QUEL GRAN IGNIORANTE DE LIONARDO

di Dino Cassone

Vecchio, rincoglionito, finto letterato, pigro e frustrato perché nessuno gli commissiona lavori, per questo sempre senza un becco di un quattrino, e perché le sue invenzioni (copiate spudoratamente, tra l’altro) non funzionano mai. E infine, “gran ingniorante”.

Questa è in breve l’impietosa descrizione di quel genio di Leonardo da Vinci fatta dal suo figlioccio Salaì, al secolo Giangiacomo Caprotti, apprendista pittore e tuttofare nella bottega del Maestro di Firenze (con un vizio assai grave: le femmine), nelle oltre seicento pagine dei primi due volumi, “I Dubbi di Salaì” e “L’uovo di Salaì”, che con il prossimo “La riforma di Salaì” (a novembre in tutte le librerie), compongono una imperdibile trilogia firmata da Rita Monaldi e Francesco Sorti, coppia anche nella vita.

Nel primo romanzo, ambientato nella primavera del 1501, attraverso una serie di lettere scritte dal rude ma perspicace Salaì a un misterioso signore di Firenze che lo ha pagato per fare da spia, seguiamo il viaggio fatto da Leonardo nella Città Santa, ufficialmente per studiare da vicino l’architettura locale. In realtà deve scoprire chi sta gettando fango su Papa Alessandro VI Borgia (saranno i “todeschi” alle prese con la riforma protestante?) e alla fine si troverà coinvolto in una frode eclatante che cambierà le sorti del mondo. Le lettere sono un abile falso, frutto dell’immaginazione di Monaldi & Sorti, ma assolutamente fondate sono le fonti utilizzate per i dettagli storici e i personaggi, così come è vero il viaggio intrapreso dal genio fiorentino.

Il secondo romanzo è ambientato sempre a Roma ma sette anni più tardi. Questa volta Salaì è da solo, con l’incarico di trovare un libro appena stampato in Alsazia, il Cosmographiae Introductio, che raffigura la prima dettagliata carta geografica dell’America. A commissionare l’acquisto è sempre Leonardo, rosicone e tremendamente invidioso di Colombo, Vespucci & Co., talmente tanto da ideare un plagio di quel libro, sic et simpliciter. Quindi oltre che “colione” il Nostro è pure un truffatore. Tra traditori, usurai, sovversivi, complottisti e mignotte (immancabili), Salaì, attraverso delle spassose memorie scritte durante la sua momentanea prigionia, porta alla luce misteri e ipotesi sconcertanti, come quella di Colombo, figlio di un pontefice, ebreo e probabilmente massone, o di Vespucci, il quale, nelle Americhe che portano il suo nome, non ci avrebbe neppure messo piede.

Per gli amanti dei gialli storici costruiti e scritti come Dio comanda, per quelli che adorano i complotti e le storie picaresche, si consiglia la lettura di questi due romanzi. In febbrile attesa del terzo, siamo certi che Monaldi & Sorti non deluderanno nemmeno questa volta.

 

 

 

 

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