UN PICCOLO GRANDE FALCONE NE “U MUSCHITTIERI” DI VITO PALUMBO

di Carmela Moretti

Ricordare la strage di Capaci con il cortometraggio “U Muschittieri” del regista barese Vito Palumbo è stata una scelta giusta e apprezzabile da parte della Rai (è andato in onda su Rai Premium, giovedì 23 maggio).

È un gioiellino che non affronta il mito Giovanni Falcone come alcuni film che ci sono rimasti nel cuore, ma piuttosto vuole parlare a ciascuno di noi attraverso l’esempio del magistrato antimafia, barbaramente assassinato da Cosa Nostra.

“U Muschittieri”, ispirato al libro “Il bambino Giovanni Falcone – Un ricordo d’infanzia” di Angelo Di Liberto, è come una poesia tenera, che bisbiglia ai nostri orecchi le parole coraggio, senso di responsabilità, tenacia, lealtà. Tutti valori che Falcone impresse nella propria esistenza da bambino fino al sacrificio finale, e che furono luce splendente anche nelle tenebre della paura.

Di conseguenza, è un invito a fare altrettanto nella nostra quotidianità, nella lotta che ciascuno di noi deve combattere per diventare una persona migliore.

Il cortometraggio porta in scena il piccolo Giovanni (interpretato da un talentuoso Gabriele Provenzano), che al cospetto di un presepe enorme resta negativamente impressionato dal “Guercio”, una statuina dall’aspetto ripugnante. Giovanni, però, non si fa immobilizzare dalla paura: travestendosi da moschettiere, imbraccia la spada per combattere contro quel “mostro” che tormenta i suoi sogni innocenti. Sono anni in cui per le strade di Palermo si stanno compiendo spaventosi omicidi e anche il papà di Giovanni sembra essere in pericolo: il bambino attribuisce ogni responsabilità proprio al Guercio, che identifica come il capo della malavita siciliana don Tano Filippone, il mandante degli omicidi.

“U Muschittieri”, dunque, convince molto.

Ottime sono la regia di Palumbo, la sceneggiatura e i costumi, la fotografia di Daniele Ciprì. Notevole è il cast: oltre al già citato Gabriele Provenzano, recitano David Coco (Padre di Giovanni Falcone), Simona Cavallari (Madre di Giovanni Falcone), Daria Civilleri (Maria Falcone), Pietro Manigrasso.

Colpisce, però, soprattutto per l’universalità del messaggio e per questo merita di essere proiettato nelle scuole. Ci ricorda che aver paura è normale, ma è proprio in quel momento che conviene sfoderare tutto il coraggio di cui siamo capaci, per fare i conti con i fantasmi della nostra mente e con le brutture che ci circondano.

Anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno tremato di paura, eppure non sono rimasti a guardare. Hanno lottato strenuamente, ci hanno consegnato un mondo migliore e con il loro sacrificio ci insegnano ogni giorno che tocca anche a noi fare la nostra – piccola, ma grande – parte.

Vito Palumbo

 

 

 

 

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