IL BASSO. PERMUTAZIONI E PROGRESSIONI, Marco Boccia, edizione Florestano

di Ersilia Cacace

Se il vecchio adagio sostiene “impara l’arte e mettila da parte”, nella musica lo studio, esercitarsi è al contrario una peculiarità importante. A inoltrarci nella tecnica musicale è il musicista Marco Boccia diplomato in contrabasso presso il conservatorio Niccolò Piccinini di Bari, con il libro edito da Florestano, “Il Basso. Permutazioni e Progressioni”. L’autore, classe 1972, come la FENDER JAZZ BASS 1972, chitarra elettrica cimelio ormai per amatori e collezionisti, è proprio vero che, nulla accade per caso, Marco Boccia, si è dedicato alla musica sin da giovanissimo da autodidatta, suonando proprio il basso elettrico. In oltre 30 anni di attività, ha operato in diversi ambiti musicali, dal rock e blues a metà degli anni 80, e poi la musica da camera negli anni di conservatorio e, successivamente, le orchestre nazionali e della Provincia di Bari e Lecce. Gli studi al CPM di Siena gli hanno permesso di approfondire i linguaggi improvvisativi del jazz .

Marco Boccia, cosa ti ha motivato a mettere su carta la tua esperienza di musicista?

In effetti, da musicista, ho compreso l’importanza dello studio e dell’applicazione di alcuni fondamentali concetti che mi consentono di creare linee di basso adeguate, cercando l’originalità, per quanto possibile e per quelle che sono le mie capacità.

I due libri che ho realizzato e pubblicato per la Florestano ed., “Il Basso, teoria e prassi” e “Il Basso, Permutazioni e Progressioni”, nascono dall’idea di avere certi argomenti sotto mano e dare un supporto facile da consultare ai miei studenti. Ciò che mi ha spinto a fare questo è l’amore che nutro nei riguardi della didattica come trasferimento attivo di un sapere.

Introduciamo Marco Boccia compositore e jazzista “In the park” è il tuo primo cd da solista. Vuoi parlarcene?

In The Park è stata una bella avventura. Intanto mi ha permesso di entrare in contatto con gli splendidi musicisti che, ormai da quattro anni, mi seguono: Marino Cordasco al piano e Gianlivio Liberti alla batteria. Per quanto riguarda i contenuti del disco, posso dirti che ho lavorato con tutto il gruppo. Ognuno ha contribuito con le proprie capacità a dare spessore alla musica che vuole

essere una sintesi delle mie esperienze, non solo musicali ma anche umane. Otto brani che cercano di descrivere il mondo secondo il mio punto di vista che è fatto di eccessi, amore, gioia e paura. Una visione contraddittoria circa l’esperienza del vivere che, in fondo, caratterizza ciò che sono: una persona curiosa e che spesso sbaglia ma non smette mai di osservare e di mettersi in discussione. Sono molto soddisfatto di questa esperienza.

Puoi darci un’anticipazione sui tuoi progetti futuri?

Nel mio futuro c’è il nuovo disco, sempre in trio, il cui titolo sarà Gravity. Probabilmente uscirà a settembre del 2019. Questo disco è stato ispirato dai libri di Carlo Rovelli e dai suoi studi sul tempo e la gravità seguiti dai dialoghi avuti con il mio vicino di casa Giampiero Fanizzi, anch’egli fisico. Mi sono lasciato ispirare dalle suggestioni che certe riflessioni sullo spazio ed il tempo hanno creato nella mia testa. Un disco che avrà un suo perché.

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