Università per classi
di Carmen Trigiante
Non si paga coi soldi l’istruzione, ma col sudore della mente. Non è più nutrito l’animo di chi studia su computer all’ultimo grido, ma quello di chi sforza gli occhi al chiarore della lampadina che si affaccia dal comodino, nel silenzio di una notte ricca di fervore dopo una giornata sbattuta a guadagnarsi il pane. Vogliono toglierci questo. Vogliono dirci che chi ha i soldi per pagarsi l’università migliore, vale di più. Vogliono sputare in faccia ai sacrifici, ai sogni, per distruggere definitivamente ciò che questa società classista sta sbranando: la speranza. Perché restare a guardare senza sprecare una parola su questo scempio? Perché non unirci alla protesta pacifica e accorata degli studenti che vedono schiacciare l’unica cosa che ancora non gli era stata tolta? L’illusione che l’amore per il sapere potrà un giorno cambiare le cose è sacrosanta, intoccabile, irrinunciabile, se non si vuole cadere nella depressione sociale, che graverebbe sulle nostre teste con più veemenza di quella economica. Tasse più alte; eliminazione dei benefici per i meno abbienti, sostituiti da prestiti erogati agli studenti e restituibili semmai ci si introdurrà in un mercato del lavoro precario e senza prospettive; abolizione del valore legale della laurea, con conseguente discriminazione tra università private di serie A, e università per poveri, di serie B.
Parliamo, scriviamo, urliamo che tutto questo non è corretto, ma è sporco, violento, ingiusto e profondamente triste. Scriviamone tutti, perché sulla passione per la cultura si fonda il futuro, sulle parole che la difendono si fonda il presente. Se ci lasceremo sfuggire questa occasione, saremo complici di un terribile delitto.
