsi un tantino anche della loro felicità.

Mai nessuno che faccia uno studio sull’aumento di attacchi di panico e crisi di ansia tra gli adolescenti di oggi, perché gli adulti sono sempre meno portati a valorizzarli e a dare loro delle risposte opportune.

Una risposta a “LE FALSITÀ DELL’ISTAT SUGLI STUDENTI ITALIANI”

  1. Non vorrei contraddirti, carissima Collega, ma i ragazzi di oggi non sono nativi digitali, cosa che è già stata dimostrata circa 6 anni fa.
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/per-favore-non-chiamateli-nativi-digitali/
    Sono solo dei manipolatori di tecnologie, che nemmeno sempre sanno usare in modo corretto e proficuo. E tutto ciò, probabilmente, perché alla base c’è una mancanza di cultura generale che li rende incapaci di andare oltre l’immediato, il tutto e subito.

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