QUANDO I GIORNALISTI NON RISPETTANO L’ETICA PROFESSIONALE

di Carmela Moretti

“Un mostro del genere dovrebbe stare dentro!”, “Chi ha avuto il coraggio di sposare una bestia del genere?”. Sono alcuni dei commenti di bassissimo acume e livello morale, che stanno accompagnando la notizia delle nozze di Erika De Nardo, diventata virale da qualche giorno su giornali, social e chat. Tralasciamo i dettagli del delitto di Novi Ligure, ci interessa più che altro capire perché, di tanto in tanto, certi personaggi legati a famosi episodi di cronaca riguadagnano, loro malgrado, gli onori della cronaca. È giusto che ciò accada? È pur sempre giornalismo o è piuttosto qualcosa che assomiglia a “voyerismo” (da intendersi in senso lato, ma nemmeno tanto)?

Qualche tempo fa si è svolto a Bari un corso di formazione, organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Puglia, sul diritto all’oblio, cioè il diritto di ciascun soggetto a essere “dimenticato”, evitando e rimuovendo on line tutti quei riferimenti ritenuti lesivi della dignità dell’individuo. Ricordo che in quella occasione posi all’esperto – il prof. Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione e di istituzioni di diritto pubblico all’Università Cattolica di Milano e alla Lumsa di Roma – una domanda su questo genere di notizie: come è possibile che ci siano giornali, anche nazionali, che per la sola esigenza di avere un seguito di lettori vadano a rispolverare di tanto in tanto personaggi che hanno chiuso i loro conti con la giustizia? Il diritto all’oblio non riguarda questa categoria di soggetti?

E ricordo che si fece proprio l’esempio di Erika e Omar e che la risposta fu grossomodo questa: certi personaggi legati a particolari episodi di cronaca andrebbero riproposti all’attenzione mediatica soltanto nel caso in cui ci siano elementi degni di nota, come per esempio novità processuali. Il riferimento normativo è una sentenza del 2018 della Corte Europea Diritti dell’Uomo: “non va diffuso il fatto la cui diffusione (lesiva) non risponda ad un reale interesse pubblico, così non va riproposta la vecchia notizia (lesiva) quando ciò non sia più rispondente ad una attuale esigenza informativa”.

Ecco, in questo caso il matrimonio di Erika, accompagnato da una riproposta dettagliata della vecchia notizia, non sembra essere un’esigenza informativa. È un gossip che non fa bene nessuno. È un modo becero di sottoporre alla gogna pubblica una donna che – per quanto orrendo sia stato il suo gesto – ha scontato il debito con la giustizia e ha tutto il diritto di rifarsi una vita, come prevede la nostra madre Costituzione.

Male ha fatto, dunque, don Mazzi – il fondatore della comunità Exodus, presso cui la giovane ha scontato la sua pena – a rilasciare al settimanale Oggi dichiarazioni sulle novità che riguardano il privato della ragazza. Ancora peggio hanno fatto tutte quelle testate giornalistiche che, dimenticando gli obblighi deontologici a cui un giornalista deve attenersi, hanno impedito ancora una volta a Erika di provare a finire nel sacrosanto dimenticatoio.

(foto tratte dal web)

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