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	<title>Santippe</title>
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	<description>scritto da filosofi, seminando incertezze</description>
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		<title>Il Führer dona una città agli Ebrei al nuovo teatro Verdi di Brindisi</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 12:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Federica Caniglia Domenica 13 maggio si conclude la seconda edizione della  rassegna teatrale “Attimi di Scena”, organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, con lo spettacolo della compagnia Mòtumus: “Il Füher dona una città agli ebrei”, scritto da Mariano Dammacco, diretto e interpretato da Maurizio Ciccolella con Andrea Simonetti, Francesca Zurlo e Alessia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">di  <strong>Federica Caniglia</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Domenica 13 maggio si conclude la seconda edizione della  rassegna teatrale “Attimi di Scena”, organizzata dalla Fondazione Nuovo Teatro Verdi di Brindisi, con lo spettacolo della compagnia Mòtumus: “Il Füher dona una città agli ebrei”, scritto da Mariano Dammacco, diretto e interpretato da Maurizio Ciccolella con Andrea Simonetti, Francesca Zurlo e Alessia De Blasi. Il titolo dell’opera  è anche lo stesso del film di propaganda che i nazisti fecero girare, nel campo di concentramento di Terezìn, dal regista e attore ebreo  Kurt Gerron che vi era recluso. Lo spettacolo teatrale si ispira al prezioso testo dello storico di musica concentrazionaria Joža Karas, <em>La musica a Terezìn 1941-1945,</em> pubblicato in Italia nel 2011 dalla casa editrice Il nuovo melangolo, a cura di Francesca Romana Recchia Luciani. Il testo racconta la storia atroce e disumana di alcuni prigionieri della piccola città-ghetto cecoslovacca di Terezìn, a poche decine di chilometri da Praga, capaci di comporre musica e di interpretare spettacoli, nonostante le condizioni estreme di sofferenza e di crudeltà a cui vennero costretti dall’aberrante sistema genocidario ideato da Hitler. Una storia insolita e singolare che si sviluppa nelle pieghe della tragedia ebraica della <em>Shoah</em>, che occorre ricordare in onore delle 140.000 persone che furono internate in quel lager, delle quali sopravvissero solo in poco più di 17.000.  La filosofa Francesca Romana Recchia Luciani, docente di Storia della Filosofia Contemporanea all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e ideatrice del progetto “Terezìn”, risponde ad alcune domande offrendo importanti riflessioni sullo spettacolo e su questa triste pagina poco conosciuta della<em> Shoah.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Lo spettacolo &#8220;Il Fhürer dona una città agli ebrei&#8221; è anche il titolo del film propagandistico di Kurt Gerron, regista e attore ebreo internato nel ghetto di Terezìn. La pellicola testimonia la proficua produzione artistica nel ghetto, cosa ha significato l&#8217;arte per i prigionieri ebrei di Terezìn, considerando anche il prezioso contributo del testo di J. Karas?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel libro di Karas viene raccontata soprattutto la storia dei musicisti internati, anche se l’attività culturale di Terezìn era molteplice ed interessava diversi campi. Infatti, nel museo di Terezìn è possibile trovare numerose testimonianze dell’attività artistica in generale, grafica, scenografica e letteraria. L’arte per gli internati era una modalità per salvaguardare la propria umanità, travolta e annientata dal sistema di distruzione nazista. Tuttavia, se gli artisti e gli intellettuali internati potevano ritenersi dei “privilegiati”, il loro impegno culturale non impedì che venissero sterminati, per esempio tutti coloro che parteciparono al film di Kurt Gerron, compreso lo stesso regista, furono gasati ad Auschwitz al termine delle riprese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Quali sono le riflessioni  suggerite nello spettacolo che indagano sulla condizione esistenziale dell’essere umano?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Siamo partiti dalla questione che Primo Levi affronta con l’espressione “zona grigia” nell’illuminante testo <em>I sommersi e i salvati</em>, interrogandoci sui compromessi ai quali dovettero adattarsi funzionari, musicisti ed artisti, per continuare ad esercitare le proprie attività culturali nel campo, piegandosi alle volontà dei nazisti. Kurt Gerron ne è un esempio lampante, quando i nazisti gli propongono di girare il film di propaganda, <em>Il fhürer dona una città agli ebrei,</em> accetta con entusiasmo e un forte trasporto emotivo la proposta, anche se ciò significava costringere gli altri internati a recitare una farsa per i nazisti. La domanda etica è: perché ha accettato questo compito? Sicuramente per salvare la propria vita, ma forse anche perché alcuni degli artisti internati godevano di piccoli privilegi rispetto agli altri reclusi. Questa condizione di privilegio, in una situazione così estrema come quella di un campo di concentramento, impone la domanda di Primo Levi relativa alla “zona grigia”, cioè cosa comporta per chi viene a trovarsi in situazioni di sottomissione ad un potere estremo il vedersi costretto a compiere delle scelte altrettanto estreme e in cosa consista la responsabilità personale dinanzi a questa scelta. Questi sono interrogativi che riguardano tutti noi, perché chiunque può trovarsi a compiere delle scelte di questo genere e quindi l’obiettivo dello spettacolo è quello di sollevare nello spettatore dei dubbi su quello che sarebbe stato il proprio comportamento, e su quello che potrebbe essere, in simili situazioni. Primo Levi parla di <em>impotentia</em> <em>judicandi</em>, cioè della necessità di sospendere ogni forma di  giudizio su cosa muova gli esseri umani  a compiere scelte anche gravissime quando si è costretti a vivere un’esperienza disumana come quella dei lager.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Come nasce questo ambizioso e importante progetto di raccontare attraverso uno spettacolo teatrale la storia degli internati di Terezìn?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La storia raccontata nel libro di Karas è una storia che ha dell’incredibile, ma che non lo è perché è avvenuta. Tuttavia, è una vicenda poco conosciuta all’interno della storia della Shoah, per cui ha una sua valenza educativa molto forte, quindi innanzitutto il progetto nasce dalle suggestioni che la storia muove e da una “intelligenza collettiva”, mi piace chiamarla così, perché si tratta di un’operazione che ha coinvolto tante persone diverse con le loro differenti competenze. Tutto nasce dall’incontro con Maurizio Ciccolella, il quale invitandomi a lavorare presso la sua scuola di arte drammatica Talìa per occuparmi del corso di Ermeneutica dello spettacolo, ha scoperto la storia di Terezìn: di lì abbiamo immaginato uno spettacolo teatrale per la sua compagnia Motumus. Così, abbiamo contattato Mariano Dammacco, che ha imbastito, a partire dalla lettura del mio saggio sulla “zona grigia” e sulla relazione tra la “bellezza” e il “male totalitario”, che introduce il testo di Karas, una bellissima e poetica drammaturgia. Successivamente abbiamo coinvolto Clarissa Veronico, esperta di teatro contemporaneo, che ha supervisionato l’intero progetto, sia dal punto di vista produttivo che della progettazione artistica, e infine Raffaele Pellegrino, in qualità di consulente musicale. L’incontro di competenze diverse ha creato uno straordinario cortocircuito creativo che speriamo si riversi pienamente nello spettacolo. La nostra idea è che questa rappresentazione, oltre al suo valore come esperienza di memoria della Shoah, abbia anche una forte valenza educativa, e dunque ci auguriamo che possa essere visto da tanti giovani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;">L’appuntamento è per domenica 13 maggio con un doppio spettacolo alle ore 18.00 e alle ore 20.00 presso il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi. Gli spettacoli sono a numero chiuso (massimo cento spettatori a replica) pertanto è necessario prenotare al botteghino chiamando il numero 0831.562554</span></strong></p>
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		<title>Riflessioni sull&#8217;utilizzo della tecnologia digitale nella didattica.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 10:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[intervista a  Trifone Gargano rilasciata per la sede Rai di Cagliari     &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">intervista a <strong> Trifone Gargano </strong></span><strong></strong><span style="font-size: medium;">rilasciata per la sede Rai di Cagliari  </span></p>
<p> <a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/05/intervista_radio_Rai_Gargano.mp3"><img class="alignleft  wp-image-2978" title="ascolta" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/05/ascolta.jpg" alt="" width="217" height="139" /></a></p>
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		<title>Le Lettere di don Lorenzo Milani: tra passione civile e genere epistolare</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 19:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Simposio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Trifone Gargano Il nome di don Lorenzo Milani (1923-1967) viene associato, nella mente dei più, ad un genere letterario ben preciso, quello dell&#8217;epistolografia. Non c&#8217;è, infatti, in Italia e nel mondo, persona di cultura, uomo di scuola, ma anche semplice lettore, che non identifichi, ricorrendo ad un automatismo mentale, il nome del priore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">di <strong>Trifone Gargano</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il nome di don Lorenzo Milani (1923-1967) viene associato, nella mente dei più, ad un genere letterario ben preciso, quello dell&#8217;epistolografia. Non c&#8217;è, infatti, in Italia e nel mondo, persona di cultura, uomo di scuola, ma anche semplice lettore, che non identifichi, ricorrendo ad un automatismo mentale, il nome del priore di Barbiana con il genere letterario delle lettere, ed in maniera particolare con la Lettera a una professoressa, per la quale don Lorenzo Milani è a tutt&#8217;oggi universalmente conosciuto. E questo è, indubbiamente, un segno positivo, nient&#8217;affatto negativo, come forse potrebbe far pensare l&#8217;automatismo del processo d&#8217;identificazione cui si allude; al contrario, esso è il segno di una riconoscibilità forte di un autore e del genere letterario che egli ha maggiormente coltivato. Come dire, se ci fosse consentito il confronto, Leopardi e la poesia lirica, Dante e la terzina di versi endecasillabi del poema allegorico-didascalico, Manzoni e il romanzo.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Del resto, se provassimo a scorrere la ricca bibliografia di questo singolare pensatore, educatore e uomo di Chiesa, quale fu don Lorenzo Milani, noteremmo che i suoi scritti assunsero quasi esclusivamente proprio la forma del genere letterario epistolare: dalla già citata Lettera a una professoressa, del 1967, redatta in forma collettiva (da alcuni dei ragazzi frequentanti la scuola di Barbiana, con la collaborazione e con la supervisione del loro priore), alla lettera L&#8217;obbedienza non è più una virtù, del 1965, alle stesse epistole da don Lorenzo indirizzate a vari destinatari, noti o sconosciuti che fossero, su vari argomenti, da quelli più privati e intimi (come le lettere alla madre), a quelli più politici e sociali, tutte, successivamente, raccolte in volume e pubblicate postume, Lettere di don Lorenzo Milani, edite nel 1970, e Lettere alla mamma (1943-1967), pubblicate nel 1973.</span><span id="more-2931"></span><br />
<span style="font-size: medium;">Occorre precisare subito che ambito di competenza di questo mio breve intervento sarà quello di offrire elementi di riflessione non già sui contenuti della produzione letteraria (e saggistica) di don Lorenzo Milani, che, com&#8217;è noto, spazia dalle problematiche legate all&#8217;educazione e alla formazione dei giovani, a quelle della vita ecclesiastica e all&#8217;esigenza, ch&#8217;egli visse innanzitutto come sacerdote e poi come pensatore, di un suo radicale quanto urgente rinnovamento, alle questioni, infine, legate al tema dell&#8217;obiezione di coscienza. Nulla di tutto ciò, sia perché non ne avrei le necessarie competenze scientifiche per farlo; sia anche perché su tali aspetti della produzione letteraria e saggistica di don Lorenzo Milani esiste già una ricca, qualificata e sterminata bibliografia; quanto, piuttosto, riflessioni intorno al genere letterario epistolare, ch&#8217;egli adoperò per comunicare il proprio pensiero e per avanzare le proprie proposte nel dibattito culturale e civile del suo tempo. Un genere letterario, quello epistolare, che don Milani seppe interpretare e innovare, con la consapevolezza di</span><br />
<span style="font-size: medium;">innestarsi in una lunga e prestigiosa tradizione culturale e civile, la quale affondava le proprie origini nell&#8217;antica letteratura latina, tanto laica e pagana quanto cristiana, e che aveva trovato nell&#8217;esperienza storica dell&#8217;Umanesimo fiorentino del secolo XV un sicuro punto di riferimento ed un modello da imitare, non solo, evidentemente, sul versante propriamente letterario e stilistico, ma anche, e, diremmo, soprattutto, su quello umano ed intellettuale della passione civile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_011.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2937" title="don_Lorenzo_01" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_011-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>IL GENERE DELLA EPISTOLA.</span></strong><br />
<span style="font-size: medium;">La consuetudine di adoperare la forma della lettera privata, indirizzata ad un personaggio particolare, per svolgervi un discorso destinato ad un pubblico più ampio, risale alla letteratura latina, che annovera le Epistulae di Orazio, discorsi in versi di carattere lirico e moraleggiante, e le Epistulae in prosa di Seneca, indirizzate al figlio Lucilio, ma in effetti destinate alla discussione di problemi di universale interesse. Su un livello privato si collocano invece le epistole di Cicerone, le quali divengono, dopo la riscoperta ad opera del Petrarca, un modello di prosa colloquiale.</span><br />
<span style="font-size: medium;">L’epistola come discorso scritto destinato ad un pubblico lontano figura nella stessa Bibbia, si pensi alle Lettere di S. Paolo. Tale consuetudine continuerà ad essere coltivata, all&#8217;interno della tradizione cattolica, per soddisfare le esigenze comunicative della primitiva comunità religiosa, ma anche in secoli successivi (per esempio, l&#8217;epistolario di santa Caterina da Siena, con il ruolo politico che proprio quelle lettere, cariche di passione civile e religiosa, svolsero per determinare la fine della così detta &#8220;cattività avignonese&#8221;, ed il definitivo rientro in Italia, a Roma, della sede pontificia).</span><br />
<span style="font-size: medium;">Nel Medioevo, l’epistola fu sottoposta ad una particolare attenzione sul piano artistico, in quanto essa costituiva lo strumento principe della comunicazione ufficiale, destinata sia agli usi politici, che a quelli ecclesiastici. Lo stile epistolare prevedeva la considerazione della varietà dei destinatari e degli argomenti e si arricchì di un ben preciso formulario, specie nella pratica cancelleresca.</span><br />
<span style="font-size: medium;">L’ars dictandi dei secoli XII e XIII riguarda, in primo luogo, l’epistola, di cui fu un eccellente cultore Pier delle Vigne. Gli umanisti rinnovarono lo stile dell’epistola secondo il modello oratorio ciceroniano, e ne fecero largo uso per le relazioni intellettuali, o per la dedica delle opere.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Le epistole si diffondono isolate, ma vengono spesso raccolte, con un lavoro di cernita e di revisione, da parte dello stesso autore in un «epistolario», proposto ai lettori come documento di una vita. Ne sono un esempio illustre, appunto, le Epistole familiares, ossia dirette agli amici, del Petrarca, il quale, inoltre, nell’epistola Posteritati realizzò un modello di autobiografia spirituale, e adoperò le sine nomine per la satira politica e morale.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Appartiene ancora al costume umanistico raccogliere le epistole scritte in varie circostanze come modello letterario per chi intenda seguire lo stesso genere di scrittura. Il termine «epistolario» può anche designare la raccolta delle lettere sparse di uno scrittore, compiuta ad opera di amici, di discepoli e di studiosi. L’epistolario composto di lettere fittizie costituisce talora un’opera di narrativa (si pensi, per esempio, al romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis, di Ugo Foscolo).</span><br />
<span style="font-size: medium;">La lettera intesa come mezzo per dibattere idee o per dare informazioni diventò un genere molto in voga nel Settecento. In forma di lettera si presentano anche componimenti in versi di tono e di argomento vario (gli stessi Sepolcri di Ugo Foscolo si presentano, infatti, come una lettera indirizzata all’amico e poeta Ippolito Pindemonte, ma si sviluppano ora in lirica, ora in epica).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_02.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2940" title="don_Lorenzo_02" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_02.jpg" alt="" width="275" height="183" /></a>LA LETTERA E LE SCRITTURE SCOLASTICHE</span></strong>.<br />
<span style="font-size: medium;">La lettera appartiene alle così dette scritture del sé. La lettera, quindi, è una delle forme testuali più diffuse nella pratica scolastica, sin dai primi anni della scuola primaria. La lettera, inoltre, in quanto forma della comunicazione quotidiana, è una modalità piuttosto diffusa, ed essa sta conoscendo, di recente, una forte ripresa, grazie alla posta elettronica. Si tratta di un testo che viene inviato da un mittente ad un destinatario (che può essere una sola persona o un gruppo ristretto di persone, un pubblico molto vasto, una società, ecc.), con scopi diversi (che vanno dalla semplice informazione, alla persuasione intorno ad una questione ben definita, ecc.), utilizzando un codice espressivo ed un canale comunicativo (supporto cartaceo o digitale, servizio postale, fax, rubrica di giornale, Internet, telefonia mobile, ecc.).</span><br />
<span style="font-size: medium;">Il registro linguistico di una lettera può essere vario, dipendente, generalmente, dalla natura della lettera (se, cioè, si tratta di lettera privata o pubblica), dal destinatario (persona con cui si è in confidenza, oppure no), dallo scopo della lettera (formale, di auguri, commerciale, ecc.), e così via.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Quella che segue è una rapida catalogazione delle diverse tipologie di lettera, effettuata in base al contenuto, al registro linguistico, al destinatario, allo scopo e al canale, restando, però, nell&#8217;ambito delle scritture funzionali d&#8217;uso pratico:</span><br />
<span style="font-size: medium;">1) lettera privata: dal tono personale o confidenziale, viene inviata ad un parente o ad un amico e si caratterizza per una grande libertà espressiva e di contenuto; di solito, il registro linguistico della lettera privata è quotidiano, adeguato al contenuto oggetto della comunicazione (a tratti anche allusivo, visto che esiste una certa condivisione di esperienze tra mittente e destinatario, per cui, non è necessario esplicitare tutto); il fatto che sia una forma di comunicazione privata non esclude, comunque, che questa lettera, da privata, possa diventare pubblica (per esempio, rientrando nell&#8217;epistolario di uno scrittore celebre; nel caso di don Lorenzo Milani, anche le sue lettere private</span><br />
<span style="font-size: medium;">ed intime, inviate alla madre, sono state pubblicate); anche una lettera privata può avere, oltre alle funzioni meramente informative, quelle argomentative e persuasive.</span><br />
<span style="font-size: medium;">2) lettera formale: viene inviata a persone con le quali, generalmente, non si hanno rapporti confidenziali, talvolta si tratta di veri e propri sconosciuti (responsabili di Enti o di Società, ecc.); esse affrontano, in prevalenza, questioni di lavoro, di affari, ed hanno una spiccata funzione comunicativa e informativa; questa tipologia di lettera fa ricorso ad un registro espressivo formale e specialistico (si pensi, al così detto linguaggio burocratese).</span><br />
<span style="font-size: medium;">3) lettera elettronica o e-mail: mantiene le stesse caratteristiche di genere delle precedenti tipologie, ma da esse si differenzia perché viene scritta utilizzando un personal computer ed un relativo software di video-scrittura (il wordprocessor); essa, inoltre, viene inviata al destinatario non con i consueti sistemi di comunicazione, ma attraverso un collegamento Internet, ed a costi davvero irrisori; l&#8217;acronimo e-mail sta per electronic mail; il destinatario, per poter ricevere questa lettera deve disporre di un suo indirizzo di posta elettronica (di un suo personale e-mail). E-mail e messaggistica cellulare (gli sms, Short Message Service, che consentono l&#8217;invio e la ricezione di brevi messaggi di testo, micro-lettere da 160 caratteri massimo, utilizzando i telefoni cellulari di tipo GSM), per quanto paradossale possa sembrare, di fatto, stanno recuperando alla scrittura i più giovani, e stanno determinando, nella comunicazione, una vera e propria rivoluzione, grazie ai bassi costi e alla facilità d&#8217;impiego di questa tecnologia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/17s.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2943" title="17s" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/17s.jpg" alt="" width="180" height="117" /></a><strong>L&#8217;UMANESIMO CIVILE</strong></span><strong>.</strong><br />
<span style="font-size: medium;">E&#8217; con la grande stagione del così detto Umanesimo civile fiorentino del XV secolo, con la sua nuova visione del ruolo dell&#8217;intellettuale, che, a nostro giudizio, la scrittura di don Milani, la sua esperienza ed il ruolo culturale e civile di educatore e di pensatore, da lui interpretato, si collegano direttamente, quasi a rinnovarne, in un&#8217;epoca totalmente differente rispetto all&#8217;età delle Signorie e dei Principati (qual era, per l&#8217;appunto, l&#8217;Italia della fine degli anni Cinquanta del XX secolo nella quale visse ed operò don Lorenzo Milani), e con modalità inedite rispetto al passato (si pensi al ruolo dell&#8217;editoria ed a quello dei giornali e, più in generale, dei media, che pur si interessarono a quel suo singolare modo di fare scuola, nella sperduta Barbiana, sui monti del Mugello fiorentino, contribuendo, così, a far uscire dall&#8217;isolamento l&#8217;esperienza rivoluzionaria di quella scuola), la passione civile e la capacità (il dovere) dell&#8217;intellettuale di sentirsi chiamato all&#8217;impegno, in difesa dei deboli e degli ultimi, in difesa di coloro che, come don Milani stesso amava dire, &#8220;non hanno voce&#8221;.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Ebbene, don Lorenzo Milani, a nostro giudizio, interpreta e rinnova appieno la figura dell&#8217;intellettuale umanista del secolo XV, che svolgeva il proprio ruolo culturale e civile, la propria missione intellettuale tutta calata nella così detta &#8220;vita attiva&#8221;, abbandonando la tranquilla e solitaria &#8220;vita contemplativa&#8221;, per immergersi nei traffici del Comune (Signoria, Principato o Repubblica che fosse) e confrontarsi con la vita politica. Le sue lettere come le lettere di un antico segretario umanista (si pensi ad un Coluccio Salutati, o ad un Niccolò Machiavelli, impegnati, in tempi diversi e con ruoli diversi, nel &#8220;governo&#8221; della res publica), hanno avuto la forza e l&#8217;intelligenza di sapersi immergere nel dibattito collettivo, facendo sentire la propria voce e riuscendo, in taluni casi, ad orientarlo. E&#8217; noto a tutti il motto che campeggiava nella scuola di Barbiana, vale a dire l&#8217;espressione «I care», «Mi interessa», «Mi coinvolge». Tale motto, in maniera sintetica, ma inequivocabile, riusciva a testimoniare la passione civile che, evidentemente, lo sorreggeva, nutrita da un&#8217;idea non esornativa (non retorica) che don Milani incarnava della cultura e della funzione dell&#8217;intellettuale nella società contemporanea.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Come già gli antichi cancellieri, al servizio delle Signorie o delle Repubbliche, o come gli insegnanti, che svolgevano il loro ruolo negli studi pubblici o nelle scuole private, favorite dal potere civile del tempo, don Milani, in anni cruciali del secolo scorso, ha saputo interpretare questo ruolo civile e politico dell&#8217;intellettuale, specie dell&#8217;intellettuale di formazione umanistica, impegnato nella gestione della &#8220;città dell&#8217;uomo&#8221;.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Se guardassimo all’opera svolta, in Italia (ma anche in taluni centri europei), nel corso dei secoli XV e XVI, da parte di questi intellettuali noteremmo che essa fu principalmente diretta a dare stabilità al nuovo ordine politico-sociale. Le loro lettere furono utilizzate come strumenti di battaglia, per combattere la cultura attardata, ma anche come strumenti di esaltazione e di giustificazione dei nuovi organismi civili del potere politico. La retorica, in quanto arte della comunicazione e della persuasione, assunse presso costoro un’importanza fondamentale nella formazione dell’uomo, perché essa lo addestrava alla lotta e lo metteva, evidentemente, in grado di dominare nella società. Alla stessa maniera, la missione pedagogica e culturale (diremmo, sociale e politica) che don Milani assegnava alla sua piccola (grande) scuola di Barbiana, insisteva proprio sul possesso pieno, consapevole e critico da parte dei suoi studenti dello strumento linguistico, inteso ancora una volta come arma per affrontare il mondo.</span><br />
<span style="font-size: medium;">La retorica, tanto per gli umanisti del XV secolo, quanto per don Milani, non era (e non è) da intendere soltanto come &#8220;arte del ben parlare&#8221;, come arte del persuadere. Essa rappresentava (e rappresenta) un nuovo metodo di conoscenza:</span><br />
<span style="font-size: medium;">&#8220;La lingua è formata dai vocaboli d&#8217;ogni materia. Per cui bisogna sfiorare tutte le materie un po&#8217; alla meglio per arricchirsi la parola. Essere dilettanti in tutto e specialisti solo nell&#8217;arte del parlare&#8221; (da Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1982, p. 95).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_041.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2942" title="don_Lorenzo_04" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/don_Lorenzo_041.jpg" alt="" width="220" height="124" /></a>L&#8217;ODIERNA CYBER-CITTADINANZA</span></strong>.<br />
<span style="font-size: medium;">Oggi, nella mutata realtà del villaggio globale nel quale, tutti quanti, siamo immersi, modalità e confini d&#8217;intervento per l&#8217;intellettuale si rinnovano, e, per certi versi, si moltiplicano e si dilatano, trovando proprio nei nuovi strumenti digitali della comunicazione un potente alleato per esercitare la passione civile della vigilanza critica: posta elettronica (e-mail), messaggistica cellulare (sms) e i recentissimi social network (Facebook e simili) consentono, infatti, di intervenire sulle questioni più importanti della vita dell&#8217;intero pianeta, avvicinando destini e realtà pur così distanti tra loro nella tradizionale dimensione della realtà geografica. La tecnologia digitale e la rete mondiale di Internet, anziché isolare gli uomini, rintanandoli nelle proprie dimore, in verità, stanno stimolando forme nuove di partecipazione socio-politica e forme nuove di cyber-cittadinanza. Si pensi, per fare solo un esempio su questo versante, tra gli episodi più recenti e drammatici, alla grande gara di solidarietà che si è sviluppata, su scala planetaria, quando, alla fine del 2004, grazie al semplice invio di sms (short message service), è stato possibile, da ogni parte del mondo, dare concreto aiuto e sostegno economico alle popolazioni asiatiche colpite dalla violenta devastazione dello tsunami. Senza le nuove tecnologie digitali, infatti, non sarebbe stato possibile nemmeno avviare quella gara di solidarietà, che si è invece registrata, in poco tempo e con grande successo.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Ebbene, oggi, la pratica dello scambio conversevole tra gli uomini, e, più in generale, la comunicazione trovano nella lettera digitale (la e-mail), nella chat e nello scambio conversevole di Facebook sull&#8217;esempio degli umanisti e di don Lorenzo Milani, lo strumento per continuare ad intervenire e per dibattere. Si tratta, evidentemente, dell&#8217;ultima frontiera che la tecnologia mette a disposizione dell&#8217;uomo contemporaneo per praticare la passione civile della conversazione e della partecipazione politica.</span><br />
<span style="font-size: medium;">Potremmo, quindi, concludere questo nostro intervento, senza timore di banalizzazione, che il monito della scuola di Barbiana, quell&#8217;espressione, «<strong>I Care»</strong>, che suona come il suo più autentico testamento culturale e civile, trova oggi, nella ragnatela mondiale di Internet (il così detto World Wide Web) e nella pratica della scrittura elettronica (e-mail, sms, blog, chat, ed altro), gli strumenti e gli stili per esercitare forme rinnovate di cittadinanza attiva.</span></p>
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		<title>SNIM.  10° edizione del salone nautico di Puglia a Brindisi</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 11:10:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ di Federica Caniglia La musica del vento e il canto del mare sono un inno alla gioia di esistere. ( Thomas   Blake ) Si apre a Brindisi la 10° edizione del Salone Nautico di Puglia, dal 24 aprile al 1 maggio 2012, l’importante manifestazione fieristica organizzata dalla società Area Progetti, presso il porticciolo turistico Marina di Brindisi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"> di<strong> Federica Caniglia</strong><strong></strong></span><em></em></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><em>La musica del vento e il canto del mare </em></span><em style="font-size: medium;">sono un inno alla gioia di esistere</em><span style="font-size: medium;">. ( </span><em style="font-size: medium; text-align: justify;">Thomas   Blake )</em></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Si apre a Brindisi la 10° edizione del Salone Nautico di Puglia, dal 24 aprile al 1 maggio 2012, l’importante manifestazione fieristica organizzata dalla società Area Progetti, presso il porticciolo turistico Marina di Brindisi. Un’occasione per conoscere e scoprire, non solo tutte le novità del mondo della nautica e tutti i prodotti legati al concetto di <strong>nautica sostenibile</strong>, ma anche un’opportunità per visitare i meravigliosi luoghi e bellezze naturali del territorio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La manifestazione, che già nelle edizioni precedenti ha ottenuto un brillante successo con la partecipazione in media di circa <strong>160 aziende</strong> e oltre <strong>35.000 visitatori</strong>, nel suo decimo anniversario arricchisce il calendario degli eventi, con il 30% in più di espositori, oltre che a convegni, conferenze, laboratori di sport ed infine puro intrattenimento con spettacoli e concerti. In questa edizione, sarà dedicato un ampio spazio al mondo della vela e alla pesca sportiva, fra gli appuntamenti di approfondimento: il <strong>27 aprile</strong>, la conferenza organizzata da <strong>Welcome</strong> <strong>Lucania </strong>e <strong>GAL-COSVEL, </strong> riguardo il tema della “<em>Promozione del territorio fra turismo ed enogastronomia</em>”, il <strong>28 aprile</strong>, il convegno organizzato da <strong>Legambiente </strong>su, “<em>Il porto di Brindisi e il suo patrimonio culturale: proposte di recupero e valorizzazione</em>”, il <strong>30 aprile, </strong>il convegno dedicato al settore crocieristico, “<em>Cruising: adriatico come business core nella rotta mediterranea</em>”, in cui interverranno i responsabili di alcuni delle più importanti compagnie crocieristiche, tour operator e docenti degli atenei Veneziani “Ca Foscari” e “IUAV” ed infine,  il <strong>1 maggio</strong>, il convegno organizzato da l’Ass. Italiana Porti Turistici (ASSOMARINAS), in collaborazione con il distretto nautico Puglia, riguardo “<em>La portualità turistica</em> <em>pugliese per agganciare la ripresa</em>”. La missione dello SNIM è anche quella di promuovere la cultura del mare e dello sport, infatti  con il supporto dell’ Associazione <strong>WaveTrotter </strong>sono previsti laboratori didattici, principalmente destinati ai ragazzi delle scuole e  alle famiglie, ma anche a semplici curiosi, dove sarà possibile partecipare a lezioni gratuite, dimostrazioni e provare l’ebbrezza degli sport d’acqua più affascinanti. Le attività didattiche programmate sono molteplici e la preziosa collaborazione di famosi atleti italiani come <strong>Giuseppe Cuscianna, Stefano Levanto, Paola Perrone e Andrea Costantini </strong>costituiscono un valore aggiunto. Grazie all’apporto dell’azienda <strong>Paper8 </strong>e delle sue imbarcazioni pieghevoli a propulsione ibrida, saranno svolti minicorsi strutturati in due sessioni: la prima prettamente teorica e l’altra pratica in acqua, con l’ausilio d’istruttori della Lega Navale Italiana. Inoltre, sarà possibile provare i simulatori della <strong>LNI </strong>(Lega Navale Italiana),  visitare la nuova imbarcazione tecnologica e il pullman multimediale della <strong>Guardia di Finanzia</strong>, le imbarcazioni della <strong>Guardia Costiera, </strong>dei <strong>Carabinieri</strong>, oltre che assistere alle dimostrazioni subacquee della <strong>Polizia</strong> e ai lanci tecnici per la pesca sportiva organizzati dalla <strong>FIPSAS </strong>(Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee). Il mare, con i suoi sofisticati sapori dal palato all’arte, è il tema conduttore del cartellone degli eventi “<strong>Fuori Salone</strong>”, allestiti all’ingresso del quartiere fieristico. La giornata inaugurale si aprirà con il concerto della  “Maurizio Petrelli &amp; The Big Band”, impegnata nel lavoro musicale “Pugliamerica a/r”, un omaggio ai miti di Frank Sinatra e Domenico Modugno, invece il <strong>28 aprile, </strong> sarà in scena l’attore <strong>Beppe Convertini </strong>con il recital “I poeti del mare”, mentre il <strong>30 aprile,  </strong>lo storico <strong>Valerio Massimo Manfredi</strong> proporrà una straordinaria e particolare lettura dell‘Odissea. Chiuderà la  fiera  lo spettacolo burlesque, “The girls Show.” Questi e tanti altri eventi in programma con aperitivi e varie degustazioni  attenderanno i visitatori.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il calendario completo degli eventi è disponibile sul sito:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">www.salonenauticopuglia.it/</span></p>
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		<title>Una lunga domenica di televisione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 13:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di  Francesca Vitale A chi non è mai capitato in queste piovose giornate di primavera, di passare intere ore in cui non si ha voglia di far nulla,e dico nulla di nulla? Si, so che avete presente quei momenti in cui anche semplici azioni come spostare le pupille degli occhi da destra a sinistra per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di  <strong>Francesca Vitale</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">A chi non è mai capitato in queste piovose giornate di primavera, di passare intere ore in cui non si ha voglia di far nulla,e dico nulla di nulla? Si, so che avete presente quei momenti in cui anche semplici azioni come spostare le pupille degli occhi da destra a sinistra per leggere un libro o ticchettare anche con un solo dito sulla tastiera del computer o sul mouse sembrano azioni faticosissime, epiche, degne di un eroe omerico. Ed è proprio in quei momenti che arriva lui, il nostro divano, che magicamente ci solleva dalle fatiche terrene offrendoci asilo sui suoi morbidi cuscini e siccome (sapete che è possibile) siamo persino troppo annoiati per dormire, lui che ci conosce così bene si è posizionato in una zona strategica della stanza per poterci offrire l’attività più passiva che possiamo fare in quel momento: guardare la tv. Poi succede che, siccome è anche troppo faticoso passare canale nei primi, diciamo, 20 minuti, finiamo per guardare le cose più assurde, dalle televendite delle padelle e dei materassi, a improbabili programmi di sport sui canali regionali,  dove ancora più improbabili opinionisti si infiammano difendendo l’una o l’altra squadra rigorosamente di serie C, o infine se siamo “fortunati” incappiamo nell’amata  <strong>Barbara D’Urso</strong> che ci intrattiene con il suo variegatissimo carnet di espressioni, dal patetico al giocondo, e che ci confonde con tutte quelle facce e quelle storie che vanno dal tragico al gossip in modo così terribilmente altalenante da creare confusione persino a livello biologico, per i poveri condotti lacrimali delle casalinghe di tutta Italia. Ma tant’è, siamo troppo stanchi per cambiare canale, e poi diciamocelo, ogni volta che ci stendiamo sul divano il telecomando ha la cattiva abitudine di finire chissà dove e non ditemi che non è capitato anche  a voi di imprecare mentre eravate costretti ad alzarvi per cercarlo. Tornando a noi, questi pomeriggi di <em>mal de vivre</em> hanno anche la loro utilità dopotutto. <span id="more-2908"></span>Certo, dobbiamo partire dal presupposto che  si possono considerare di qualche utilità anche alcune riflessioni pseudo-filosofiche scaturite dopo alcune ore di zapping, e in fin dei conti è ragionevole supporre che la riflessione non abbia mai ucciso nessuno. Finora. O almeno non in maniera diretta. Ok, lasciamo perdere tutte le possibili implicazioni di questa frase e andiamo avanti. In particolare si verificano alcuni strani fenomeni dopo qualche tempo che sei fisso a guardare la tv in questi tempi infelici:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Uno: Ci fa male un po’ il collo e dopotutto ci rendiamo conto che il nostro divano non è poi così comodo come pensavamo nei primi dieci minuti in cui ci eravamo sdraiati.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Due: Diffusa sensazione di perplessità scaturita da una semplice considerazione: “Ma davvero mandano in onda questa roba?!” e subito dopo: “Ma dai!”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tre: Breve ma intesa sensazione di sorpresa nel momento in cui realizziamo che stiamo rivedendo gli stessi tipi assurdi, gli stessi programmi o una micidiale combinazione di entrambi di qualche anno fa, quando in fin dei conti avevamo un po’ più di tempo per vedere la tv o eravamo semplicemente meno cinici. Inutile dire che nella maggior parte dei casi la “<strong>rivisione</strong>” non ci rende felici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Quattro:  Attacco di fame. Conseguenza dell’insoddisfazione e del desiderio di rivalsa contro un pomeriggio così poco proficuo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Cinque: Solo lo stomaco pieno, e il rilassante e appagante “sgranocchiare”,  ci consentono di recuperare un briciolo di lucidità e di avviare la riflessione su quanto appena appreso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Gli esempi pratici sono sempre quelli più efficaci e dunque vi spiegherò cosa ho visto. La televisione italiana sta abusando del riciclo. Si sa che riciclare qualcosina fa sempre bene e dopotutto ci sono casi in cui il riutilizzo consente anche un certo grado di originalità che non guasta. È il caso di molti format acquistati dalle televisioni estere che vengono poi “riadattati” in Italia e che hanno molto successo, come quasi tutti i quiz show e i reality e da qualche anno a questa parte anche di molte fiction.Tuttavia, se la possibilità di innovare negli show è limitata, perché i produttori preferiscono investire in un prodotto già consolidato e di sicuro successo, non riesco davvero a capire come mai debbano essere “riciclati” anche i “protagonisti”. I reality show, hanno come caratteristica principale quella di essere ciclici, ogni anno sfornano facce nuove in un contesto che mantiene le sue caratteristiche di base. Un perfetto connubio tra le necessità dello spettatore che ha sì voglia di nuovo, ma è allo stesso tempo diffidente verso ciò che non conosce e che quindi necessita di una certa abitudinarietà televisiva. Il fatto che i reality rispondessero pienamente a questo bisogno ne spiega in gran parte il successo così diffuso. È evidente che qualcosa si è rotto. I cambiamenti che la società sta subendo (non credo di poter usare un termine diverso) finiscono per influenzare pesantemente persino questi meccanismi televisivi che per almeno un decennio hanno mantenuto una stabilità da far invidia al cinema o all’editoria. Così <strong>l’Isola dei famosi</strong> aveva cominciato già dalla scorsa edizione a riciclare parenti o figli di qualcuno che forse in qualche periodo non meglio precisato di qualche decennio fa è stato famoso, per poi finire per riproporre direttamente quest’anno un cast di ex naufraghi delle scorse edizioni. La casa del <strong>Grande Fratello </strong>poi è stata super affollata, non sapevano più chi reclutare e dopo aver pensato seriamente di far entrare qualcuno degli inservienti di Cinecittà (sono dei tipi potenzialmente interessanti) alla fine hanno deciso di non rischiare e hanno giocato anche loro la carta dell’ex concorrente molto amato. Scelta del tutto inutile perché il pubblico ha reagito male a questo stravolgimento delle regole (si sa che noi italiani siamo un po’ troppo “bacchettoni” alle volte) e ha reagito “eliminando” gli intrusi. Ma la delusione maggiore è stata quella provata vedendo il più famoso talent show d’ Italia, <strong>Amici</strong>. La crisi da ascolti Auditel ha influenzato anche l’onnipresente <strong>Maria De Filippi</strong>, che ha svenduto il suo “figlio” prediletto, cambiandone la formula, e sforzandosi di sembrare convinta del risultato. Così tra la solita <strong>Belen</strong> che balla e canta, la <strong>Littizzetto </strong>sempre esilarante ma fuori luogo per quell’ora e per quel tipo di show, una giuria di “famosi” che sembrano spuntati dal nulla e dalle competenze imprecisate e le esibizioni di tutti gli ex partecipanti (di Amici e del Festival di Sanremo ormai) che occupano la prima serata, non si capisce più nulla e ai poveri concorrenti tocca “gareggiare” praticamente dopo le 11 e mezza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Insomma, gli schemi saltano, i protagonisti restano, il feedback del pubblico è altalenante. La situazione di incertezza si diffonde come una nube tossica, colpendo anche i mondi più “dorati” . E si sente. Talk show, reality show, fiction, persino i tg e i quiz show hanno perso la loro uniformità narrativa che pure esisteva, la loro coerenza, la loro credibilità,  in un continuo accumularsi di elementi eterogenei mirati a bombardare e confondere le menti degli spettatori, con l’unico scopo di volerlo “accontentare” in tutto ciò che vuole o di attrarre con uno stesso prodotto tipologie diverse di fruitori. Per paura di cosa? Di perderlo? No, forse è quello che vogliono farci credere. Ma la tv fa parte del nostro DNA, perché è la forma più popolare di cultura e che lo si voglia ammettere o no, è lo specchio di una società. Forse hanno solo paura che un bel giorno ci alziamo dal quel benedetto divano e ci risvegliamo tutti da questa sensazione di torpore.</span></p>
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		<title>&#8220;Apologia di Santippe&#8221; di Laura Lilli</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 08:57:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Francesco Monteleone I Libri si leggono tre volte. La prima, per assaporare la scrittura. La seconda per capire il tema, la terza per approfondire e memorizzare i concetti essenziali. Il critico professionista ha un compito in più: deve far passare un paio di settimane, denutrire le emozioni ed esprimere, caute, il proprio giudizio. Per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">di <strong>Francesco Monteleone</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I Libri si leggono tre volte. La prima, per assaporare la scrittura. La seconda per capire il tema, la terza per approfondire e memorizzare i concetti essenziali. Il critico professionista ha un compito in più: deve far passare un paio di settimane, denutrire le emozioni ed esprimere, <em>caute</em>, il proprio giudizio. Per i testi ‘filosofici’ tutta questa sequenza va raddoppiata. E ora, con un facile calcolo aritmetico, dedurrete da quanto tempo abbiamo sulla scrivania il lavoro di Laura Lilli, edito dalla casa editrice Bulzoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">L’<em>Apologia di Santippe </em>è un’operetta morale della collana <em>La fenice dei teatri</em>, a cura di Franca Angelini e Carmelo Alberti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Il soggetto è un falso storico. L’autrice fa incontrare di persona le tre più belle femmine dell’antichità, che però vissero in tempi differenti. (Una soluzione geniale, come le “<em>interviste impossibili</em>” di Umberto Eco).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">.<strong>Aspasia di Mileto</strong> (c. <a title="470 a.C." href="http://it.wikipedia.org/wiki/470_a.C.">470 a.C.</a> – c. <a title="400 a.C." href="http://it.wikipedia.org/wiki/400_a.C.">400 a.C.</a>),, l’etèra amata da Pericle, che per la sua libertà morale continua e essere diffamata nei manuali scolastici come una ‘escort’.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Saffo</strong> (Mitilene, <a title="640 a.C." href="http://it.wikipedia.org/wiki/640_a.C.">640 a.C.</a> circa – <a title="Leucade" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leucade">Leucade</a>, <a title="570 a.C." href="http://it.wikipedia.org/wiki/570_a.C.">570 a.C.</a> circa), la poetessa lesbica della quale sono rimasti pochissimi versi rifiniti, sostituita come icona omosessuale da Jodie Foster, Glenn Close, Tamara De Lemptika, Gianna Nannini.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong>Santippe</strong> (<a title="IV secolo a.C." href="http://it.wikipedia.org/wiki/IV_secolo_a.C.">360 a.C.</a> – ?) moglie di Socrate nel 421 a.C. e madre dei suoi figli Lamprocle, Sofronisco e Menesseno; insultata senza motivo da filosofi meschini e dimenticata dagli storiografi che non hanno registrato nemmeno la sua morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Tre personaggi puri che viaggiano nella storia con il passaporto della Grecia classica.<span id="more-2884"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">E ora ‘un avviso alle papere’. Il testo è un copione teatrale erudito, roba di lusso per attrici non defunte nei filmetti dei Vanzina. I dialoghi sono macromolecole di rabbia vaginista,</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">vanno recitati da professioniste. Non c’è bisogno di un regista strapagato per aumentarne l’intensità drammaturgica. Basta un palcoscenico decente, il pubblico pagante, il rispetto di una metà del genere umano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Le tre eroine litigano sulla condotta sessuale di ognuna, sull’ eguaglianza e differenza con gli uomini, sull’empietà. Usano gli insulti come lanciafiamme in un combattimento ravvicinato, ma nessuna perisce.  Anzi la contrapposizione diminuisce e dalla  aumentata familiarità fra le tre donne matura in prosa contemporanea la più bella ricostruzione drammatizzata della vita coniugale di Socrate e Santippe, fino alla morte dell’ironico maestro. Chi non ha la pazienza di leggersi i ‘dialoghi’ di Platone, le ‘Vite’ di Diogene può riconciliarsi con la verità ascoltando la splendida ricostruzione dei personaggi inventati dall’autrice.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Brava, Laura Lilli. <em>Apologia di Santippe </em>è un libello femminista, il modo migliore per dare la luce morale alla vita di tre sante laiche. L’autrice ha letto per davvero i testi che servivano a ricostruire la storia di una moglie, le tenerezza di una lesbica, il coraggio di una amante sincera, dando tutto l’onore letterario che meritano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Comprate questo libro. Costa 10 euro. E chi fa teatro lo metta in scena. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>Che problema questo Inferno!</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 20:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[che problema questo inferno]]></category>
		<category><![CDATA[i versi di Dante e il disegno]]></category>
		<category><![CDATA[il problema infernale dante e trifone]]></category>
		<category><![CDATA[la matematica e l'inferno]]></category>
		<category><![CDATA[santippe dante e il disegno]]></category>
		<category><![CDATA[trifone gargano e l'inferno]]></category>

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		<description><![CDATA[di Trifone Gargano Nel bel libro curato da Aldo Putignano, Faximile. 49 riscritture di opere letterarie, Fratelli Frilli Editori, Genova 2004, a partire da pagina 63, si legge una curiosa quanto interessante riscrittura dei vv. 1-12 dell’Inferno, canto I, che qui riproduciamo: Pillola matematica QUESTO PROBLEMA E&#8217; UN INFERNO! Sia dato un segmento AB di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <span style="font-size: medium;"><strong>Trifone Gargano</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Nel<strong><em> </em></strong>bel libro curato da Aldo Putignano, <em>Faximile. 49 riscritture di opere letterarie</em>, Fratelli Frilli Editori, Genova 2004, a partire da pagina 63, si legge una curiosa quanto interessante riscrittura dei vv. 1-12 dell’<em>Inferno</em>, canto I, che qui riproduciamo:</span></p>
<div>
<p align="center"><span style="font-size: medium;">Pillola matematica</span></p>
<p align="center"><span style="font-size: medium;">QUESTO PROBLEMA E&#8217; UN INFERNO!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Sia dato un segmento AB di misura pari al cammino della nostra vita e si consideri il punto medio M di tale segmento. Detto D un uomo di nome Dante, sia D coincidente con M. Sia inoltre il segmento AB tutto contenuto in una selva oscura S<sub>o</sub> in modo che:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;xÎ AB          xÎS<sub>o </sub><sup>1</sup></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Supponendo che esista una circonferenza C circoscritta alla selva S<sub>o</sub> verificare che la retta via R è esterna a tale circonferenza</span></p>
<p>_______________</p>
<p><span style="font-size: medium;">1. Leggi: per ogni x appartenente ad AB, x appartiene a S<sub>o</sub> [Nota dell'Autore]</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">S&#8217;impongono alcune considerazioni. Siamo, sicuramente, in presenza di un esempio didatticamente stimolante di riscrittura di un testo letterario, da proporre a lettori con particolare confidenza nell&#8217;utilizzo del linguaggio matematico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Notiamo, comunque, in questo testo, la presenza di un <strong>presupposto logico non condivisibile</strong>, e cioè, il postulato secondo il quale l&#8217;intero segmento AB (pari al cammino della nostra vita, e di quella di Dante) sarebbe tutto contenuto nella <strong>selva oscura</strong> (concetto espresso con la seguente espressione matematica: «&#8221;xÎ AB» «xÎS<sub>o</sub>»). Sappiamo, invece, che <strong>non tutta</strong> l&#8217;esistenza di Dante si svolse nella selva oscura, e che, proprio grazie all&#8217;esperienza del <strong>viaggio ultraterreno</strong>, egli uscì dalla selva, ritrovando la <strong>retta via</strong> e completando, quindi, la sua esistenza al di fuori di essa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se provassimo a visualizzare con un <strong>disegno</strong> la riscrittura dantesca dei vv. 1-12 del c. I dell&#8217;<em>Inferno</em>, così come essa viene formulata nel testo curato da Aldo Putignano, riusciremmo a cogliere meglio (e prima) la contraddizione logica che abbiamo evidenziato, riguardante uno dei suoi stessi postulati</span></p>
<p><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/Grafico_Inf_018.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2874" title="Grafico_Inf_01" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/Grafico_Inf_018.jpg" alt="" width="268" height="266" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">Grazie al disegno, infatti, notiamo che il segmento <strong>AB</strong> appare <strong>tutto contenuto</strong> nella circonferenza (<strong>C</strong>), la quale racchiude la <strong>selva oscura</strong> (<strong>S<sub>o</sub></strong>)!</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Ma così non è!<span id="more-2873"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se, allora, provassimo, a nostra volta, <strong>a riscrivere il <em>problema infernale</em></strong> propostoci da Aldo Putignano, riformulandolo <strong>con una maggiore aderenza</strong> sia al testo, sia al senso della parola dantesca (ed eliminando il presupposto illogico, secondo il quale il segmento AB sarebbe tutto contenuto nella selva oscura), avremmo il seguente <strong>nuovo disegno</strong>:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/Grafico_Inf_021.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2875" title="Grafico_Inf_02" src="http://www.santippe.it/wp-content/uploads/2012/04/Grafico_Inf_021-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;">nel quale noteremmo:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">-  che il segmento <strong>AB</strong>, rappresentante il <em>cammino</em> della vita di Dante, si estenderebbe <strong>parte nella selva oscura</strong> (circoscritta dalla circonferenza C), e <strong>parte all&#8217;esterno di essa</strong>, incrociando la <strong>retta via</strong> (<strong>r</strong>), in punto (<strong>P</strong>), che starebbe ad indicare, a sua volta, il <strong>Paradiso</strong> e, quindi, il momento della conclusione del viaggio salvifico di Dante (cfr. <em>Pd</em>, XXXIII, 94-132);</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">- che il <strong>punto medio</strong> (<strong>M</strong>) dell&#8217;intero segmento AB (la vita di Dante), coincidente con <strong>D</strong>, cioè con il momento in cui <strong>Dante prende coscienza</strong> del suo trovarsi nella selva oscura, sarebbe, sì, collocato all&#8217;interno della selva (S<sub>o</sub>), ma verrebbe a trovarsi proprio <strong>sulla circonferenza</strong> (<strong>C</strong>), quindi, rappresenterebbe anche il <strong>punto di uscita</strong> dalla selva (<strong>l&#8217;inizio del viaggio salvifico</strong>);</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">- che la <strong>retta via</strong> (<strong>r</strong>), esterna alla circonferenza (C) ed esterna alla selva (S<sub>o</sub>), incrocerebbe la vita di Dante (il segmento AB) a partire da un determinato momento (il punto <strong>P</strong>).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se provassimo, quindi, a <strong>ri-formulare l&#8217;espressione algebrica</strong> dell&#8217;<em>infernale problema </em>dantesco, avremmo una riscrittura filologicamente e logicamente accettabile:</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;xÎ EM  Þ  xÎS<sub>o</sub></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">ma</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;xÎ AE, x ¹ x<sub>E</sub>  Þ  xÏS<sub>o</sub></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">ed anche</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8220;xÎ MB, x ¹ x<sub>M</sub>  Þ  xÏS<sub>o</sub></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">(Leggi: &#8220;per ogni x che appartiene al segmento EM, ne consegue che x appartiene alla Selva oscura; ma per ogni x che appartiene sia al segmento AE, con x diverso da x con E, sia al segmento MB, con x diverso da x con M, ne consegue, in entrambi i casi, che x non appartiene alla Selva oscura&#8221;).</span></p>
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		<title>Felice Laudadio</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 13:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Quel che non so di te]]></category>
		<category><![CDATA[Bifest 2012 e Felice laudadio]]></category>
		<category><![CDATA[Bifest 2021 intervista di monteleone francesco]]></category>
		<category><![CDATA[il cinema africano nel Bifest 2012]]></category>
		<category><![CDATA[laudadio e carmelo bene 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Petruzzelli 2012 bifest]]></category>
		<category><![CDATA[spirito di carmelo bene e bifest 2012]]></category>

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		<description><![CDATA[di  Francesco Monteleone Direttore, perché hai spostato il BIFEST 2012 a fine marzo, peraltro con grandissimo successo? Abbiamo equilibrato le date con Berlino ed è andata molto bene. Le scelte di Berlino (22 posti di concorso) vengono fatte tardi, a fine gennaio e noi finivamo il festival a fine gennaio. Infatti quest’anno abbiamo film molto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di  <strong>Francesco Monteleone</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Direttore, perché hai spostato il BIFEST 2012 a fine marzo, peraltro con grandissimo successo?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo equilibrato le date con Berlino ed è andata molto bene. Le scelte di Berlino (22 posti di concorso) vengono fatte tardi, a fine gennaio e noi finivamo il festival a fine gennaio. Infatti quest’anno abbiamo film molto importanti, che non sono gli scarti della <em>Berlinale</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Con il vostro lavoro continuo avete creato una città che</em></span><span style="font-size: medium;"><em> ha grande cultura cinematografica</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Se ne sono accorti tutti gli autori che hanno fatto gli incontri con il pubblico. Sono stati impressionati dalla qualità delle domande, “infinitamente più intelligenti di quelle che ci fanno i giornalisti”, mi dicono quasi tutti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> <span style="font-size: medium;"><em>A che servono i festival?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Servono a far andare la gente al cinema anche 5 volte al giorno. Noi facciamo un festival assolutamente nazional-popolare, con i biglietti al costo del caffé per ogni film.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Che ti ha detto ‘lo spirito’ di Carmelo Bene?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">(Ride) Lo spirito di Carmelo Bene effettivamente sarebbe bellissimo incrociarlo per sentirlo, avendoci lavorato sodo sopra 11 mesi esatti. Io ho cominciato a fine marzo-aprile dell’anno scorso. Avevo però proposto Carmelo Bene in un articolo che scrissi per Repubblica nel 2009, dicendo ‘abbiamo bisogno fra tre anni di celebrare il decennale’. In realtà più dello spirito io me lo sogno la notte,  avendo visto 150 ore di materiali audiovisivi poi selezionati per arrivare a 50. Qualche volta mi accorgo di parlare con mia moglie come Carmelo Bene, cioè ho lo stesso accento, ho la stessa nevrosi. Ecco quello che mi manca: è la bellissima voce di Carmelo, che giustamente di sé diceva di avere la voce della Callas.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>A proposito di fantasmi, pensi a tuo fratello e avresti messo un suo film al Petruzzelli?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">(fa una pausa triste)  Alla seconda parte della domanda non rispondo. Quando io ho diretto dei festival che coincidevano con le anteprime assolute possibili dei film di mio fratello, mio fratello restava a casa, non si vedeva. Non era neanche invitato come <em>fratello</em>,  non ti dico come autore del film, quindi non ci sarebbe mai stato. Certo, la nostalgia ce l’ho… Tra l’altro, in questo periodo, emerge il ricordo forte che avevo…mi fa un po’ emozionare… Molti mi dicono: «tutto quello che sta succedendo in questa città è stato già anticipato ampiamente dalla “Riffa”» film che mio fratello ha girato a Bari ormai tanti anni fa. È impressionante come la storia interpretata dalla magnifica attrice scoperta da Francesco (Laudadio), che è Monica Bellucci ritorni nella storia di questo paese. Questo fa diventare un poco più attuale anche il dolore…<span id="more-2823"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>Perché non ci sono film di fantascienza e del cinema africano  nel BIFEST?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">I film di fantascienza sono molto costosi, non si fanno più film di fantascienza come una volta. Ormai si fanno solamente con grandissimi effetti speciali come “Avatar” che costa 250 milioni di dollari. Certo, non è un festival come Bari che potrà mai ospitare una anteprima. Neppure Cannes ormai, perché sono grandi anteprime che fanno a Los Angeles. Il cinema africano non c’è più, o è pochissimo. Si svolge un festival specializzato a Milano di cinema africano, più o meno in questo periodo. L’Africa è stata ridotta alla povertà per l’intervento di sfruttamento totale di tutte le risorse, anche intellettuali, degli africani da parte delle multinazionali per esempio dei medicinali e degli sfruttatori dei giacimenti. Sembra di essere tornati al colonialismo. Si stanno allontanando i migliori talenti africani dall’Africa, anche perché morirebbero di fame. Quelli che possono scappare, scappano e il loro talento lo sviluppano in altri paesi, in particolare negli Stati Uniti o la Gran Bretagna. Io vedo il cinema africano, spesso. Le soluzioni sono difficilmente presentabili. Anche un meraviglioso festival che si faceva nel Burkina Fasu io credo che sia scomparso. Dovremmo occuparci di cinema africano, dovremmo occuparci di Africa e della condizione sempre più maledettamente schifosa nella quale vengono lasciate le popolazioni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><em>La prima serata sono stati contestati Procacci e Vicari per il durissimo film “Diaz”</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">La reazione del pubblico è il segnale di un disagio interiore. Circa mille persone, quella sera, hanno vissuto quell’ esperienza con uno sdegno generale, tranne due che l’hanno vissuto male. Ma meno male! Il pubblico nel Petruzzelli era molto interclassista, giovani, ragazzi, gli anziani. Il costo del biglietto noi lo facciamo democratico: 10 euro in platea, 10 euro nei palchi, in terzo ordine, in loggione…Quindi a vedere ‘Diaz’ c’erano rappresentate tutte le classi sociali, tutte le professioni, dallo studente all’avvocato, al lavoratore, all’impiegato o al giovane disoccupato. Alla fine hanno reagito con indignazione a quello che hanno visto sullo schermo…che poi è la realtà, come abbiamo mostrato con i documentari che raccontavano la stessa storia, ripresa con le telecamere private. I fatti veri avvenuti (al G8 di Genova) erano identici a quelli che venivano raccontati dal film, ovviamente con meno poesia di quanta ne abbia messa Vicari. La scuola “Diaz” fu episodio di sospensione dei diritti democratici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"> <em>Vorresti il doppio dei soldi?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Io ho diretto la prima edizione del Festival di Roma, con gente venuta dall’America e da tutto il mondo che poi ti fa una ricaduta sui giornali di una settimana.  Quella ‘gente’ viaggia in prima classe, altrimenti non viene…Ebbene, per la seconda edizione, buttare via sette milioni di euro per un festival ‘importante’ come quello di Roma mi sembrava immorale. Ho mandato tutti a quel paese. A Bari ho una squadra molto competente, non numerosissima nella preparazione, ma molto numerosa nei mesi finali. Il BIFEST si realizza, tranquillamente, con un milione di euro. Tante volte ci sono delle polemiche abbastanza sciocche da parte di chi è totalmente disinformato.  Il festival non si fa in 8 giorni. Il festival si vive per 8 giorni, ma dietro c’è un lavoro enorme. Sfido le ‘mezze calzette’ che credono di fare polemiche usando l’argomento del denaro. Questi ‘poveri cristi’ sono in genere abituati a strafocarsi di focacce e di mozzarellone piene di roba; diventano dei bufali spendendo anche 200 euro in un ristorante riempiendosi di vino e di whisky. Forse non hanno capito che la cultura dà da mangiare a tantissima gente che si accontenta del panino e del bicchiere di birra, se gli va bene</span>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Festival dell&#8217;In&#8230;debito</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 10:42:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[comune di firenze]]></category>
		<category><![CDATA[festival dello scrittore firenze]]></category>
		<category><![CDATA[firenze festa dell'inedito]]></category>
		<category><![CDATA[sindaco enzi e il festival]]></category>

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		<description><![CDATA[di Carmen Trigiante In pompa magna si apre a Firenze, a ottobre del 2012, il Festival dell’Inedito, “dedicato a chi ama scrivere”… Partner del calibro delle migliori case editrici, cinematografiche, personalità della politica, nonché firme autorevoli del giornalismo… tutti impegnati a offrire una piattaforma ai giovani talenti italiani. Significativo il pay off: “L’uomo si conosce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">di <span style="color: #000000;"><strong>Carmen Trigiante</strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">In pompa magna si apre a <span style="color: #000000;">Firenze</span>, a ottobre del 2012, il Festival dell’Inedito, “dedicato a chi ama scrivere”… Partner del calibro delle migliori case editrici, cinematografiche, personalità della politica, nonché firme autorevoli del giornalismo… tutti impegnati a offrire una piattaforma ai giovani talenti italiani. Significativo il pay off: “L’uomo si conosce e si salva, in letteratura”. Le sezioni: narrativa in prosa o poesia, nuove piattaforme, intrattenimento tv, testi teatrali, sceneggiatura cinematografica. Siamo d’accordo su tutto. Proprio tutto… o quasi. Se non fosse che, nelle modalità di partecipazione, sono elencati, a mo’ di menù, i costi non proprio abbordabili che graverebbero sugli aspiranti autori: 130 € solo per la prima fase di selezione; 400 € per accedere alla eventuale fase finale, più tutta una serie di servizi, che parte dalla “modica” cifra di 100 €. E non c’è crisi mondiale che sappia porre un freno a tant’avidità! Se l’arte costa davvero così tanto, a chi la fa, si farebbe meglio a inventare tappi di sughero… chissà, magari sarebbe più semplice incontrare qualche produttore davvero benintenzionato, e non i soliti avvoltoi. Ciò che fa più male, oltretutto, è vedere, accanto ai furbetti, la partecipazione orgogliosa delle istituzioni, in questo caso il Comune di Firenze ed il sindaco Renzi, che decanta tanto amore per le politiche giovanili. Mi auguro di tutto cuore che, in uno dei paesi che vanta la maggior produzione artistica nel mondo, si abbia la decenza di ravvedersi e porre un freno a una simile vile speculazione sui sogni di chi ancora crede nel valore inestimabile della letteratura. Spalleggiare questa iniziativa significa prender parte ad un terribile stillicidio, quello che una certa parte del paese, insensibile e speculatrice, sta perpetrando ormai da anni ai danni di ogni forma d’arte.</span></p>
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		<title>Emiliano, spigole a Natale e provolone nel finale</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 20:21:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di  Francesco Monteleone «Mia moglie mi chiamò allarmata: hanno portato una valanga di pesce!» «Chi lo ha portato?» «De Gennaro… «Lo lo chiamai subito. Che cosa hai combinato? Gli dissi…Non mi serve… Abbiamo il pesce nella vasca da bagno! Avrei dovuto caricare il pesce in macchina e scaricarglielo allo Sheraton (n.b. albergo di proprietà dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;">di  <strong>Francesco Monteleone</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">«Mia moglie mi chiamò allarmata: hanno portato una valanga di pesce!» «Chi lo ha portato?» «De Gennaro… «Lo lo chiamai subito. Che cosa hai combinato? Gli dissi…Non mi serve… Abbiamo il pesce nella vasca da bagno! Avrei dovuto caricare il pesce in macchina e scaricarglielo allo Sheraton (n.b. albergo di proprietà dei De Gennaro) Non so se ho giustificazioni…Lo abbiamo mangiato con i miei familiari la vigilia di Natale. Non tutto Era troppo. Una parte lo abbiamo surgelato…Chiedo scusa a chi mi vuole bene, alla città di Bari. Il Sindaco non si fa comprare con spigole e champagne!»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Michele Emiliano ha risolto con una serie di colpi di scena brillanti la commedia natalizia che stava per trasformarsi per lui in un dramma marittimo. A mezzogiorno del giorno più spigoloso della sua carriera, seguito da tutta la giunta e da qualche difensore nazionale come l’on. Cinzia Capano, si è presentato davanti a tutti i giornalisti che fanno cronaca dal capoluogo, mischiati agli inviati nazionali delle grandi testate. Ha appoggiato su un tavolo tutti i regali (non commestibili) ricevuti durante la sua amministrazione e ha invitato i giornalisti a prenderseli, forse per condividere il senso di colpa, forse per liberarsi di orrende patacche. Il sindaco più arpionato d’Italia prima aveva lungamente disapprovato, con una precisione da magistrato non dismesso, tutte le illazioni che sono comparse sulla stampa e che se fossero vere gli potrebbero rovinare per sempre la carriera politica in atto. Emiliano ha dichiarato fiducia nel lavoro complesso della magistratura che ha sempre assicurato il controllo di legalità sull’ amministrazione. Ma egli non rimpiange un minuto della sua vita ed ha sempre provato gioia nel servire lo Stato. L’ing. Nitti, arrestato, non fu nominato da lui per arrendersi al gruppo De Gennaro, bensì per unificare le competenze dell’ufficio dei Lavori Pubblici che erano condivise con la dottoressa Marzia, una dipendente statale. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span id="more-2800"></span>Poi successe l’imprevedibile ai suoi occhi: «Nitti ebbe una perquisizione, non potevo interrogarlo. Lessi nei suoi occhi che qualcosa non andava. Lo trasferii alla guida di una circoscrizione nel 2008… Eppure lui aveva gestito il piano triennale più importante della città di Bari, con il quale fu fatto un enorme numero di opere pubbliche. Era il miglior ingegnere, ma usava la sua abilità per altro…». Dunque Emiliano oggi si sente ingannato e aumenta le distanze morali dai funzionari che sono sotto il torchio della Procura. Purtroppo per lui l’ing. Nitti si trovò a dirigere tutta la pratica del centro direzionale del San Paolo, un’opera di 60 milioni di euro circa. «Era un fiore all’occhiello che tutti volevano. Il Comune cercò un concorrente purché fosse, ma rimase solo la DEC, che pare sia una delle poche aziende in Italia a finire le opere in project financing.  Ma i politici non sono coinvolti nei favori al gruppo De Gennaro». Dovrebbe essere una affermazione vera. Nelle indagini in corso sono scavate le condotte professionali di dirigenti comunali, regionali e anche dei collaudatori. «Io non ho mai chiesto posti di lavoro. Michele Ragone non so chi sia. Qualcuno può essersi servito del mio nome».</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Michele Emiliano ripete spesso ai giornalisti che non ha dato giovamenti e favori al più grande gruppo edilizio del sud Italia, con i dirigenti tutti agli arresti domiciliari. « Il garage da costruire in Corso Cavour a Bari era stato autorizzato dal precedente sindaco e non è mai stato costruito perché mi sono sempre opposto, senza averne titolo. Sappiate che quel progetto approvato in mano ai De Gennaro vale 5 volte questo indagato. E il ponte dell’asse Nord Sud, praticamente il più grande appalto pubblico degli ultimi anni lo abbiamo aggiudicato ad altra azienda.»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">Emiliano è sembrato sincero, soprattutto quando rivolgendosi ai giornalisti ha confessato: «tutte le volte che mi avete detto che mettere Annabella De Gennaro in giunta era un errore avevate ragione. Dovremmo interrogarci su quel che bisogna fare quando qualcuno fa politica e impresa..» Sull’ illazione che I De Gennaro favorirebbero suo fratello, Michele Emiliano fa riaffiorare in faccia una incazzatura. “Non è vero che quel che<em> non</em> danno al sindaco lo danno a suo fratello (Alessandro Emiliano ha fornito un grosso arredamento di cucine per il San Raffaele). Loro <em>non</em> mi hanno finanziato la campagna elettorale. Mio fratello<em> non</em> è stato pagato, da lungo tempo aspetta centinaia di migliaia di euro, ha con la DEC un contenzioso giudiziario aperto…». Ok. Quel che resta di una ingenua indigestione postuma di pesce fresco sono le frattaglie. Alessandro Emiliano non si interessa più di politica. Il sindaco svela di ricevere ogni anno un agnello da Salvatore Campanelli. Invece dal suo vicesindaco Martinelli gli perviene in dono il pesce pescato, non a cassette da grossista. I datteri del Console di Tunisia non li ha ancora mangiati perché pensava che fossero un libro (che quindi non ha mai letto!). La penna Parker del Presidente tedesco Wulff se la terrà perché gli serve e della chiassosa corruzione a mezzo acqua di mare gli rimane un grande rimpianto. «Su quei 1000 euro di pesce non ho avuto capacità di reagire come un giocatore di basket. La decisione era di rimandare tutto al mittente.» Al senatore Lettieri dell’ opposizione PdL che gli aveva regalato una preziosa agenda del Senato e ora chiede la sua retrocessione, Michele Emiliano risponde a muso duro: «è inutile che insiste per le dimissioni. Con qualche kg di pesce lui non rimanda indietro la mia vita, la mia onorabilità…Noi rimarremo qui, consapevoli degli errori commessi…<em>Solo le persone per bene ammettono gli errori</em>. Avevo l’arroganza di un ragazzo. Ora ho la maturità di un uomo di 52 anni». Poi arriva Mingo di <em>Striscia la notizia</em> e tutto finisce con un provolone (finto).</span></p>
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