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UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO

di Trifone Gargano

Causa coronavirus, il mondo della scuola italiana è stato messo, da un giorno all’altro, dinanzi alla sfida della formazione a distanza (DaD, ennesimo acronimo del lessico scolastico, che sta per Didattica a Distanza). Come tutte le sfide giunte all’improvviso, anche questa, sta generando esperienze difformi, belle, brutte e così così. Prevalgono, purtroppo, i casi di improvvisazione, di esagerazione, di pressapochismo, di confusione, di eccesso, … (nonostante, la generosità dell’impegno profuso; nonostante, i Piani Nazionali Scuola Digitali; nonostante, l’attivismo degli Animatori Digitali; nonostante, i finanziamenti ricevuti ad hoc; nonostante l’acquisto di dotazioni hardware e software di ultimissima generazione; nonostante …tutto).

Ad ogni modo, questa sfida almeno una lezioncina la sta lasciando, a ciascuno di noi, a tutti noi (Studenti, Genitori, Docenti, Dirigenti), e cioè che la scuola non è più l’auletta, la stanzetta nella quale, prima del coronavirus, dal tempo degli assiro-babilonesi ad oggi, si svolgeva la quotidiana attività di Insegnamento / Apprendimento.

No. Non più. La classe si è dilatata, si è smaterializzata. È diventata …grande come il mondo. World Wide Web (è diventata una scuola interconnessa, come la ragnatela di Internet). Classe virtuale, o distopica, come preferisco pensare e scrivere; una classe, cioè, che è qui, ma anche altrove; che è presente in un luogo noto, ma, anche, in un non-luogo a noi sconosciuto; che si manifesta in un tempo determinato, ma anche in un non-tempo indeterminato. La fine dell’hic et nunc (del qui e ora), e di tante altre nostre certezze. Ma è una sfida che non deve spaventare, nonostante le oggettive difficoltà; anzi, al contrario, essa dev’essere affrontata e vissuta con la consapevolezza che «Per aspera ad astra», che, cioè, solo attraverso le asperità, si giunge alle stelle.

L’idea di una scuola grande come il mondo mi ha riportato alla memoria una poesia di Gianni Rodari:

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri, professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.

Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così.

Ci si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno può fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti,
e riposare un pochino.

Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.

Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

Se solo sostituissimo, nella poesia di Rodari, alcuni vocaboli con altri più vicini al nostro presente (per esempio: televisori con tablet, pc e i-Phone), riusciremmo a trovare qualche suggerimento, per dar vita, tutti assieme, studenti, famiglie, docenti e dirigenti scolastici, alla nuova scuola. La scuola attrattiva, che non farebbe più scappare Pinocchio e Lucignolo verso il Paese dei balocchi. La scuola realtà (non solo la scuola dei compiti di realtà). La scuola dove «quel che non si sa», è «sempre più importante / di quel che si sa già».

Insomma, tutta un’altra scuola, e finalmente (dal tempo degli assiro-babilonesi, passando per il Medioevo, e fino a …ieri).

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