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GREEN BOOK, regia di Peter Farrelly, USA, 2018

di Francesco Monteleone

Un inizio entusiasmante, lo svolgimento sempre controcorrente, il finale denso della decenza morale cercata in ogni dialogo, in ogni sguardo, in ogni azione.

Questo film è alta divulgazione di divertimento, di struggente cultura musicale e di altissima idealità.

New York, 1962: Due bestie rare, un italo-americano del Bronx (ma onesto, lavoratore e burlone) e un pianista classico ‘negro’ (ma con straordinario talento artistico) vengono messi insieme dal destino e partono per una tourneè di 8 settimane in un parte importante del territorio americano.

Tony Vallelonga (Viggo Mortensen) spaesato, scopre nel viaggio la bellezza e le profonde contraddizioni dell’America; il negro (Mahershala Ali) ricco e raffinato, che rifiuta la pace di un vinto e prova a esibirsi dove quelli della sua specie sono ancora tormentati dall’odio razziale, dove chi non è bianco deve strappare la libertà con le unghie. La sceneggiatura di questo film è magistrale.

Tutti gli incontri sono difficili, ma tra il rozzo buttafuori e il raffinato musicista vittima di razzismo quel chiamarsi nel buio, presto si trasforma in un’invocazione di aiuto reciproco che si concretizza in una straordinaria tenerezza umana.

La recitazione degli interpreti merita i massimi voti in pagella. Il regista Peter Farrelly si è preso il diritto di frugare nel passato peggiore dell’America, adattando al cinema una storia realmente accaduta, senza scadere mai nei luoghi comuni e nei falsi d’autore.

Il risultato? In ogni scena quest’opera sprigiona gioia di vivere, colpi di scena, riflessioni, bellezza; per tutto ciò sta ottenendo un grande successo di critica, di pubblico, di premi.

E chi se lo perde per seguire tutte le puntate di Sanremo si comporta da spettatore negligente.

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