PRIMA LEZIONE DI FILOSOFIA, Roberto Casati, Editori Laterza, Bari, 2011

di Francesco Monteleone

Al ‘Festival del Libro possibile 2012’ di Polignano a mare, nell’ultima serata del 14 luglio, ho incontrato Andrea Massarenti. Era in compagnia di una donna molto bella, forse una parente stretta del suo cuore. Gli ho rimproverato, con cautela spinoziana, di farmi spendere molti soldi per acquistare quasi tutti i libri che suggerisce ogni domenica nell’ insuperabile rubrica ‘filosofia minima’ del Sole24 ORE.  E per dimostrare che lo faccio per davvero gli ho fatto mostrato l’ultimo saggio di Roberto Casati ‘Prima lezione di filosofia’. “Ah, questo è un libro bellissimo”, mi ha risposto con troppa tempestività, per poter mentire.

Avevo finito la prima lettura di quel lavoro il 30 maggio 2012, iniziando a criticarlo per iscritto all’equinozio d’estate, tanto lentamente che la tartaruga mi stava sorpassando. Continuavo a ripassare gli appunti, imparando a memoria frasi intere, o perché sono stupido o perché temevo di sembrarlo.

Massarenti mi ha svegliato dal sonno. Di fronte a un’opera che si considera importante bisogna dimostrare il coraggio della verità, la parresia, non la deferenza dei sagrestani verso il messale.

Inoltre, da qualche tempo echeggiava nella memoria il consiglio di Kierkegaard: «Se vuoi che qualcosa riesca lo si deve fare immediatamente, perché l’immediatezza è la più divina di tutte le categorie»

Ho salutato il caporedattore del miglior inserto culturale d’Italia con la certezza che avrei dovuto mettere in circolazione, senza tanta pigrizia, una positiva segnalazione libraria.

‘La prima lezione di filosofia’ ha un successo assicurato nel futuro, più che nel presente. Contiene un sacco di idee libere, antitradizionali, antiaccademiche che pochi professori curvati dallo stipendio fisso hanno voglia di condividere.

Personalmente, nel pigolare tra le pagine, ho provato la stessa emozione che mi produce da 30 anni un’incedibile edizione del ‘Discorso sul metodo’ a cura di Armando Carlini (Piccola Biblioteca Filosofica – Laterza). Il disincanto cartesiano verso la metafisica ha sempre fatto tanto bene ai febbricitanti dogmatici dell’azione teoretica.

 È bene ricordare che il Discours de la méthode, uscito anonimo a Leida nel 1637, oggi è considerato il manifesto della filosofia moderna. Ma solamente gli studenti sotto esame si ricordano che, in realtà, Cartesio lo scrisse come testo introduttivo a tre saggi di fisica e matematica che nessun uomo leggerà mai più, anche se fossero gli unici tomi nella libreria di un penitenziario. Il ‘metodo’ che Descartes svelò ai suoi sostenitori è un capolavoro di saggezza ed ironia; pochi libri sanno essere così ‘simpatici’ a tutti i peccatori mentali sparsi nel mondo.

Ebbene, ci lascino in pace gli accademici ammuffiti, se ci permettiamo di accostare Roberto Casati al bel René. Con una scrittura altrettanto forte e veloce il professore italiano offre a tutti i principianti una vantaggiosa didattica low coast. I due maestri s’assomigliano.

Roberto Casati ha lavato la faccia alla filosofia con un sapone ordinario. Ebbene, tutte quelle rughe che la facevano sembrare una vecchia strega sono scomparse. La filosofia ci appare bellissima, come quando era un’adolescente contesa dagli uomini migliori, nell’Atene di Pericle. Impossibile non innamorarsi perdutamente per altri 20 secoli. Se l’anima esiste, lo spiritello di Cartesio ha guidato la mano di Casati.

“La filosofia più che una materia è un’arte. L’arte di negoziare concetti, che richiede rigore e immaginazione”. Il paragone dell’autore crea nuovi legami nella mente. Infatti Il filosofo lavora di immaginazione e le sue competenze sono vicine a quelle dell’artista. “Esplora alternative, rende esplicito l’implicito, pensa alla moviola…” Sembra di vedere Kierkegaard, Toni Negri, Pomponazzi, Fichte, sant’Agostino, Musil mentre riflettono contro le verità imbrattate di pregiudizi e falsi significati. E, dato che la filosofia è un’arte non c’è nemmeno un vero progresso in filosofia.

Ha un milione di ragione il prof. Casati quando dice che la filosofia non ha un canone proprio. Non è una scienza, non si apprende come la matematica, la chimica, l’informatica…

I manuali di storia della filosofia che abbiamo sopportato ai licei sono arbitrari, incompleti, lacunosi, imprecisi. Come se fossimo all’ufficio anagrafe, troviamo uno dietro l’altro, in ordine di nascita, quei pensatori che sono stati ‘nominati’ maestri del pensiero. Ma tante sono le lacune: per es. Frege, padre della logica, non compare spesso negli indici dei nomi. E di filosofi extra-comunitari manco a parlarne, mentre i teologi si trovano in abbondanza. Come scacciare il sospetto che stiamo sbagliando, quando studiamo Talete (del quale non c’è nulla di scritto) o sintetizziamo Husserl che ha scritto più di 40 mila pagine in tedesco? “In filosofia non c’è nemmeno un ordine canonico dell’acquisizione, per questo si ricorre all’ordine storico, ma l’ordine alfabetico andrebbe altrettanto bene”. Ottima conclusione, ma c’è tanto ancora da apprendere. “La filosofia è diffusa…ma non è una scienza esatta… e non è detto che la filosofia sia utile in tutte le situazioni”. Però, per consolarci “La filosofia si nutre di esercizi di immaginazione, e sono questi che ci interessano da vicino. L’immaginazione vive di narrazioni, di trame. Non è importante che queste siano affidate alla parola scritta; quello che conta è che vi sia una trama sufficientemente articolata ed evocativa, per cui anche le opere cinematografiche andranno benissimo.”

Che intuizione santa! Finalmente potremo goderci Ken Loach, Ulrich Seidl, Kaurismaki, Roberta Torre, Last Von Trier senza pensare di tradire Kant o, peggio ancora, il mitico Hegel.  Casati scrive ancora che “La letteratura non mancherà nella formazione del filosofo”. Ennesima gioia! Finalmente potremo rileggere l’Adolphe di B. Constant o spostare dal muro quel mattone de L’uomo senza qualità di Musil, nella sua pesante edizione dell’Einaudi.

Esiste una conoscenza filosofica?

Come si fa a cambiare idea?

IL teorema di Pitagora era vero anche quando non c’erano i mammiferi?

L’albero che cade nella foresta disabitata fa rumore o no?

Se tutto restasse immoto, potremmo ancora dire che passa il tempo?

Che cosa sono i numeri, e che cosa dovrebbero essere?

La conoscenza dipende dalla percezione o vi sono idee innate?

Io e mio figlio clonato saremmo una famiglia?

Che cosa è uno straniero se posso andare in 24 ore agli antipodi e se la mia pensione dipende dal lavoro dei migranti?

Perché il filosofo deve lasciare la poltrona?

Dovendo concludere, vi abbiamo sadicamente elencato una parte delle questioni che imparerete a risolvere se leggerete attentamente il libro qui discusso. Le domande sono uno dei segni particolari della filosofia. Ce ne sarebbero tante altre, ma se siete riusciti a leggere fin qui vuol dire che siete idonei ad affrontarle tutte, con chiarezza e distinzione.

La Norvegia impone la filosofia come esame di sbarramento al primo anno per tutte le facoltà. Perché saper seguire un argomento e esprimersi in modo sufficientemente chiaro.

In attesa che il nostro ‘Ministro della Filosofifa’ faccia la stessa cosa, datevi a questa prima lezione e non azzardatevi a parlar male. Sarete di fronte a un piccolo capolavoro di pedagogia socratica e al primo caso accertato di trasmigrazione dell’anima, da filosofo a filosofo. Con grande soddisfazione di Pitagora.

 

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