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LA FRAGILE SOLITUDINE DI CHI LOTTA PER SALVARE LA VITA ALTRUI

di Carmela Moretti

I primi inconfondibili sintomi, poi la telefonata e la certezza di essere positiva al Covid, infine l’isolamento e la speranza di vincere la battaglia. La dottoressa Raffaella Zennaro, della provincia di Verbania, è uno dei tanti medici-eroi di questa pandemia, molti dei quali – lo ricordiamo – sono da anni al servizio degli altri senza diritti né tutele. Ha contratto il Coronavirus a lavoro, dove è sempre in prima linea per curare i suoi pazienti, soprattutto quando si tratta di accompagnarli nella fase finale della loro vita, con cure palliative certamente, ma anche con una parola di conforto. Ricorda, però, che con questo virus la storia è diversa, viene a mancare il fondamento delle cure palliative: i pazienti si ritrovano soli.

Ora è in fase di miglioramento. Porta, però, con sé gli strascichi della paura. E a chi ancora non resta a casa, ricorda: “Nessuno è immune al virus. Sarete soli con il Covid e vi assicuro che ciò non ha nulla di bello”.

Innanzitutto, come sta?

Oggi sono al quattordicesimo giorno dalla comparsa di febbre e finalmente sto meglio, grazie. Sempre molto stanca, ma il peggio è passato.

Sa come e dove ha contratto il virus?

Ho contratto il Covid a lavoro, sono un medico che si occupa di cure palliative e continuità assistenziale in libera professione. Ho avuto contatti con due sanitari a loro volta positivi, non importa chi… il vero problema è il perché lo abbiamo contratto.

Da medico, si è sentita tutelata nell’esercizio della sua professione?

Purtroppo no. All’inizio non siamo stati tutelati come avremmo dovuto, non avevamo i DPI (dispositivi di protezione individuale) necessari e ad oggi sono comunque scarsi, almeno per chi lavora ogni giorno sul territorio.

Pensa che alla categoria dei sanitari negli ultimi anni sia stato riservato un trattamento all’altezza del suo ruolo sociale?

Come dicevo, sono una libera professionista. Da 14 anni lavoro con contratti semestrali, che sono sempre stati rinnovati, ma senza avere mai certezze. Sono una dei tanti precari della sanità. Lavoriamo non sempre tutelati e questa epidemia sta dimostrando a tutti che solo la passione per il nostro lavoro ci fa andare avanti, non certamente le tutele.

Qual è stata la prima cosa a cui ha pensato quando ha saputo di essere positiva?

Ero certa di essere positiva, i sintomi c’erano e i contatti anche. Eppure credo che quella telefonata non la dimenticherò facilmente. Per prima cosa ho provato paura, non sai che evoluzione possa avere questa malattia, perciò era normale che provassi paura per un peggioramento, per l’ospedalizzazione, per l’intubazione e non per ultimo paura della morte. Un istante dopo ho pensato alla mia famiglia, a mio marito e alle mie due bimbe di sei e nove anni, che non vedevo già da una settimana. Ho pensato a cosa dire alle mie bambine per spiegare quello che stava accadendo. Insomma, paura e solitudine sono la peggior faccia di questo virus.

La sua preoccupazione più grande attualmente.

Sono in miglioramento, ormai senza febbre, perciò ora la mia preoccupazione riguarda il momento in cui riabbraccerò la mia famiglia. La paura arriva la sera, quando è ora di dormire e mi ritrovo avvolta da buio e silenzio. Soffro di insonnia da quando ho saputo di essere positiva al Covid.

La prima cosa che farà quando le diranno di aver sconfitto il Coronavirus.

Sicuramente, piangendo, correrò ad abbracciare le mie bambine, mio marito e i miei genitori. Non penso che a questo da 14 giorni.

Sta guardando la tv in questo periodo? Cosa ne pensa di quel che si racconta?

Non guardo la tv da quando ho cominciato ad avere febbre, la paura aumenta se si sente parlare di Covid. Per la stessa ragione non ho più letto articoli e protocolli scientifici. Da qualche giorno ho ripreso a leggere libri e guardare film, ma cose molto soft, che non richiedono un coinvolgimento emotivo. Ho ascoltato il tg solo l’altro giorno e per poco non mi è venuta l’ulcera, sentendo parlare dei calciatori che non prenderanno lo stipendio per quattro mesi. Come se il problema dell’Italia fosse questo adesso!

Che cosa vorrebbe dire a chi ancora si ostina a non restare a casa?

Non siete immuni al virus. Anche una forma lieve di questa infezione vi porterà in isolamento per un mese circa, vi farà provare la paura con la P maiuscola, vi farà rabbrividire a ogni nuovo sintomo. Sarete soli con il Covid e vi assicuro che ciò non ha nulla di bello.

E se potesse inviare un messaggio ai politici nazionali, cosa le piacerebbe far sapere loro?

Non mi intendo di politica, ma in questo momento credo che si stia comportando peggio certa gente che i politici.

Infine, c’è una riflessione che vorrebbe condividere con noi?

I sanitari hanno sempre lavorato con il cuore, mettendo da parte tutto, famiglia e vita privata. In questo momento ci sentiamo fragili. Per favore, a fine epidemia non dimenticatevi di quanto cuore mettiamo in quello che facciamo.

 

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