Ipazia
di Carmela Moretti
Interpretare la storia è un’impresa tanto appassionante quanto difficoltosa. Da un lato la storiografia strumentalizza i fatti per fini propagandistici; dal canto suo la letteratura li tradisce per abbellire. Così eventi e personaggi storici diventano oggetto di false definizioni e leggende fantasiose che ne impediscono un’autentica ricostruzione.
La storia di Ipazia e del suo assassinio, avvenuto ad Alessandria d’Egitto nel V secolo d.C, rappresenta un esempio emblematico di deformazione della verità. Di Ipazia è stato detto tutto e il contrario di tutto. Per alcuni la bella e sapiente figlia di Teone è stata una scienziata d’avanguardia perseguitata dai cristiani; per altri una filosofa neoplatonica che suscitava le invidie del vescovo Cirillo. È stata una martire del pensiero, la patrona dei philosophes illuministi, il vessillo del mondo protestante contro quello cattolico, una bandiera della laicità e persino l’emblema del femminismo. Ma in realtà cosa si cela dietro tali e molteplici interpretazioni? Chi fu davvero quella donna e perché fu uccisa così barbaramente?
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