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“CON IL NASTRO ROSA”, l’ultima canzone di Mogol-Battisti e la fine di un sogno

di Dino Cassone

È incredibile come dietro un solo disco possano celarsi così tanti aneddoti. E in questo volumetto dal titolo “Con il nastro rosa,  pubblicato da GMPress, le chicche raccolte dall’autore Donato Zoppo e racchiuse in un centinaio di pagine sono talmente succulente da renderlo preziosissimo.

Il librino fa parte della collana “Songs”, che si propone di raccontare la storia di artisti o gruppi in occasione degli anniversari di pubblicazione delle loro canzoni più amate. Questo è il secondo volume della collana e va a incastrarsi in maniera perfetta e non casuale tra il primo che ha narrato gli scarafaggi di Liverpool di “Something” e l’inizio del loro epilogo, e il prossimo che narrerà di un disco iconico, “The wall”, che farà cadere muri di pregiudizi e i mattoni su cui si cementava il sodalizio dei Pink Floyd. Il motivo di questo incastro va letto già nel sottotitolo scelto dall’esperto Zoppo: “L’ultima canzone di Mogol e Battisti e la fine del sogno”.

La storia, raccontata con la passione di chi ama profondamente la musica e scritta con un stile scorrevole e appassionante da romanzo (che è poi la cifra stilistica di Zoppo), comincia da una data: 18 maggio 1979. È il giorno in cui la Rete1 della Radio Svizzera Italiana, trasmetterà l’ultima intervista rilasciata a Giorgio Fieschi di Lucio Battisti prima di scivolare nell’ombra del mito. In quell’intervista ci sono tutti gli elementi per capire che il Battisti-pensiero si sta evolvendo e sta inseguendo mete diverse e che guardano al futuro, in netto contrasto con il conservatorismo e la stabilità emotiva di Mogol. A questo punto il divorzio artistico è inevitabile. Inutile fare altre domande a Lucio sulla rottura con Mogol, inutile cercare motivazioni gossippare, “tutto quello che c’è da sapere è nella sua opera”. Il sottoscritto le ha trovate proprio nel testo della traccia che apre E già, il primo disco post-Mogol, dal titolo Scrivi il tuo nome e che recita: “Il momento migliore per cominciare un’altra vita, un altro stile. Profondo o leggero”.

Così, pagina dopo pagina, vengono snocciolati aneddoti sulla lavorazione di Una giornata uggiosa, dall’avventurosa copertina all’assolo, memorabile, di Phil Palmer in Con il nastro rosa appunto, la canzone che chiuderà il disco e un’epoca. Ma c’è tanto altro e per questo vi invitiamo a leggere il libro. Zoppo ci trascina e ci fa rivivere un anno, il 1980 (celebrato anche nella bella prefazione firmata da Paolo Morando), attraverso il sapore letterario di immagini e suoni indimenticabili per chi quell’anno c’era, lanciando anche un’affermazione che potrebbe essere un assioma: «La sensazione è sempre la stessa, per il pubblico del 1980, per l’ascoltatore di oggi: gli anni ’70 sono davvero finiti». Peccato.

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