ALLA SCOPERTA DI DUBLINO. TRA STORIA, CULTURA E NATURA

di Valentina Palermo

Trifogli, arpe e gnomi. Cosa vi fanno venire in mente? L’Irlanda, of course. Quell’isoletta verde che giace quieta accanto alla Gran Bretagna. Quell’isoletta che, fatta eccezione per l’appendice dell’Irlanda del Nord, è oggi uno stato indipendente con un’identità ben definita. Questo spirito identitario oggi si percepisce in particolare a Dublino, la sua capitale. Ed è proprio lì che intendo portarvi. Nella città simbolo di una nazione dove l’attaccamento alla propria cultura è ancora molto radicato.

Dublino non è di certo una metropoli. Per visitarla adeguatamente non occorre più di un weekend, due o al tre giorni da trascorrere con tanta voglia di camminare zaino in spalla e un k-way sempre a portata di mano. Sì, perché la pioggia è una costante di Dublino. Il cielo è perennemente nuvoloso e si rischia spesso di essere sorpresi da acquazzoni che durano una manciata di minuti oppure investiti da pioggerelle fitte che ti accompagnano per diverse ore. Basta poco però per farci l’abitudine, anche perché il grigio contribuisce a donare alla città un affascinante aspetto malinconico. Le strade di Dublino parlano infatti della sua storia spesso costellata da rivolte e atti di resistenza. Prima della proclamazione dell’indipendenza nel 1922, la città era stata teatro di diversi episodi di guerriglia i cui segni sono ancora ben visibili in diversi luoghi. Un esempio su tutti è il General Post Office, un imponente edificio in stile georgiano le cui altissime colonne sono state danneggiate da un conflitto a fuoco.

Numerose sono poi le statue che ricordano gli eroi dell’indipendenza irlandesi. Alcune di queste possono essere ammirate proprio in O’Connell Street, la celebre via su cui si affaccia il GPO. Spaziosa, ricca di negozi e ristoranti, la strada è occupata non solo dai personaggi che hanno fatto la storia della città, ma anche dal famoso The Spire, una torre d’acciaio alta 120 metri visibile da diversi di Dublino. Al termine di O’Connell Street un graziosissimo ponte offre la possibilità di attraversare il fiume Liffey e giungere nella zona sud. Qui una tappa al Trinity College è d’obbligo. Lo splendido complesso risalente al periodo elisabettiano ospita una famosa biblioteca all’interno della quale è conservata l’arpa più antica d’Irlanda e numerosi testi risalenti a diversi secoli fa. Tra loro è possibile ammirare da vicino il Libro di Kells, manoscritto miniato del nono secolo realizzato dai monaci irlandesi.

Ma dopo tanta cultura un po’ di svago è necessario. Sempre a sud di Dublino c’è una tra le zone più caratteristiche della città, ovvero il Temple Bar. Il quartiere è ricco di locali di tutti i tipi in cui è possibile cenare o anche semplicemente gustare una Guinness in compagnia. Il pub più famoso della zona è l’omonimo Temple Bar, che con i suoi inconfondibili esterni rossi attira ogni sera turisti e clienti affezionati.

Oltre all’aspetto culturale, un altro elemento fondamenta della capitale irlandese è quello religioso. Qui il credo dominante è il cattolico. C’è però una piccola percentuale di fedeli che professa l’anglicanesimo e che ha come principali punti di riferimento le splendide cattedrali di San Patrizio e di Cristo. Le due chiese sono costruite in stile gotico e per maestosità e grandezza lasciano il visitatore semplicemente a bocca aperta. Da non dimenticare una visita alla cripta nella Cattedrale di Cristo, una delle più grandi d’Irlanda che, tra statue, libri antichi e monumenti, ospita anche i famosi gatto e topo mummificati.

Sempre a proposito di cripte, per gli amanti del brivido non può mancare una tappa alla chiesa di San Michan. L’interno dell’edificio non ha nulla di particolarmente affascinante, ma è sottoterra che si nasconde il vero luogo di interesse. Nelle cripte della chiesa ci sono infatti diverse bare al cui interno sono ancora visibili dei corpi mummificati. Alcuni sono stati riconosciuti e identificati, come i fratelli Seares che vennero giustiziati in quanto ribelli alla fine del 18esimo secolo. Di altri non si conoscono le generalità, come la donna soprannominata semplicemente “la sconosciuta” che giace in uno dei loculi della cripta. Si dice che Bram Stoker abbia tratto ispirazione da questo luogo così tetro ma allo stesso tempo affascinante per il suo capolavoro Dracula. Dopo avervi dato un’occhiata non è difficile crederci.

Ma torniamo in superficie, perché anche solo passeggiando senza una meta ben precisa per le strade del centro si possono ammirare moltissimi altri edifici e luoghi di interesse davvero imperdibili come l’ex Palazzo del Parlamento o l’Arco dei Fucilieri. Le casette a schiera con le loro porte colorate e i tanti angoli verdi in cui poter fare delle piacevoli soste rendono poi uniche le vie della città.

E una volta terminato l’itinerario cittadino, vale la pena allontanarsi e recarsi sulla costa. Le scogliere irlandesi più famose sono senza dubbio le Cliffs of Moher, ma sono purtroppo parecchio distanti dalla capitale. Ci si può però “accontentare” (si fa per dire) di fare un’escursione nella Baia di Dublino, magari nei pressi di Howth. Howth è un piccolo villaggio di pescatori, oggi diventato molto apprezzato dai turisti. Oltre a mangiare dell’ottimo pesce e ad ammirare le foche che nuotano serene nel porto, dal piccolo borgo è possibile raggiungere facilmente la scogliera a picco sul mare. Qui un sentiero di circa dieci chilometri permette di contemplare il paesaggio mozzafiato in cui il verde circostante si contrappone al blu del mare. La passeggiata non è eccessivamente impegnativa, è necessario però munirsi di scarpe adatte perché ci troviamo pur sempre su un terreno roccioso.

Storia, cultura, tradizioni, escursioni immersi nella natura. Pochi giorni nella capitale irlandese offrono questo e molto altro. In Gente di Dublino James Joyce raccontava di una città i cui abitanti erano incapaci di reagire e di scrollarsi di dosso il peso della politica e della religione. A distanza di più di un secolo, quegli stessi abitanti, per quanto ancora fortemente attaccati alle loro radici (e lo dimostrano le insegne scritte in gaelico e in inglese), hanno avuto il coraggio di trasformare i simboli politici e religiosi in attrattive che oggi fanno gola a turisti provenienti da tutto il mondo.

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