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IL RACCONTO. IL NATALE DELLE BADANTI STRANIERE

di Carmela Moretti

Buon Natale! Tutti si baciano e si scambiano abbracci, e le bollicine di spumante gorgogliano nei calici stretti della festa. T., in una casa di un paese in provincia di Bari, si riscalda al tepore di una stufa a gas, accarezza i capelli spenti di nonna Antonia, poi segna le parole “festa, auguri, panettone” su un’agendina color ocra. Ché imparare una nuova lingua – così lontana dalla propria – non è mai facile e cercare i vocaboli giusti nella rubrica della mente spesso si rivela più arduo del previsto.

ansa – badante –

T. fa parte di quella folta schiera di badanti straniere di mezza età che sono arrivate a popolare l’Italia. Fa parte, dunque, di quella folta schiera di persone che “ci vengono a togliere il lavoro, se ne stiano a casa propria”, ma poi se ci sono è meglio, perché certi lavori – come accudire anziani e ammalati – sono un fardello troppo pesante sulle spalle degli italiani e invece pesano meno sulle spalle di chi nel proprio paese vive nel bisogno. Le badanti straniere sono donne mature e provengono per lo più dalla Georgia, terra piena di contraddizioni: bellissima e povera, amabile e ostile. Le riconosci dagli abiti scoordinati eppure dignitosi, dall’accento incerto, ma soprattutto da quella luce sbiadita che lampeggia negli occhi di tutti coloro che hanno il corpo da una parte e il cuore dall’altra. E si sentono costantemente a metà.


La festa va avanti e T., in un angolo, scorre alcune foto sul suo cellulare.
Cosa guarda, così lontana anni luce da noi? Mostra un video di Tbilisi, capitale della Georgia, con le sue strade che sono una perfetta sintesi tra Oriente e Occidente, gli edifici storici di grandissimo fascino, le fiabesche case colorate della città vecchia. Mostra con fierezza la fotografia della sua nipotina, due anni, avvolta in un cappello di lana rosa inviato solo qualche settimana prima dall’Italia, in un pacco stracolmo di tanti altri doni usati: cinture, pantaloni, guanti che erano di chi non li vuole più.
E ripensa al suo Natate T., che in Georgia la comunità ortodossa festeggia il 6 gennaio, mentre gli italiani stanno celebrando l’Epifania. E con il pensiero va alla sua famiglia, che scarterà i regali di Natale sotto un abete la sera del 31 dicembre, per il Capodanno, quando la tradizione georgiana vuole che passi di casa in casa il loro Babbo Natale.

Tbilisi

“Questo è un regalo per te, T. Auguri!”. Apre il suo pacchettino. Ci sono un profumo e una crema per le mani. Ringrazia mille e mille volte ancora, come se non avesse ricevuto un regalo più bello. E finalmente un sorriso le illumina il volto, anche se è un po’ meno raggiante di quello che indosserebbe a casa sua.

Ps. Questo racconto vuole essere un augurio sincero per tutti coloro che arrivano da lontano, che entrano a far parte delle nostre famiglie e vivono con noi le nostre tradizioni, rintanando le proprie in un angolino del cuore.

(Foto tratte dal web)

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