scritto da filosofi, seminando incertezze

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Le emozioni della musica. Una lettura fenomenologica contemporanea

Postato da il 2 gen 2012 in Simposio | o commenti

di Raffaele Pellegrino

Ascoltando il secondo movimento (“Tempo di valse”) della celebre Serenata per archi op. 22 di A. Dvořák, è impossibile non constatare come l’animo non si limiti a sentire una mera successione melodica e armonica attraverso il senso dell’udito, ma ascolti, cioè senta e comprenda, un’eccedenza spirituale rispetto al materiale meccanico che emette le sequenze sonore. Insomma, non è possibile udire solo accordi maggiori e minori; l’esperienza ci dice che proviamo qualcosa, o almeno ci illudiamo di attribuire un significato a ciò che sentiamo. Che si parli di sentimenti o di significati, i suoni sembrano non bastare a se stessi senza un nostro intervento psicologico e/o ermeneutico. Soffermiamoci sulle emozioni. Cosa significa sottolineare il rapporto tra musica e sfera emozionale? Che il compositore esprime nella musica da lui creata il proprio mondo affettivo? Che la musica incorpora affetti ed emozioni? Che c’è una corrispondenza tra il cuore di chi ascolta e ciò che ascolta? Che la musica riproduca affetti ed emozioni? Naturalmente, ciascun interrogativo è una sfida, un problema che qui mi piace affrontare, brevemente ma spero in maniera efficace, attraverso il pensiero del filosofo americano Peter Kivy, il quale ci fornisce una lettura originale della questione (lasciando, naturalmente, aperti dubbi e aporie).

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Il ‘Rota’ di Nicola Scardicchio

Postato da il 4 nov 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Francesco Monteleone

Il 3 dicembre 2011 ricorre il centenario della nascita di Nino Rota. “Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so…” Sono andato a leggere uno dei libri più belli di sempre e ho trovato il suggerimento filosofico più adatto per introdurre questa intervista. Come insegna Sant’Agostino ‘il passato’ non esiste più, purtroppo. Però esiste ‘il presente del passato’, un tempo che esiste nell’anima e che si chiama ‘memoria’. Ebbene, per ricordare uno dei compositori più geniali di musica, soprattutto per il cinema, ho intervistato il suo allievo, altrettanto colto e raffinato, ma soprattutto più amabile. E siccome “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” non capisco perché in questa ingrata città il maestro Nicola Scardicchio non dirige, ancora, il Conservatorio di Bari.

Maestro, secondo lei l’anima è mortale o immortale? E perché?

Io sono persuaso del fatto che tutto ciò che ci circonda ha una sua tendenza a sussistere, nonostante l’esaurirsi di funzioni che paiono essenziali ed irrinunciabili. E la stessa natura ci mostra che essa stessa tende a conservare ciò che possiede o ha quantomeno acquisito una dimensione degna di attenzione. Possibile che l’intelletto e tutto quanto ad esso connesso – personalità, talento, carattere ecc… – possano andare perduti? È antieconomico e antinaturale. Qualcosa resta, io credo… quanto consapevolmente ed in che misura resti, è più difficile dirlo; forse se uno tesaurizza una personalità degna di questo nome, potrebbe essere capace di serbarla in una sorta di personale ricettacolo preservante la dispersione post mortem e recuperabile in una vita successiva.

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