L’asfalto a velocità controllata.
di Leonardo dei cretini
Tutta la vita sono stato invidioso degli inventori. A loro si intestano le strade, sui cadaveri si fanno tombe monumentali, gli editori investono in costose biografie, i loro gabinetti diventano musei, attori e registi ne drammatizzano la vita. Da bambino leggevo le loro imprese nei sussidiari: Marconi, Newton, Archimede, Edison, James Watt, Luther Simjian, il profugo armeno inventore del Bancomat. Meucci, l’ingenuo italiano al quale “frecarono” la scoperta che il rame è ottimo conduttore della voce umana. Intuizioni, invenzioni, evoluzioni, metodo scientifico di uomini rari. Vivo nell’atmosfera delle loro idee, mi sento simile, ma nessuno me lo conferma, nemmeno i miei genitori che pure dicono di avermi concepito “intelligente”. La Verità chiara e distinta è che io sono un genio, ma al contrario: Mi chiamo Leonardo, nemico dell’errore. Ho in punti precisi del genoma, l’ignorante ingegnosità dell’ inventore. Non ho un laboratorio di ricerca, non posso calcolare. Ho le idee confuse sulla teoria più elementare. Non sono uno scienziato, ma la mente più fessa del creato. “Sono Leonardo, Inventore dell’altra metà dell’inventato.”
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