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DALLA FOCACCIA AL BUGO: VIAGGIO SEMISERIO TRA I NOMI DELLA MUSICA LEGGERA ITALIANA

di Carmela Moretti

Da un certo momento in poi, nella musica leggera italiana è accaduto questo: se sei un talento straordinario ma ti chiami comunemente “Paolo Rossi” o “Giuseppe Bianchi”, sei destinato a restare nessuno.
Domenico Modugno, Marcella Bella, Gino Paoli sono gli ultimi nomi “normali” che ci vengono in mente, prima che si diffondesse la moda di storpiarli, contrarli, americanizzarli, erotizzarli, estetizzarli, “esotizzarli” e così via. Qualche artista, invece, è proprio venuto al mondo con un cognome già bizzarro di suo e allora lì che ci vuoi fare? Conviene tenerlo e taaacccc… il successo è assicurato.
Per esempio, tra gli anni ’60 e ’70, a qualcuno poteva capitare di recarsi in un negozio di dischi per l’irrefrenabile desiderio di comprare un po’ di Farina e un po’ di Focaccia, rispettivamente Piergiorgio e Piero. Con il primo, ci si struggeva sulle note di “Non c’è che lei”, con il secondo e il suo tormentone “Stessa spiaggia stesso mare” ci si preparava a vivere gli amori estivi, leggiadri, effimeri dell’estate del ’63.

Piero Focaccia
Piergiorgio Farina

Per gli appassionati di immobili e arredamenti c’era una vasta scelta: un disco di Casale, una Fontana, dei Collage e ti ritrovavi a portare a casa un formidabile mix di… emozioni.
Largo spazio era dato anche ai luoghi turistici italiani: con un flûte di “Champagne” in una mano e una “Chitarra che suona più piano” nell’altra, passavi così, d’emblée, senza nemmeno accorgetene, da Di Capri a Di Bari.

Peppino Di Capri

Poi c’è l’antipatico tranello di Don Backy, in cui tutti siamo cascati nostro malgrado: abbiamo sempre pensato che avesse preso i voti, invece aveva preso moglie. Non si ingannano così i fan!

Proseguiamo con loro, con i nomi americanizzati in stile Rock and roll. Nessuno ha mai capito come andassero pronunciati e allora molto semplicemente venivano adattati al proprio dialetto d’origine: Little Tony (pronunciato alla barese è bellissimo!), Bobby Solo (tanta compassione per quest’uomo!), i New Trolls (e che vuol dire? Boh!).

Ed ora, eccoci giunti al capolinea di questo viaggio meraviglioso, con i nomi “esotici” degli artisti in gara a Sanremo 2021: Bugo, Ermal Meta, Maneskin, Irama, Fasma, Coma Cose, Ghemon, Gio Evan. Caspita, quest’anno non c’è quasi più nessuno che si chiami e si vesta in modo normale, dobbiamo rassegnarci.

Bugo
Maneskin

E allora, come non provare tenerezza per l’angelica Orietta Berti, che in questa kermesse, con la sua blusa color pesco in fiore, ci appare come una pecora bianca in un gregge di pecore nere?
In un’intervista ha candidamente dichiarato di voler duettare con Metal e i Naziskin, forse pensava a una versione heavy metal di “Fin che la barca va”. Tanta solidarietà per la sua gaffe!
D’altra parte, anche noi ci stiamo chiedendo, storcendo il muso: “Ma come diamine si pronunciano …sti nomi qui?”.

 

 

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