Il lunedì con la medicina. IL DONO PIÙ BELLO

di Giacomo Losavio, neurologo e neurofisiologo clinico 

La donazione di organi   è una scelta etica e consapevole che coincide con un atto di generosità e di altruismo anche verso i propri congiunti in quanto si previene e si evita a questi ultimi di dover scegliere per un proprio caro in un momento del tutto particolare come quello del distacco a causa della morte.

In vita abbiamo la possibilità di donare il rene e una porzione di fegato e la donazione avviane più spesso tra consanguinei (genitore figlio) e tra coniugi (marito-moglie)

Mentre gli organi che possono essere donati dopo la morte sono: cuore, polmoni, rene, fegato, pancreas e intestino; tra i tessuti: pelle, ossa, tendini, cartilagine, cornee, valvole cardiache e vasi sanguigni. La legge vieta espressamente la donazione del cervello e delle gonadi.

In Italia sono circa 3778 i trapianti di organi eseguiti nel 2021 da donatori deceduti o viventi, 362 da vivente, 18506 di tessuti, 931 di cellule staminali, 163 pediatrici. La Lombardia resta la regione dove si eseguono più trapianti. Di fatti nell’anno 2021 ne sono stati eseguiti circa 686, sommando quelli da donatori deceduti e da donatori viventi. Segue il Veneto con 523, l’Emilia-Romagna con 486, il Piemonte con 452 e il Lazio con 396. La prima regione del Meridione è la Sicilia con 261, seguita da Puglia (124) e Campania (118). Fanalino di coda l’Umbria con 7 trapianti eseguiti.

Dal 2001 a Niguarda sono stati portati a termine oltre 115 trapianti di fegato da vivente. Anche il numero totale di trapianti di fegato, oltre a quelli da vivente, è altissimo. A partire dall’anno 1985, infatti, a Niguarda sono stati realizzati oltre 2.500 interventi. Si tratta di una delle casistiche più ampie a livello nazionale che poggia sullo sforzo congiunto di tutto il personale sanitario e tecnico di sala operatoria e dei reparti dove i pazienti vengono preparati e seguiti dopo l’intervento.

Nel 2001 all’Ospedale di Niguarda è stato effettuato il primo trapianto in Italia di fegato “da donatore vivente adulto”. Una data storica che, oltre a segnare un grande passo avanti da un punto di vista tecnico e chirurgico, ha permesso a migliaia di persone di poter ricevere un organo grazie a questa nuova opzione terapeutica innovativa, sicura ed efficace.

Nel 2006 Giovanni, 60enne,ammalato di una grave forma di epatopatia irreversibile era destinato a morte certa perché progressivamente i suoi valori ematochimici peggioravano da indebolirlo tanto da non poter camminare . Giovanni è sposato con Maria e ha due figli marco e Lucia. Dopo una valutazione al Niguarda si pensa al trapianto di fegato ma non si trova il Donatore. Marco si propone di donare parte del suo fegato al padre. Giovanni     sta per ricevere il dono della vita da uno dei suoi figli: il lobo destro del fegato. Grazie alla generosità di suo figlio, l’intervento, per quanto complesso e delicato, andò a buon fine come sperato restituendo una vita normale a Giovanni

Ma dopo 17 anni il destino sembrava accanirsi nuovamente contro quella famiglia e si verificò quello che né Giovanni né la sua famiglia potevano immaginare.  Purtroppo, anche la moglie di Giovanni, la signora Maria, si è ammalata in maniera irreversibile per un linfoma creando  con gravi danni al fegato , trovandosi nella condizione di dover essere trapiantata anche lei per poter continuare a vivere . Ancora una volta, la famiglia si riunisce e gli altri due figli della coppia si propongono come potenziali donatori, spinti anche dall’enorme impatto positivo che il gesto del fratello anni prima aveva prodotto nella loro famiglia. Nel gennaio 2023, quindi, l’equipe della Chirurgia Generale e dei Trapianti dell’Ospedale Niguarda inizia la delicata fase di studio di compatibilità dei due ragazzi e stabilisce quale sia il candidato più idoneo alla donazione. Meno di due mesi e il team di Niguarda permette di replicare all’interno della stessa famiglia quello straordinario gesto di altruismo che anni prima aveva permesso al papà di salvarsi.

Una storia incredibile di speranza di amore e altruismo che non si sarebbe mai realizzata se non      fosse   in vigore    la legge sulle donazioni in vita. Anche la competenza e l’alta specializzazione    dei chirurghi dell’ospedale Niguarda hanno fatto in modo che quella famiglia rimanesse integra e che  quei ragazzi non rimanessero orfani.

 

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