Sanremo misogino
di Carmen Trigiante
Povera donna nello show musicale più atteso dell’anno. Alla fine della penultima serata, non solo i ringraziamenti le vengono negati, ma perfino il solito mazzo di fiori, che resta stretto stretto tra le braccia di Morandi. Ben sappiamo che negli ultimi anni siamo riusciti a sfoggiare al peggio la nostra mediocrità maschilista in tutto il mondo, ma che abbiamo perso anche quel savoir faire che per lo meno ci dava una parvenza di civiltà, questo proprio non lo si può tollerare. Lungi me l’idea che il delizioso Moranti o tanto meno il bravo Papaleo siano due misogini, ma il risultato di un’impostazione sbagliata, ahimè, è stato davvero di pessimo gusto. Sarà per gioco, sarà per provocazione, fatto sta che l’unica figura femminile, stretta e imbarazzata nelle retrovie di un palco dominato da uomini, si è totalmente eclissata all’ombra dei due “mattatori”, nonostante i dieci centimetri di altezza con cui li sovrastava e il vestito ben più scintillante. Mi chiedo: è proprio questa l’immagine che vogliamo dare della donna nel mondo? Silente, imbarazzata, indecisa perfino se vestire o no un sorriso troppo contestato nei giorni precedenti, incapace o impossibilitata anche a leggere il gobbo con le presentazioni degli artisti. Certo, Sanremo non è mai stata la fiera delle pari opportunità, e il barlume di speranza che aveva fatto intravedere l’edizione della Clerici si è spento con Belen e la Canalis, declassate a vallette, ma per lo meno accettabili perché danzanti, canticchianti, in un’espressione, parlanti. Che dire adesso? Le parole non bastano per esprimere quella che dovrebbe essere l’ennesima umiliazione per tutto il mondo femminile. E non per colpa della povera malcapitata in questa edizione di uomini, ma perché siamo andati a prenderla da chissà dove, nel tentativo di internazionalizzarci e magari pure “globalizzarci”, e poi siamo riusciti a fare una figura da tribù di trogloditi.
