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AUGURI SPECIALI… DALLA MIA CLASSE

di Carmela Moretti

«Prof., ma oggi interroga?».
«Prof., ma è quasi Natale…non facciamo niente».
«Prof., sentiamo una canzone…Jingle bell rock è la più bella!».
E così via…moltiplicato per 22 ragazzini di undici anni.
Mancano pochi giorni alle vacanze natalizie. Ripristinato l’ordine, in questo ginepraio di richieste di ogni genere, decido che l’idea della canzone mi piace. La canzone, però, la scelgo io.
“È arrivato il nostro dicembre…”, la voce essenziale, scarna e cadenzata di Vinicio Capossela taglia il silenzio che nel frattempo ha riempito anche il più lontano cantuccio della classe. È “Sante Nicola”, brano contenuto nell’album “Da solo”, e lo amo particolarmente, perché con disarmante sincerità e malinconia il cantautore irpino porta in scena un Babbo Natale finalmente inconsueto. Ben lontano dalle immagini ammiccanti della pubblicità, Santa Claus qui veste i panni di un relitto della società: arriva in una stazione di periferia, con una “stola di cani randagi”, e non regala giocattoli o iphone, ma… PAROLE.
Sì, proprio così, questo singolare Babbo Natale trascina con sé pacchi e pacchi strabordanti di parole – di conforto, di speranza, d’amore – quelle che non sappiamo più dirci, rintanati come siamo nel gelo inscalfibile dei nostri cuori.

Impossibile non fare un volo pindarico e approdare al Verbo biblico e alle tante simpatiche discussioni che mi capita spesso di intavolare con amici e conoscenti che, contrariamente a me, si sono consacrati alla matematica. Numeri contro parole: a chi assegnare lo scettro della superiorità assoluta? Io non ho mai avuto dubbi: se in principio era il Verbo, cioè la Parola, e il Verbo è esso stesso Dio, dunque è lì, nelle parole che pronunciamo o non pronunciamo, che si manifesta l’anelito divino che c’è in noi.
Un brusio mi riporta alla classe. Vedo di fronte a me 22 volti con l’espressione visibilmente confusa, riesco persino a intuire i pensieri nascosti nelle loro belle testoline: “Ma questa che vuole? Chi l’ha mandata? Dove vuole andare a parare? Perché ci tormenta con queste attività?”.
Ecco dove siamo andati a parare, a questa traccia:
“Se Babbo Natale, invece di portarti regali, ti portasse parole, a chi vorresti dedicarle e cosa vorresti dire?”
Dopo qualche minuto di ovvio e necessario sbigottimento, accompagnato da qualche tentativo di boicottare il compito (“prof, a me non viene niente in mente”, “prof, mi fa male la mano, non posso scrivere”, “prof, ma lo devo fare per forza?”), sono venute fuori delle considerazioni sincere, fresche, autentiche, profonde. Esattamente come sono questi ragazzi, la cui bellezza d’animo e sensibilità mi sorprende ogni giorno di più.

Ed è con i loro pensieri che noi di Santippe vogliamo rivolgere a tutti voi, cari lettori, i nostri più sentiti auguri di un  buon Natale e un, si spera, sereno 2021.

Quest’anno sarà un Natale un po’ diverso e mi piace l’idea di immaginare Babbo Natale che porta a tutti parole di allegria, di conforto, di speranza e messaggi d’amore. Le parole sono più importanti di tanti regali e sono personali, sincere e profonde, più di ogni oggetto che si possa desiderare. Io vorrei dire a tutti i componenti della mia famiglia che mi sento fortunato a crescere con loro. A volte le parole costano, perché certe cose si fa fatica a dirle, ma quando si trova il coraggio di farlo è una grande felicità.

Se Babbo Natale mi regalasse delle parole al posto dei regali, vorrei che fossero per il mio papà e sarebbero queste: “Caro papà, volevo dirti che so perché non stai mai a casa…perché tu lavori sodo per non farci mancare niente. Volevo dirti grazie per tutto quello che fai per noi e io cercherò sempre di renderti felice e fiero di me”.

Io le parole vorrei dedicarle alla mia maestra delle elementari, che purtroppo non c’è più. Non ho fatto in tempo a dirle grazie per la sua dolcezza e per tutto ciò che mi ha insegnato. Mi mancherà tantissimo.

Io le mie parole le regalerei. Le regalerei a chi ne ha più bisogno di me, magari a qualcuno che non ha il coraggio di dire qualcosa di importante. Le parole sono fondamentali, ma spesso le sprechiamo per dire stupidaggini, invece di usarle per dire cose intelligenti.

Io le mie parole le dedico alle persone che adesso, invece di passare queste giornate in famiglia, sono in ospedale a combattere contro questo maledetto virus. Immagino che anche una semplice parola di conforto le renderebbe le persone più felici al mondo. A loro auguro una pronta guarigione e di tornare presto a casa dai loro cari.

 

 

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