“NESSUNO RITORNA A BAGDAD” VINCE IL PREMIO NARRATIVA STRESA 2019

di Carmela Moretti

È una storia di partenze, di identità, di nostalgia – di “radici aeree”, come ama definirle l’autrice – quella raccontata in “Nessuno ritorna a Bagdad” di Elena Loewenthal. L’opera, interessante affresco di una famiglia ebraica con la diaspora nel sangue, ha convinto gran parte della giuria del Premio narrativa Stresa 2019 e si è, dunque, portata a casa l’ambìto premio.

La manifestazione, organizzata dall’associazione turistica Pro Loco di Stresa, con il patrocinio del Comune di Stresa e con il contributo della Banca Popolare di Novara, è diventata un appuntamento fisso nella città lacustre e acquista di anno in anno sempre più rilevanza nel panorama letterario nazionale. Ne è una conferma il grande successo di pubblico, ma soprattutto l’altissima qualità della cinquina giunta questa volta in finale e che fa ben sperare sulle sorti della letteratura nostrana, come sottolineato dal presidente della giuria Orlando Perera e dai critici che lo hanno affiancato nella selezione delle opere: Piero Bianucci, Emmanuelle de Villepin, Marco Santagata. Accanto a loro, anche una giuria di ottanta lettori, a cui sono state sottoposte le opere prescelte e che hanno votato con libertà, passione e trasparenza.

E proprio i cinque finalisti sono stati al centro della serata conclusiva dell’evento, che si è tenuta domenica 27 ottobre, in un’atmosfera frizzante e in luogo simbolo della vita stresiana, divenuto ormai la casa del Premio: l’hotel Regina Palace.

Queste le opere premiate, insieme alla vincitrice: “La straniera” di Claudia Durastanti (edito La nave di Teseo), un racconto originale di migrazione, quindi di commistione linguistica, culturale e identitaria; “Molto mossi gli altri mari” di Francesco Longo (edito Bollati Boringhieri), un romanzo di formazione collettiva, qua e là con indizi riconducibili a un libro molto amato dall’autore, “Il giardino dei Finzi-Contini” di Bassani; “Il censimento dei radical chic” di Giacomo Papi (edito Feltrinelli), un libro paradossale  – che guarda alla satira settecentesca – su un “non luogo” in cui tutto ciò che è impopolare subisce la censura; in ultimo “Madrigale senza suono” di Andrea Tarabbia, già vincitore premio Campiello 2019: la storia avvincente, romanzata e con sfumature pulp, di Gesualdo da Venosa, grande musicista vissuto tra Cinque e Seicento, poi dimenticato per secoli e, infine, riscoperto da Stravinsky.

Anche quest’anno, la cornice immaginaria dell’evento è stato il profumo dell’olea fragans, pianta che adorna il lungolago di Stresa e tanto cara allo scrittore Gianfranco Lazzaro, fondatore del Premio nel 1976 e scomparso due anni fa.

Ma a impreziosire l’edizione 2019 è stata una straordinaria novità: la partecipazione, tra la giuria dei lettori, di quattro detenuti della casa circondariale di Verbania.

Il segnale concreto di una cultura che vuole essere veramente democratica, e che, pertanto, non fa distinzioni e non causa marginalità, ma accoglie tutti e a tutti si dona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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