“ERO IN GUERRA MA NON LO SAPEVO”. LA RAI RICORDA L’OMICIDIO TORREGIANI

Dal 16 febbraio è su RaiPlay il film “Ero in guerra ma non lo sapevo”, adattamento filmico dell’omonimo libro biografico di Alberto Torregiani. La data non è causale. È, infatti, l’anniversario dell’omicidio di Pierluigi Torreggiani, assassinato il 16 febbraio 1979 da un commando di terroristi appartenenti ai Proletari Armati per il Comunismo.

Ero in guerra ma non lo sapevo

LA VICENDA

Gli anni ’70. Un periodo difficile, per l’Italia. La violenza impazzava per le strade. Quella della criminalità e quella degli estremismi politici, che insanguinavano le strade con agguati e attentati. È in questo contesto che si inserisce la vicenda di Pierluigi Torregiani, gioielliere milanese che, il 22 gennaio 1979, mentre cenava con la famiglia in una pizzeria del capoluogo lombardo, fu coinvolto in una rapina. La reazione sua e di un suo collaboratore provocò una colluttazione che causò la morte di uno dei malviventi.

Pierluigi Torregiani

A sparare il colpo fatale non fu lui, ma ciò non fu sufficiente ad evitare di essere etichettato, dalla stampa, come un giustiziere. In breve, divenne bersaglio di una vera e propria persecuzione da parte dei Pac, una delle sigle del terrorismo di estrema sinistra. La sua colpa, ai loro occhi, era quella di essere una sorta di sceriffo fascista, contrario agli espropri proletari e alla piccola criminalità che “con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro”. Una persecuzione durata tre settimane, fino a quel fatidico 16 febbraio, in cui i Pac gli tesero un agguato, uccidendolo. Ma prima di soccombere, in un vano tentativo di difesa, un colpo partì dalla pistola di Torreggiani e colpì alla schiena suo figlio Alberto (autore del romanzo), rendendolo paraplegico.

Un omicidio plateale che, si accompagnò, nello stesso giorno, a quello di un altro commerciante, il macellaio veneto Lino Sabbadin, colpevole di aver reagito ad una rapina, uccidendo il rapinatore.

Per i Pac, Torregiani e Sabbadin erano un “emblema di un legame di solidarietà tra la popolazione borghese e lo Stato a difesa della società capitalista e contro i proletari”. Una retorica ideologica dietro cui si celava una realtà più semplice e banale. Si voleva disincentivare i commercianti dal reagire alle rapine che, spesso, le sigle del terrorismo compivano per sostenersi.

“Ero in guerra ma non lo sapevo”

In occasione dell’anniversario, la Rai ha voluto ricordare Torreggiani con un film che narra le tre settimane dalla tragica rapina in pizzeria all’omicidio. Un film in cui del protagonista, interpretato da Francesco Montanari, si racconta il carattere irruento. Si racconta il carattere di un uomo spaventato dall’idea di permettere ai terroristi di distruggere tutto quel che aveva costruito. Ma, al tempo stesso, troppo orgoglioso per ammettere di aver paura per sé e per la propria famiglia. E racconta la sua “discesa agli inferi”, verso l’inevitabile destino.

Ero in guerra ma non lo sapevo” non è una semplice agiografia di una vittima del terrorismo. Anzi, nei 93 minuti di pellicola, il regista Fabio Resinaro non risparmia i lati negativi del carattere del gioielliere ed evidenzia le fragilità di un uomo che, nonostante tutto, cerca di mantenere sempre sul volto la maschera dell’uomo forte e orgoglioso, che finge di non aver paura. Racconta le crepe che, gradualmente, spaccano quella maschera, svelando i suoi tormenti interiori e la sua debolezza.

Ma il film non narra solo la vicenda Torregiani. Racconta, tramite la ricostruzione di quell’omicidio, di quel periodo drammatico che costò la vita a tante persone. Una fase della storia italiana che, dieci anni più tardi, il giornalista Sergio Zavoli definirà la “notte della Repubblica”.

 

 

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