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INTERVISTA A PIPPO BAUDO

Intervista del 4 settembre 2013 ad Andria, pubblicata su MILLECANALI

di Francesco Monteleone

Pippo Baudo ha i capelli bianchi. Il tempo è un governatore equanime e con lui stava ritardando troppo a manifestarsi. L’anima di Pippo è contenuta in un fisico imponente, resistente. Con le sue posture il mitico presentatore ricorda uno di quegli apostoli di marmo che fanno la guardia alle chiese romane. Ecco, per noi che abbiamo nella mente i palinsesti in bianco e nero, Pippo è stato l’apostolo della televisione italiana, anzi della RAI. Il suo volto felice è sempre in festa, egli ama la disciplina mentale, ha da sempre la mano operosa; Pippo è prudente nei giudizi, sentendosi oppresso rivolge indietro il suo cuore, è stato anche in guerra e qualcuno ha saccheggiato la sua ricchezza (Silvio B. per la rescissione del contratto con Mediaset gli tolse la famosa ‘Villa Baudo’ che è stata rivenduta ultimamente a 45 milioni di euro). Se capita di incontrarlo e di poter conversare, da lui si apprendono fatti, retroscena, aneddoti che nessun libro contiene. (Pippo ripete che non scriverà mai le sue memorie).
Perciò fargli un’intervista è come recuperare una pagina stracciata al Vecchio Testamento della comunicazione.

– Pippo, qualche giorno fa mi è capitato di vedere, per caso, una tua foto nell’archivio. Mentre riprovavo il gran diletto della tua amicizia ho sentito alla radio che il Presidente della Repubblica stava scegliendo 4 senatori a vita. E ho pensato che uno potevi essere tu…
– (ride, senza compiacersi) No, no sarebbe stato troppo! Per carità, questa promessa era stata fatta a Mike Buongiorno e non è stata realizzata anche perché lui, purtroppo, è mancato. Però io sono d’accordo sui quattro personaggi che hanno scelto, perché non hanno scelto gente ‘politica’. Il Presidente ha scelto gente importante che dà lustro a questo paese. Secondo me essere senatore a vita è un titolo, un merito molto grande che negli ultimi tempi si è un poco svilito; meglio che sia stato reinnalzato…Ma poi io non ho mai voluto fare politica. Io non mi sono mai schierato. Tutti volevano che mi presentassi alle elezioni; mi assicuravano i collegi senatoriali o quelli della Camera, ma non l’ho voluto mai fare, perché il mio essere ‘artista’ mi obbliga, e poi lo sento anche, a essere oggettivo, a essere a 360 gradi, sinceramente. Non devo appartenere a una corrente o a una fazione.

– Eppure una volta, non ricordo quale giornale importante, ti ha messo in copertina con una coppola da siciliano mafioso…
– Fu ‘Panorama’ (un’ombra gli travolge il volto). È stato uno dei momenti più duri della mia vita, più dolorosi…Sì, vedi…perché io non accetto quel tipo di umorismo volontario o involontario. Quello di essere ritratto con la coppola e con la doppietta mi ha veramente addolorato anche perché, io non l’ho mai dichiarato, sono vittima purtroppo della mafia! Io mi sono espresso ‘in un certo modo’ contro la mafia, doverosamente. È il minimo che un siciliano deve fare, che un meridionale deve fare. Ho detto cose molto dure nei loro confronti e ‘loro’ si sono vendicati! Io avevo una casa molto bella sul mare vicino Acireale, una casa dell’800 e ‘loro’ l’hanno minata…Me la fecero saltare completamente. Furono anche intelligenti devo dire, perché forse avevano letto i termini del mio contratto di assicurazione. Quando andai in agenzia ero abbastanza tranquillo, avevo versato un sacco di soldi, ero convinto di avere un risarcimento. Il direttore iniziò a trattarmi molto bene! Allora il mio avvocato mi disse: “Questo ci sta trattando troppo bene, c’è qualche cosa sotto”. Infatti una cosa sotto c’era, perché il direttore mi liquidò, ma a solo parole: “Dott. Baudo, purtroppo devo dirle che il comma 45 numero 23 recita che dal risarcimento sono ‘esclusi gli attentati dinamitardi”. È così non presi niente. ‘Loro’ hanno usato, guarda caso il tritolo; sarà stata un’intuizione del Padreterno? No, perché il Padre Eterno non collabora con queste cose! Io, per principio, l’ho rifatta la casa. L’ho ricostruita come prima, anzi meglio di prima. Poi, a dir la verità, sono stato forse fragile; ho provato a tornarci e quando ci stavo, stavo malissimo! Sentivo un vuoto dentro, perché avevo subìto un tradimento da parte della mia gente. L’ho venduta, l’ho svenduta addirittura.

– “Non negare un beneficio a chi lo domanda, se è in tuo potere di farlo” insegna uno dei proverbi biblici di Salomone. In Puglia sono parecchie le persone ti devono qualcosa. Ne nominerò qualcuno, per esempio Marco Armani.
– Marco Armani me lo ha portato Enzo Zambetta. Io con Enzo non ho un rapporto professionale; è un rapporto affettivo. Posso dire che lui non è un mio amico, lui è un mio parente. Io mi sento legato a lui veramente in maniera morbosa, perché, oltre a essere bravissimo come impresario, ha dimostrato nei miei confronti un’affettuosità, una disponibilità, che non ho riscontrato in altri impresari. Quello che facevamo tutti e due era divertente per entrambi. Chiudevamo gli spettacoli ed eravamo soddisfatti. Marco Armani me lo ha presentato lui: “C’è questo ragazzo, ha una bella voce”. Marco aveva una sorella che si interessava di musica. Io l’ho sentito e devo dire che mi è piaciuto subito. L’ho portato in poco tempo a Roma, gli abbiamo fatto fare Domenica Inn, poi lo abbiamo portato a Sanremo. Devo dire che Marco Armani deve più a Enzo Zambetta che a Pippo Baudo. Io sono stato il tramite finale, diciamo che io ho tirato l’ultima volata.

– Gianni Ciardo
– Gianni Ciardo io lo adoro, lo amo, gli voglio bene…Io penso che Gianni Ciardo abbia avuto molto meno di quanto meriti. Gianni Ciardo è un comico istintivo, eccezionale, un improvvisatore formidabile. Però è un poco pigro. Io gli ho sempre rimproverato una grande pigrizia. Spesso gli ho detto: “Gianni ma perché non ti impegni un po’ di più?”. Lui è ‘naturalmente’ comico e oggi non ci sono più grandi comici. Diciamo le cose come stanno. Lui è uno che appena arriva in scena o davanti a un teleschermo…tu che lo vedi ti scappa da ridere e lui non ancora ha cominciato a parlare. Questa è una forza che pochissimi hanno, i grandi hanno! Purtroppo è pigro…

– Bianca Guaccero
– Bianca Guaccero, si è sposata…

– Ti ha invitato?
– Sì, mi ha invitato, ma purtroppo quel giorno ero all’estero e mi è dispiaciuto moltissimo. Io me la sono trovata in un concorso di ‘Miss Italia’. Mi sembrava una bambinetta, piccolina! Non è che si cresciuta molto dal punto di vista fisico. Dal punto di vista artistico, tantissimo! Però ho visto che c’era un fuoco dentro di lei. Assieme a Enzo le abbiamo chiesto di farci parlare con i genitori. “Guardate che questa ragazza è un prodigio, può diventare un’artista. Io l’ho aiutata per quel che potevo, facendo soltanto il mio dovere. Poi l’ho portata a Sanremo dove ha avuto un incidente…poverina! Una laringite pazzesca. Non riusciva a cantare e ciò nonostante, cantava; ce la faceva perché lei ha dentro una fiamma sempre accesa. D’altronde l’abbiamo vista negli sceneggiati, come quello ambientato a Capri. Per me Assunta Spina con Michele Placido è un capolavoro. Bianca recita in napoletano antico e lo fa così bene, è un’attrice importante. Ha una faccia che passa…

– Che cosa ti ricordi del ‘Cantapuglia’?
– Cantapuglia era uno spettacolo grande, veramente! A volte trovi in un territorio come la Puglia le occasioni per organizzare spettacoli che nemmeno nelle grandi città delle grandi regioni si possono fare. Cantapuglia è stata un’invenzione del nostro Zambetta, il quale prima di me aveva come presentatore ufficiale Mike Buongiorno, non dimentichiamolo! Lui ha tradito Mike (si fa per dire) e si è affezionato a me. In realtà ci eravamo conosciuti in occasione di un programma radiofonico che facevo a Bari, esattamente alla ‘Casa del Soldato’, quando la RAI non aveva la sede regionale. In una sala di 600 posti, ospitavamo 1200 spettatori. Io presentavo uno show che si chiamava Settimana Corta; dovevo essere il lunedì a Bari, il martedì a Napoli, il mercoledì a Roma, poi a Milano e chiudevo a Torino. Questo tutte le settimane; devo dirti che era faticosissimo e non l’avrei potuto fare se non avessi potuto contare sulla collaborazione di persone fidate. Enzo mi chiamava gli artisti, me li portava fisicamente…Fu in quel clima che fu ideato il Cantapuglia; diventò una chiamata eccezionale. Quando si arrivava nelle piazze o nei teatri la gente sapeva che avrebbe trovato dei grandi ospiti in uno spettacolo completo, perché c’erano le sfilate, il balletto, degli ottimi cantanti. Non era mai uno spettacolo monotono, era uno spettacolo molto ricco

– Pippo, hai nostalgia di quegli anni?
– Sì, sì, come si fa a non averla. La nostalgia fa parte del cuore, è un sentimento privato interiore. Sarei ingiusto con me stesso se qualche sera, chiudendo gli occhi, non ricordassi e non rivolgessi un pensiero a tutto quello che è stato.

– Avviciniamoci al presente. Qual è la parola che oggi cancelleresti dal vocabolario?
– (dopo 4 secondi di mattanza lessicale) Vecchiaia! (e sorride)

– Che cosa ti fa paura?
– Mi fa paura l’impreparazione, essere impreparato e parlare con degli impreparati.

– La tua rinuncia più grande?
– Ho rinunciato ad avere una vita privata regolare, per via dello spettacolo che è stato più importante della mia vita privata. Dovrei pentirmi a questo punto, ma è troppo tardi.

– Cos’è peggio diventare povero o perdere il potere?
– Secondo me, perdere il potere. Perché il potere ti dà un’emozione, un’eccitazione enorme. Povero è stato San Francesco, ma è diventato un grande lo stesso, anzi ha un sostituto adesso, che fa il Papa.

– Qual è l’ultimo esame importante che sei riuscito a superare?
– L’ultimo è stato il provino che ho fatto in RAI quando sono arrivato da laureato. Non mi conosceva nessuno. Mi sono presentato. Il mio esaminatore era il grande Antonello Falqui che mi ha detto: “Lei di dove è?” “Io sono siciliano” gli ho risposto. E lui: “Ma voi siciliani non parlate italiano!”. Falqui era come Cavour. Il conte Camillo Benso pensava che nel sud Italia si parlasse l’arabo. “Mi metta alla prova!” ho ribattuto e lui mi ha concesso di parlare e di cantare. Poi sono stato indotto in tentazione: “Baudo, come se fosse un sogno, una chimera, si immagini di stare a Sanremo e di presentare Sanremo”; Antonello Falqui mi rivolse un’interrogazione che si è rivelata una profezia.

– Chi richiameresti in vita dall’altro mondo?
– Tanti colleghi, tanti colleghi…Mike tra questi. Sandra e Raimondo per primi con i quali ho avuto un rapporto bellissimo di affetto, di ironia. (si commuove, i ricordi guizzano nella voce rotta) Io ero un uomo della loro casa, della loro vita. È una mancanza che sento ancora. Quando vedo questi programmi di rievocazione, li guardo e non riesco a sorridere alle loro battute che mi facevano tanto ridere, un tempo. Adesso mi fanno malinconia…Di Mike ricordo che lo chiamai come ospite a Sanremo perché altrimenti l’avrei superato come numero di presenze e non volevo superarlo. Incominciammo insieme e così rimanemmo alla pari. Lui era venuto, con il suo stile americano, tre ore prima. Io l’avevo sgridato perché preferivo improvvisare, senza preparare nulla. Lui notò che io scherzavo con i tecnici e mi ripeté più volte: “Ma si fa così? Un presentatore come te, senza un minimo di concentrazione?” Ebbene sì, confesso, io devo uscire deconcentrato. Quando arrivo in palcoscenico guardo il pubblico; ci sono quei 20-30 secondi nei quali sento un tuffo emozionale, poi incrocio le facce delle persone e da esse traggo la forza spirituale per andare avanti.

– Pippo, Dio esiste?
– Certo, certo! In molti fanno sforzi enormi per dire che non c’è, ma secondo me c’è e…provvede.

– Qual è il momento della tua giornata nel quale stai in totale silenzio?
– Quasi sempre prima di dormire, la notte, prima di addormentarmi. Spengo tutto, televisori radio ecc. e incomincio a riflettere. La mattina no, mi alzo di corsa, di scatto come se volessi abbracciare la vita subito. La sera è per la meditazione.

– Ti ho spiato per tanti anni. Non ho mai scoperto se sei superstizioso.
– No. Io non ho corni o amuleti particolari, né faccio gesti scaramantici. Tutti gli altri miei colleghi hanno cose di quel genere, io no!

– Le donne sono state importanti nella tua vita, di più o di meno, in tante o in poche. Che cosa non riesci a perdonare ancora nell’altro sesso?
– Io nell’altro sesso voglio perdonare tutto, soprattutto in questo periodo nel quale la donna sta attraversando delle cose tremende. Le donne si sono battute tanto per avere l’autonomia, l’autosufficienza, per essere indipendenti. Invece noi uomini le stiamo aggredendo. Non c’è giorno che passi senza un omicidio, senza una donna che venga strangolata, ammazzata. Verso di loro dobbiamo dimostrare soltanto gratitudine. Io nei confronti delle donne che mi hanno fatto compagnia nella mia vita sentimentale ho soltanto dei ricordi piacevoli. L’ultima, Alida Chelli è mancata qualche mese fa. Ci penso sempre. Non è un caso che te l’abbia citata…è dentro di me!

– Per una donna è più difficile conservare, la bellezza, la ricchezza o la virtù?
– La cosa più difficile è la virtù; è una dose di spiritualità, è una cosa molto grande, la virtù è quella che ti fa vincere. La bellezza è chiaro che passa, la ruga deve arrivare, per cui io non apprezzo tutti questi che si fanno ritoccare…la ricchezza? molte donne vogliono essere ricche perché preferiscono vivere agiatamente. Però se sono donne virtuose, anche con poco, vivono bene.

– Pippo, che cosa andrebbe privatizzato in Italia?
– Andrebbe privatizzato tutto, se fosse possibile, se avessimo degli industriali molto avveduti che sono in grado di riprendere in mano questo paese e rilanciarlo. L’azienda Italia ha avuto un grande successo fino a poco tempo fa, adesso sta perdendo i pezzi. Quando un ente è statale praticamente ha tanti difetti, incominciando dalle raccomandazioni. Invece quando c’è la redditività da produrre obbligatoriamente, è molto meglio…Vale anche la RAI. Perché no? Anche se io penso che un servizio pubblico debba esserci La tv commerciale fa quel che deve fare, ma nella costellazione di tv ci vuol un ente di servizio pubblico che risponda a dei valori di riferimento morali, didattici, culturali.

– Tu hai sempre detto la verità? Bisogna sempre dire la verità?
– Se uno ce la fa è meglio farlo, perché quando dici una bugia, una menzogna, ti ricade sempre addosso; qualcuno se ne accorge e poi te lo rimprovera. È chiaro, sarei falso se ti dicessi che ho detto sempre la verità, però mi sono sforzato di essere sincero… questo sì.

– Che cosa non sei riuscito mai a realizzare nella tua vita?
– Eh, (ride) una cosa enorme! Il sogno della mia vita è stato la direzione d’orchestra. Io volevo fare il direttore d’orchestra però, pur studiando musica, non sono arrivato a quel livello lì. Andavo sempre alle prove delle grandi orchestre. Ho visto dirigere i più grandi direttori. Mi piaceva il momento della armonizzazione, quando un Maestro prepara i violini, prepara gli archi, prepara gli ottoni, prepara i flauti e li mette insieme. E crea da tanti suoni un suono unico che deve fondersi con la voce del cantante o della cantante che arriva dalla distanza di un metro e mezzo rispetto alla buca. Quel missaggio tecnico e umano è un miracolo. Io non ce l’ho mai fatta…ci ho provato…nun ce la faccio!!

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