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RIFLESSIONI SEMI-SERIE SULLA DAD

di Trifone Gargano

L’esperienza della DaD, la Didattica a Distanza, generosa ma multiforme e convulsa (a tratti, contraddittoria, se non perniciosa), di questi mesi, causa emergenza coronavirus, mi ha fatto ricordare la quartina iniziale di un celeberrimo sonetto di Dante Alighieri, dalle Rime:

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio

Nel nostro caso l’«incantamento» è rappresentato dal coronavirus, che ha stravolto l’ordinarietà della vita scolastica italiana, a tutti i livelli, dalla Scuola dell’Infanzia, all’Università. Studenti, Docenti e Famiglie si sono trovate, improvvisamente (senza alcun pre-avviso, e senza alcuna preparazione specifica, a volte anche senza la necessaria dotazione hardware/software), in un «vasel», che ha preso ad andare per il mare, spinto «ad ogni vento», muovendosi di qui o di lì, a secondo del «voler vostro e mio». Dante ci aiuta con un’altra immagine appropriata, dal canto VI del Purgatorio:

nave sanza nocchiere in gran tempesta (v. 77).

Certo, lo ripeto, al fondo c’è stato e c’è, nelle azioni di moltissimi insegnanti, la buona fede e la generosità di non voler interrompere il dialogo educativo, o, anche, semplicemente di non voler interrompere il rapporto comunicativo, con gli studenti (e con le famiglie). Ma quanta confusione, quanta navigazione a vista (determinata dal «voler vostro e mio»). Dal primo all’ultimo maestrino, o professorone, ciascuno è salito in cattedra, e si è inventato un ruolo di teorico della DaD; di interprete autentico di un Verbo, che, in realtà, è sconosciuto ai più (a cominciare dal sottoscritto).

Non ho potuto, allora, non pensare ad altri versi, questa volta molto più inquietanti, di Eugenio Montale, nei quali il poeta afferma di aver colto, un mattino, il «miracolo» del nulla:

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Il «nulla» alle nostre spalle è, nello specifico, l’immane confusione della DaD improvvisata, e pasticciona. Sentendosi sconvolto dalla percezione del nulla, Montale, con addosso un «terrore di ubriaco», non sapendo a chi comunicare questa sua momentanea illuminazione, decide di star zitto, con la certezza che, di lì a pochi attimi, sarebbe riapparso «l’inganno consueto»: gli alberi, le colline, le case, le strade, ecc.

Ecco, nel nostro caso, c’è da sperare che torni presto «l’inganno consueto» della didattica normale, quella in presenza, nella quale, cioè, ciascuno potrà riprendere il proprio ruolo, e potrà tornare, quanto prima, a interpretare il pirandelliano gioco delle parti, che il caso gli ha assegnato. Il maestro tornerà a sciorinare nozioni su nozioni (vecchie, nuove e semi-nuove); gli studenti riprenderanno a giocare a nascondino (con le nonne che, di anno in anno, moriranno e rinasceranno, per sostenere giustificazioni e impreparazioni quotidiane le più bizzarre e fantasiose). L’ordine tornerà nel mondo della scuola italiana, mettendo la parola fine a tutto questo gran Caos della DaD.

Il futuro va immaginato e costruito, con tanta fatica e pazienza. Il futuro somiglia più a un Lego, che a un puzzle. Quest’ultimo, infatti, è tutto già bell’e definito; è, sì, divertente, impegnativo, ma un puzzle è già tutto scritto (da altri), va solo ri-composto. Quell’altro, invece, no. Il Lego è tutto da inventare, tutto da scrivere. Con gli stessi pezzi, il singolo giocatore può costruire di tutto, senza alcuna costrizione. È come guardare le costellazioni in cielo: ci sono quelle canoniche (Orsa Maggiore, Orione, Lira, …), definite, che uno può solo individuare. Ma ci sono anche quelle personali, indefinite. Chi vieta, infatti, a un osservatore di associare le stelle a proprio ingegno, per disegnare una personale costellazione? Il futuro (della DaD) è tutto in questa sfida, di dar forma all’inconoscibile, a qualcosa di nuovo:

Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura […].

Leopardi, nel suo Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere, lo aveva già intuito e indicato.

Piuttosto che di DaD, io preferisco parlare di didattica distopica (DD), senza tempo e senza spazio definibili, nel senso che, per essa, non varranno più le nostre vecchie conoscenze di classe, di aula, di orario di lezione. In una modalità di DD, per esempio, che senso avrà più il concetto di “classe pollaio”? Nessuno. Il futuro gruppo di apprendimento, infatti, sarà atomizzato, distribuito chissà dove (e chissà quando). Tale gruppo, cioè, non sarà più riunito in un’aula, nelle stesse ore di lezione, in un edificio. Salteranno gli attuali vincoli sul numero massimo di composizione del gruppo classe. La DD potrebbe rivolgersi, alternativamente, a uno, a cento, a mille, a nessuno studente. Uno, nessuno centomila studenti (o corsisti, o clienti). Questo, e tante altre cosette, prefigureranno, evidentemente, sconvolgimenti radicali, rispetto al presente, in ordine sindacale, professionale, contrattuale, sociale, pedagogico, ecc.
E allora non c’è che da sperare, con Montale, che l’«inganno consueto» torni al più presto, e porti via con sé tutto questo Caos. Non è vero che cambieremo. Non è vero che l’umanità saprà trarre la giusta lezione da questa terribile esperienza del coronavirus. Purtroppo, non sarà così. Per auto-difesa, il cervello dimentica e rimuove, specie se si tratta di esperienze dolorose. Dimentica e va avanti. Io stesso non ricordo più, nel volgere di pochi anni, tutti i dettagli (dolorosissimi) del tumore che ho affrontato, tra chirurgia, chemio e radio terapia. Niente. Tutto cancellato.

Ecco perché resto convinto che solo la classe ci salverà. Prima avvenga il ritorno in classe, in aula, meglio sarà, per tutto e tutti.

Per chi volesse approfondire:

• testo del sonetto di Dante, Guido, i’ vorrei…:
https://it.wikisource.org/wiki/Rime_(Dante)/LII_-_Guido,_i%27_vorrei_che_tu_e_Lapo_ed_io
• testo del c. VI del Purgatorio:
https://it.wikisource.org/wiki/Divina_Commedia/Purgatorio/Canto_VI

• testo della poesia di Montale, Forse un mattino…:
http://poesia.blog.rainews.it/2012/01/forse-un-mattino-andando-in-unaria-di-vetro/
• testo dell’Operetta morale di Leopardi, Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere:
https://it.wikisource.org/wiki/Operette_morali/Dialogo_di_un_venditore_d%27almanacchi_e_di_un_passeggere

• canzone di Gaber, Non insegnate ai bambini:
https://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ
• testo della canzone di Gaber:
https://www.rockit.it/giorgiogaber/canzone/non-insegnate-ai-bambini/125610

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