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PICCOLO DIARIO DEL VIRUS

di Giulio Loiacono

Con questo mio intervento – che viene ad un mese dallo scoppio di tutto in Italia e diciamo una quindicina di giorni qui negli USA – ho deciso di fare solo un piccolo resoconto riservandomi, non per vigliaccheria intellettuale, di fare delle compiute e complete considerazioni finali a cose fatte.

Ecco, cominciamo di qui: verrà il momento delle cose fatte. Vorrei razionalmente “sgombrare il campo” dagli scenari apocalittici. L’apocalisse non avverrà. Non avverrà perché oltre il 90% – e saremo molto vicini al 100 – della umanità sopravvivrà.

Solo per amore di prudenza, sorella della scienza, non sappiamo molto di questo virus, peraltro appartenente ad una famiglia ben conosciuta perché fratello stretto del banale virus del raffreddore, ma mi sbilancerei nel dire che siamo già immuni, che il virus si esaurirà estinguendosi rimanendo presente tra noi. Queste cose le sapete dai vari Pregliasco e compagnia. Mio padre, che era un buon medico, soleva dire: “guai se l’epidemia diviene iatrogena”. Ossia, quello che è successo, quello che è successo a Singapore ed in Corea del Sud con la SARS e con la MERS, è che la epidemia – non rilevata adeguatamente manco da loro al tempo, alla faccia della organizzazione asiatica – è esplosa in ospedali dopo che il controllo preventivo ed il monitoraggio preventivo dei casi sul territorio non ha funzionato o ha fallito. Ora, che in Italia ci si debba servire di team di esperti dalla Russia e dagli USA, di veri e propri esperti e detective dei virus, che sono arrivati a cose fatte per studiare il fenomeno, anche se non soprattutto, a loro vantaggio, è purtroppo cosa triste. A mio giudizio, la regionalizzazione e federalizzazione del sistema sanitario ha fatto il resto. Di qui la sterzata tardiva centralista dei DPCM che tutti in Italia conoscono.

Ma qui finiscono le polemiche valutazioni che, però, debbono contribuire ad una valutazione serena e razionale della questione. Ma cosa fatta capo ha. Ora, viviamo sulle scommesse -che ripeto sono ragionevolmente certe, ma non inossidabili- della immunità di gregge, del caldo umido estivo e degli asintomatici abili, vastissimo numero, ma per cosa?

Per ripartire. Ed in fretta.

Una polemica vorrei farla. Questa volta diretta in faccia agli italiani. Ragionevolmente si andrà a maggio inoltrato con la parziale apertura. Perché? Perché ci sono due ponti dopo Pasqua. E questo la dice lunga. Se non si capisce che la gitarella, in tempo di guerra, non si deve fare, vorrebbe dire che siamo proprio alla frutta. La seconda: questa dovrà essere un’estate di lavoro serratissimo, come se si fosse sempre in un 25 aprile 1945, come nel film “Ricomincio da Capo” con Bill Murray.

Non ci dovrà essere spiaggia o ferragosto o serrate agostane o falò notturni.

Almeno, se non dopo aver lavorato. E duro.

 

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