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LA CAMERA DEI SEGRETI

di Elisa Testa

La bellezza ci circonda, non è solo la natura a donarci visioni di pura estasi. Vi è il genio umano. Nasce da una scintilla, si evolve in idea, si trasforma in capolavori artistici. Gioielli preziosi, capaci di raccontare storia, cultura e riempire i nostri occhi di vera beltà.

La mia città, Castelfranco Veneto, nel cuore della Marca Trevigiana, custodisce molti luoghi storici. Dislocati in vari punti, testimoniano l’ingegno castellano, dando vita al “Museo diffuso”. È un’esperienza attiva, permette di conoscere il territorio tramite: zone da raggiungere, abitanti da conoscere, opere da ammirare.

mappa di Castelfranco Veneto

Tra le gemme di Castelfranco Veneto ho il piacere di raccontarvi un ambiente magico: lo studiolo di Vicolo dei Vetri.
È un ambiente di 31,5 metri quadrati, con un nome singolare, carico di significato.Tutto è avvolto in un’aurea misteriosa. L’unica certezza è la data di costruzione, il 24/12/1506, per voler dell’allor Pretore Agostino Moro. Moro concedette a due giovani notai, su loro richiesta, un’area pubblica, vicino al palazzo del potere, dove poter edificare uno studio notarile.
Pietro Dotto e Bernardino De Zaghi fabbricarono questo luogo per la propria professione. Seguendo le indicazioni del documento, i due notai bonificarono una latrina pubblica ed innalzarono un piccolo edificio posizionandovi: due sgabelli; una copertura a coppi; una porta d’ingresso e due finestre che davano sulla strada principale.

Ciò che si vede oggi è il risultato dei secoli. Con il passar del tempo, lo studiolo è stato modificato e ha svolto varie funzioni pubbliche e private. L’incantevole bellezza della stanza sono i dipinti parietali conservati al suo interno. Furono ritrovati nel 1991, sotto strati d’intonaco, dal primo proprietario. Un lungo fregio cinquecentesco-grottesco lungo venti metri, una tappezzeria, una figura femminile. Sulle pareti corre una medievale decorazione a tappezzeria: linee verticali, con colori accesi, quali il verde che ricorda la speranza, i soldi ed era il colore usato solo da notai e banchieri; il giallo simbolo del sole; il rosso che ricorda l’amore, la passione e l’ira. Ogni cosa ha un significato specifico.

una parte del fregio

A destra, vicino il camino un’immagine speciale: una donna, con occhi e bocca chiusa, tiene un orecchio, forse il suo, in mano. Lei è un monito per chi la guarda: “non rivelar nulla di ciò che senti qui, e ricordati, di non calunniare nessuno presente e non presente nella camera”. Un ammonimento che indica la possibilità di una nuova destinazione per lo studiolo, quello a tribunale civile.

Sulla parete, in alto, delle quattro mura vi è un sublime fregio rinascimentale, una decorazione parietale. Di man de pittor veneto anonimo, attento alla tecnica classica ed innovativa, l’artista tenne uno sguardo volto alla luce, al colore e alla profondità.
Fiori, foglie d’acanto, volatili, putti color “statua” si alternano in uno sfondo rosso e blu d’Alemana. Questi elementi ricordano gli affreschi romani, nella Domus aurea di Nerone, scoperta nel Rinascimento, i pittori si calavano con fune e candela per prender spunto e riprodurre queste meraviglie dell’arte antica.

Le immagini dello studiolo sono ricche di simbologia: la ghiandaia rappresenta la fedeltà, il tono blu la spiritualità. Esse si alternano a stemmi araldici delle più importanti casate, vissute in città. Ulteriori tondi con scene mitologiche rivelano un messaggio di vita.
Una donna nuda, sopra il mondo, con il vento in poppa è la fortuna. Quando lei è con noi la vita ci sorride e possiamo vivere in armonia; per questo vi è un secondo tondo con gli strumenti musicali (liuto, flauti), la musica è l’armonia per eccellenza. Grazie alla fortuna gli uomini possono vivere in abbondanza e a lungo.

la Fortuna

Ecco così che, appaiono: la figura del satiro, metà uomo e metà capra, che nel mondo greco raffigura l’abbondanza e il disegno di un uomo anziano sul carretto che viene identificato con il tempo. Un significato positivo viene qui indicato: quando arriva la fortuna, prendila, vivrai in pace, armonia, abbondanza e potrai vivere a lungo, non fartela mai scappare.
Gli altri tondi, invece preannunciano negatività. Un falconiere, elemento dell’amor cortese e della caccia, ma il falco nei “bestiali” è il vizio dell’orgoglio. Questi due soggetti preannunciano la guerra raffigurata da tondi di un soldato, di armi e la figura della fortuna che volta le spalle e si allontana.

“Ricordati uomo la vita è breve, vivila appieno, ci saranno momenti brutti (in questo fregio era la guerra di Cambrai 1508/1516), ma la fortuna busserà, prendila e vivrai bene e a lungo.” Un fregio che sprigiona il pensiero umanistico rinascimentale, si presenta a noi contemporanei con un grande insegnamento di vita.

Lo studiolo,dunque, è un piccolo vano con un immenso sapere.

 

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