scritto da filosofi, seminando incertezze

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Il ‘Rota’ di Nicola Scardicchio

Postato da il 4 nov 2011 in Quel che non so di te | o commenti

di Francesco Monteleone

Il 3 dicembre 2011 ricorre il centenario della nascita di Nino Rota. “Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so…” Sono andato a leggere uno dei libri più belli di sempre e ho trovato il suggerimento filosofico più adatto per introdurre questa intervista. Come insegna Sant’Agostino ‘il passato’ non esiste più, purtroppo. Però esiste ‘il presente del passato’, un tempo che esiste nell’anima e che si chiama ‘memoria’. Ebbene, per ricordare uno dei compositori più geniali di musica, soprattutto per il cinema, ho intervistato il suo allievo, altrettanto colto e raffinato, ma soprattutto più amabile. E siccome “il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” non capisco perché in questa ingrata città il maestro Nicola Scardicchio non dirige, ancora, il Conservatorio di Bari.

Maestro, secondo lei l’anima è mortale o immortale? E perché?

Io sono persuaso del fatto che tutto ciò che ci circonda ha una sua tendenza a sussistere, nonostante l’esaurirsi di funzioni che paiono essenziali ed irrinunciabili. E la stessa natura ci mostra che essa stessa tende a conservare ciò che possiede o ha quantomeno acquisito una dimensione degna di attenzione. Possibile che l’intelletto e tutto quanto ad esso connesso – personalità, talento, carattere ecc… – possano andare perduti? È antieconomico e antinaturale. Qualcosa resta, io credo… quanto consapevolmente ed in che misura resti, è più difficile dirlo; forse se uno tesaurizza una personalità degna di questo nome, potrebbe essere capace di serbarla in una sorta di personale ricettacolo preservante la dispersione post mortem e recuperabile in una vita successiva.

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Apoptosi

Postato da il 4 nov 2011 in Simposio | o commenti

di Anthea Vulpio

Il DNA non sa né si preoccupa. Il DNA semplicemente è. E noi danziamo a ritmo della sua musica”

Richard Dawkins “River out of Eden: A Darwinian view of life” 1995

 Non tutti sanno che minuto per minuto nel nostro corpo si succedono innumerevoli eventi di nascita e di morte, nuove cellule nascono, proliferano e altre muoiono, perché troppo vecchie o malfunzionanti.

Volendo essere materialisti nel vero senso della parola, noi omuncoli (esseri umani per i più orgogliosi) non siamo che un ammasso organizzato e specializzato di cellule. A tutti da bambini hanno insegnato questa semplice gerarchia: un organismo è formato da apparati, un apparato è formato da organi, un organo è formato da tessuti, un tessuto è formato da cellule.

Cellule simili si riuniscono a formare i diversi tessuti che compongono il nostro organismo, e sono tantissime, tutte ugualmente importanti.

Un tessuto è una piccola società democratica, non c’è un governante, nessuna cellula s’innalza al di sopra delle altre a dettar legge; si governano da sole, l’una con l’altra, sono intelligenti e comunicano ad una velocità che farebbe sfigurare le nostre tecnologie. Lavorano, collaborano e svolgono la loro funzione, quella funzione che è la ragione stessa della loro esistenza. L’obiettivo di ogni unità cellulare è il perseguimento del Bene Comune, e se tutto funziona come dovrebbe, non accade mai che qualcuna di esse inizi ad agire per i propri interessi.

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