Gianna Nannini, Dante Alighieri e la Pia senese
di Trifone Gargano
Il Novecento ha conosciuto in Italia, in Europa e negli Stati Uniti d’America un’imponente influenza della Commedia dantesca sull’immaginario degli artisti, con particolare rilievo qualitativo (oltre che quantitativo) nella lirica, che ha spesso assunto l’opera di Dante Alighieri non solo come prediletta fonte di citazioni preziose e di immagini evocative, ma anche come vero e proprio paradigma nel quale specchiare i traumi e le aspirazioni dell’età contemporanea e la stessa funzione del poeta. La tradizione di Dante nella storia della letteratura mondiale (e, più in generale, della cultura) non si è però arrestata con la fine del secolo, né si è consegnata come esclusivo magistero poetico: in questi primi decenni del ventunesimo secolo, infatti, si è registrata nel romanzo una singolare presenza della Commedia e persino di Dante come personaggio. La quantità, ma, soprattutto, la qualità di molte delle opere pubblicate negli ultimi anni lascia ipotizzare che non si tratti di una semplice, quanto effimera moda letteraria, quella alla quale stiamo assistendo, quanto, piuttosto, di una vera e propria stagione del ‘dantismo creativo’ di Terzo Millennio.
Continua a leggere l'articolo“Ordigno di dentate rote”, di Ciro di Pers (a cura di Trifone Gargano)
Mobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre sí more.
Mentre il metallo concavo percuote
voce funesta mi risuona al core
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.
Perch’io non speri mai riposo o pace
questo che sembra in un timpano e tromba
mi sfida ogn’or contro a l’età vorace
Continua a leggere l'articoloCaterina era figlia di un re!
di Trifone Gargano
“La santa Caterina era figlia di un re…”, così recita una canzoncina popolare, e recita bene, giacché Caterina d’Alessandria era di stirpe regale, mica una qualsiasi! Del resto, colei chE sconfisse filosofi, retori e soldati, colei che protegge prigionieri, costruttori di ruote e ragazze da marito non poteva non avere che origini regali!
Marco Aurelio Valerio Massenzio nacque nel 278, si autoproclamò imperatore romano (senza, però, essere mai riconosciuto come tale), e tra il 306 e il 312 governò l’Italia e l’Africa. Il 28 ottobre del 312, durante le concitate fasi della battaglia di Ponte Miglio (contro Costantino), morì annegato nelle acque del Tevere, a soli trentaquattro anni!
Una volta, quell’impavido d’un Massenzio si recò ad Alessandria ed ordinò che tutti i sudditi, ma proprio tutti, ricchi e poveri, immolassero agli dei tori ed uccelli. Non l’avesse mai fatto! Appena venne a saperlo Caterina (di Alessandria), infatti, fanciulla diciottenne con un caratterino che Dio solo lo sa, costei radunò tutti i suoi domestici, si recò al tempio ed organizzò la resistenza cristiana.
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